Servizio in sala: uso della clips

Dato per scontato che durante il servizio non si può mai toccare il cibo con le mani, la clips rappresenta uno strumento di primaria importanza nello svolgimento del lavoro. La si utilizza in tutti i casi in cui si deve trasportare il cibo dal vassoio del cameriere al piatto del cliente, e per altri usi simili.
La clips è formata da un cucchiaio e da una forchetta, sovrapposti e perfettamente combacianti una sull’altro; prima dell’uso è sempre utile una rapida verifica per assicurarsi che le posate combacino (è sufficiente disporle una sull’altra): in caso di curvature diverse si lavora con difficoltà. Talvolta, per afferrare cibi di piccole dimensioni (piselli, pennette, risotto…), la forchetta viene sostituita da un secondo cucchiaio.
In genere è sconsigliabile usare il doppio cucchiaio per servire il risotto con lo stile di servizio all’inglese: la forchetta infatti consente di staccare il riso che rimane eventualmente attaccato al cucchiaio, cosa impossibile con un altro cucchiaio.
Nel servizio dei secondi accade talvolta che la pietanza (un piatto in umido o con salsa) o il contorno (purè di patate, polenta, ecc.) sporcano molto la clips; in questi casi è indispensabile lavorare con due clips: una per la pietanza e l’altra per il contorno. Mentre questa operazione risulta agevole con un servizio al guéridon, essa si rivela difficoltosa con il servizio all’inglese; è però purtroppo indispensabile.
Nell’uso della clips si raccomanda di unire sempre l’abilità pratica a una gestualità elegante, corretta e rispettosa del cliente.
La clips si utilizza con diverse tecniche che presentiamo di seguito.

Clips standard

Clips standard

È la tecnica più usata; le parti concave di cucchiaio e forchetta sono sovrapposte, e quest’ultima viene afferrata tra il pollice e l’indice; con le altre dita si sostiene il cucchiaio, mentre con l’anulare e il mignolo si stringe affinché la forchetta rimanga unita al cucchiaio. Per afferrare e stringere i cibi si allontanano e si avvicinano le
dita che reggono il cucchiaio, medio, anulare emignolo.

Clips sovrapposta

Clips sovrapposta

Le parti concave delle due posate vengono contrapposte girando la forchetta con pollice e indice. Questa tecnica si usa per ottenere una presa più sicura di un cibo voluminoso (un panino, un pezzo di carne, ecc.), o quando l’alimento deve essere afferrato lateralmente per la presenza di guarnizioni superiori come vol-au-vent, pomodori ripieni, pasticcini, ecc.

Clips allargata

Clips allargata

La forchetta viene spostata con il pollice a destra del cucchiaio; si utilizza quando si devono servire alimenti piccoli (maccheroncini, risotto, piselli, funghi, fagioli ecc.), o quando è utile avere una superficie di appoggio superiore come nel caso di una sogliola intera, un pezzo di torta ecc. La clips allargata può anche essere composta da due cucchiai . In casi eccezionali, per aumentare la superficie di supporto, può essere utile una versione di clipsmaxi, composta da due forchette, oltre che dal cucchiaio.

Afferrare la pasta lunga

Afferrare la pasta lunga

Per servire la pasta lunga all’inglese è utile imparare questa tecnica. Si allarga la clips e si affondano i rebbi della forchetta nella pasta , poi si stringe, si solleva e si ruota il polso fino a posizionare la forchetta in alto lasciando cadere la pasta non perfettamente afferrata. Ci si posiziona poi sul piatto del cliente e si lascia cadere la pasta allargando la clips.

Scopri quali sono le 5 modalità di servizio di sala qui.

Scopri i nostri centri di formazione qui.

Servizio all’inglese

Il servizio all’inglese, o al vassoio, è uno stile molto diffuso; esso presuppone che il cameriere abbia una buona abilità nell’uso della clips.
Le vivande sono poste dalla cucina sul vassoio; il cameriere prende il vassoio, si avvicina al piatto del cliente dalla parte sinistra e serve le vivande con la clips.

Nel servire, il cameriere si deve accostare al cliente facendo in modo che il bordo del vassoio collimi con il bordo del piatto, affinché in caso di caduta accidentale di cibo durante il servizio, lo stesso cada sul vassoio o sul piatto, e non sul tavolo o,
peggio, sul cliente. Durante il servizio vi è un notevole contatto con il cliente, derivante da un tempo di servizio relativamente lungo e da una stretta vicinanza fisica. Nello svolgimento del lavoro il cameriere ha la possibilità di chiedere al cliente quanta pietanza desidera, se ha qualche preferenza per un taglio in caso di carni, se desidera o no la salsa, ecc. Durante il servizio, il cameriere non può appoggiare sul tavolo il dorso della mano che sorregge il vassoio; è una procedura scorretta che si giustifica solo in casi di emergenza, e cioè quando il cameriere sta servendo e, a causa del peso e del tempo prolungato di servizio, non riesce a mantenere il pieno controllo del vassoio.

È scorretto iniziare il servizio all’inglese in un tavolo con un vassoio precedentemente utilizzato per servire in un altro tavolo. Un’eccezione può essere fatta in occasione di banchetti, quando i clienti sono tutti insieme, ma distribuiti in più tavoli; comunque anche in queste occasioni è
sempre preferibile evitarlo. Nell’esecuzione di questa tecnica va evitato l’uso di vassoi e pirofile di grandi dimensioni: affaticano troppo il braccio e la schiena del cameriere, rendono lo svolgimento del lavoro più lento e difficoltoso e possono dar fastidio ai clienti.

Tutto questo presuppone tanto studio e altrettanta pratica con l’utilizzo della clips a seconda della pietanza da servire.

Dato per scontato che durante il servizio non si può mai toccare il cibo con le mani, la clips rappresenta uno strumento di primaria importanza nello svolgimento del lavoro. Leggi qui.

Scopri quali sono le 5 modalità di servizio di sala qui.

Scopri i nostri centri di formazione qui.

Il servizio di sala

Si tratta di 5 modalità di servizio di sala, applicate a livello internazionale. A seconda della circostanza e del tipo di offerta si deciderà di adottare l’uno o l’altro degli stili di servizio.

Il servizio al guéridon

Il cameriere mostra al cliente i piatti di portata e le legumiere e poi li mette sugli scaldavivande ai due lati del guéridon, che è accostato al tavolo del cliente. Al centro del guéridon ci sono i piatti caldi, che il cameriere prepara con le posate nelle due mani e serve dal lato destro del cliente. Per servire il cliente una seconda volta, gli si cambia il piatto, mentre gli si lasciano le stesse posate.

Viene usato per

  • il servizio alla carta
  • i banchetti fino a 20 persone circa
  • il servizio privato

Il servizio all’inglese

Il cameriere apparecchia i piatti caldi e poi serve le pietanze dal lato sinistro del cliente, prendendole con la clips dai piatti di portata che tiene sull’avambraccio sinistro.

È adatto a

  • banchetti
  • servizio privato
  • servizio al tavolo per clienti abituali

Durante il servizio il cameriere deve fare in modo che

  • il bordo del piatto di portata collimi con quello del piatto, in modo che i cibi accidentalmente caduti dalla clips finiscano sul piatto di portata o sul piatto
  • il dorso della mano sinistra non tocchi la tovaglia
  • i piatti di portata siano sempre completi, a meno che non si tratti di un banchetto

Il servizio alla lampada

Ci sono tecniche e tradizioni in cucina che restano sempre attuali, nonostante abbiano molti anni, a volte anche secoli. Preparazioni che non hanno età, che coinvolgono sempre con la stessa intensità e donano un valore aggiunto ai piatti. EQUIVALE AL TERMINARE LA COTTURA DEL PIATTO DAVANTI AI COMMENSALI. È il caso del servizio alla lampada

che tutti conosciamo come tecnica del flambè o, in generale, del terminare la cottura di un piatto in sala, davanti al cliente. L’obiettivo è stupire e coinvolgere i clienti nella preparazione, creare un atmosfera accogliente e impreziosire il piatto con il tocco personale di che esegue il servizio. Molto spesso, anche se non sempre, tutto il procedimento termina fiammeggiando la vivanda, il che rende il tutto molto scenografico e spettacolare. Oggi, il servizio alla lampada è una pratica utilizzata un po’ meno rispetto al passato, ma sempre con lo stesso successo.

Crêpes Suzette

Servizio di minestre

Al cliente vengono serviti un piatto piano ed uno fondo, che verranno poi sbarazzati insieme. Il cameriere tiene la zuppiera con la sinistra, appoggiata a un piatto coperto da un tovagliolo, e serve il cliente dalla sua sinistra.

Servizio dei secondi

Pietanza e contorno andrebbero serviti da piatti di portata separati. Si appoggia il piatto di portata del contorno sul guéridon e si serve la pietanza. Se il contorno o la pietanza sporcano molto la clips, è opportuno usare due clips, evitando così di sporcare le preparazioni e mescolare i sapori.

Il servizio all’italiana o al piatto

I piatti con le vivande vengono preparate in cucina. Il cameriere li serve dal lato destro del cliente. Può essere semplice o con cloche.

Nel servizio di sala all’italiana semplice il cameriere porta i piatti con le mani, due nella sinistra e uno nella destra, e li serve direttamente al cliente. La mano sinistra che sorregge i piatti deve restare alle spalle del cliente, evitando di avvicinarli al suo viso.

Nel servizio all’italiana con cloche i piatti preparati in cucina vengono coperti da una cloche e portati in sala su un piatto di portata. Quest’ultimo viene appoggiato sul guéridon, da cui il cameriere preleva i piatti, in genere sollevando la cloche dopo aver servito il piatto al cliente.

Si tratta di uno stile semplice e rapido, più elegante nella versione con cloche. Viene applicato per

  • il servizio alla carta
  • banchetti fino a 50 persone
  • alcune portate, come antipasti, minestre, desserts

Non può essere utilizzato quando vi sono cibi interi da porzionare.

Il servizio alla francese

Il cliente si serve da solo, prendendo le vivande, nella quantità e tipo desiderati, dal piatto di portata. Può essere diretto o indiretto.

Nel servizio alla francese diretto il cameriere porge dalla sinistra del cliente il piatto di portata con le vivande, usando la mano sinistra, protetta dal tovagliolo di servizio. Con la mano destra offre al commensale la clips, sollevando un po’ le impugnature e tenendo le punte sul vassoio.

Oggi nei ristoranti viene usato solo di rado, in quanto particolarmente lento.

Nel servizio alla francese indiretto i piatti di portata con le pietanze e la clips sul bordo vengono posti sul tavolo del cliente (nello scaldavivande se si tratta di portate calde), possibilmente vicino ad un uomo, e poi passati fra i commensali.

Rapido e informale, si usa in osterie, trattorie e agriturismi; nei ristoranti, per il servizio di portate con numerose preparazioni e durante i banchetti.

Si applica a

  • banchetti
  • servizio ai piani
  • servizio

Il self-service

Pietanze e bibite sono preparate su di un buffet. Il cliente prende un piatto e sceglie da solo fra le vivande offerte. Per i piatti caldi e le bibite è talvolta aiutato dal personale di servizio.

Si ricorre al self-service in occasione di banchetti, anche perchè consente l’esposizione decorativa delle pietanze.

Esistono diversi tipi di buffet:

  • buffet freddo
  • buffet freddo e caldo
  • buffet dei desserts
  • buffet delle insalate
  • buffet della prima colazione

Scopri i nostri centri di formazione qui.

Come si fa un cocktail

Il tuo sogno è creare un cocktail unico, magari in poco tempo e con gesti spettacolari? Sogni da barman esperto, certo, ma si parte dalle basi, ovviamente, per poter arrivare a shakerare e versare i tanti mix di delizie alcoliche…. creare un cocktail non è un’operazione standard, ma dipende molto dal tipo di cocktail che si sceglie e dagli ingredienti. In ogni caso, esistono alcune regole base su come si fa un cocktail, da cui partire: ed è bene stamparle nella mente, per passarle poi al braccio!

Preparare un cocktail: attrezzature e ingredienti

Una volta scelti gli ingredienti della tua ricetta, per capire come si fa un cocktail è importante sperimentare ricette che siano non troppo complicate, con distillati che possono essere compatibili tra loro e magari a diverse gradazioni di alcool.

I più celebri cocktail sono di solito a base di whisky, gin, bourbon e così via, ma sono sempre più diffusi cocktail a base di birra e vino. Dopo aver effettuato la scelta del cocktail e dei suoi ingredienti (scegliendo tra le tante ricette drink), devi procurarti gli attrezzi del mestiere: prima di tutto uno shaker per mescolare gli ingredienti, utilizzato per la maggior parte dei cocktail.

Se diverse ricette prescrivono solo di mescolare gli ingredienti (in particolare quelli con succhi di frutta, latte, uova, sour mix, sciroppi, ingredienti cremosi), nella maggioranza dei casi i cocktail sono “agitati” o shakerati.

Per versare le dosi esatte degli ingredienti, in entrambi i casi, è comunque necessario un misurino da barman, in grado di calibrare alla perfezione i centilitri ed evitare cocktail troppo deboli o forti, sfasati nel sapore e lontani dalla ricetta.

Fare un cocktail significa anche conoscere le attrezzature e le tecniche dell’arte dei barman, per questo anche gli accessori devono essere a disposizione nel caso di drink che contengano erbe o frutta. Quando vanno tritate e pestate, è necessario utilizzare il pestello o altri attrezzi che riescano a ricavarne il succo e un’ottima tritatura.

Una volta ottenuta questa base, si aggiunge allo shaker e poi si versano di seguito gli alcolici o analcolici prescritti.

Dopo aver aggiunto questi liquidi, si deve immettere il ghiaccio nello shaker, per ultimo, per poter iniziare subito ad agitare il tutto ed evitare che il cocktail si annacqui.

Shakerare: come e quanto

Una volta aggiunti tutti gli elementi (alcol, pestati, ghiaccio, etc.), lo shaker va chiuso ed agitato in modo energico per un tempo che va dai 10 ai 20 secondi, valutando quando lo shaker diventa così freddo da non essere più possibile tenerlo in mano.

L’agitazione con lo shaker permette di mescolare tutti gli ingredienti insieme, mixandoli per evitare sapori predominanti. Shakerare serve a emulsionare gli ingredienti oppure a disperderli in modo da favorire la loro mescolanza, quando non sempre questa arriva con facilità solo mescolando con il cucchiaio.

Una volta conclusa l’azione, il tutto va versato in un bicchiere da cocktail, che deve essere adeguato alla ricetta scelta – esistono bicchieri con forme differenti in grado di esaltare i sapori, come la coppa Martini. Attenzione, se vuoi creare un cocktail con il bordo del bicchiere salato, come per il Margarita, devi cospargerlo di sale prima di versare.

L’aggiunta di ghiaccio può essere prevista dalla ricetta, e allora per fare un cocktail perfetto vanno inseriti nel bicchiere altri cubetti alla fine, più grandi di quelli usati per lo shaker, perché non si sciolgano subito!

Come fare un cocktail mescolato

Senza utilizzare lo shaker, le dosi degli ingredienti centellinate con il misurino, andranno mescolate direttamente nel mixing glass.

Il mescolare, al massimo per 30 secondi, determina una variazione di temperatura del cocktail, che si diluisce ma senza modificarne la consistenza, come avviene invece con lo shaker. I cocktail mescolati sono spesso quelli con vermut, amari e superalcolici che non vanno resi schiumosi, ma devono rimanere chiari e definiti nel gusto.

Nel mescolare è importante non colpire i cubetti di ghiaccio inseriti nel mixing glass, altrimenti si crea una diluizione del cocktail.

Esistono poi cocktail che si realizzano con il blending, frullando gli ingredienti con poco ghiaccio, oppure con la tecnica del layering, creando degli strati per mettere insieme gli ingredienti stessi a seconda della loro densità. Si stratificano dal più pesante al più leggero, versando gli strati superiori con un cucchiaio, per non farli mischiare con quelli inferiori. Mettendo il cucchiaio girato dalla parte del dorso, invertito quindi, si può versare lentamente il distillato o l’ingrediente, creando un cocktail layer perfetto.

Le tendenze recenti del bartending hanno riscoperto anche l’aggiunta di bitter aromatici, composti che si inseriscono in molti drink, in particolare quelli a base di whisky, per renderli unici ed esclusivi. C’è da imparare anche questo, per chi vuole diventare un barman a tutti gli effetti!

Le guarnizioni

Olive, stuzzicadenti, frutta o decorazioni… Sono tante le idee per la guarnizione dei cocktail, che in molti casi rendono l’aspetto delle creazioni sorprendente, anche per la creatività visiva oltre che per il gusto.

La passione per creare cocktail impeccabili può essere coltivata tramite un corso barman, oppure mediante la frequenza dei corsi specifici e avanzati di decorazione e intaglio frutta, ma non prima di aver conseguito un diploma presso una Scuola di Formazione Professionale.

Preparare il cocktail perfetto

Per preparare un cocktail perfetto esiste un segreto che tutti i barman o barwoman dovrebbero conoscere: riuscire a bilanciare struttura, aroma e colore. L’International Bartenders Association, nel suo arsenale ne conta circa 77, ma l’elenco è in continuo aggiornamento. E in effetti le combinazioni di drink che possiamo ottenere sono quasi infinite grazie alla sapiente (e sempre diversa) combinazione di ingredientitecniche di miscelazione e presentazione.

Possono essere shakeratimescolatipestatifrozen o versati direttamente nel bicchiere. Ci sono i cocktails da aperitivo (i pre dinner) come il Manhattan, il Margarita, il Negroni, l’Hugo, lo Spritz, gli after dinner, e gli any time, ovvero i grandi classici da bere in qualsiasi momento come l’Old Fashioned, il Sex on the Beach, l’Americano, il Cosmopolitan, il Cuba Libre, il Martini Dry e il Bellini. Insomma, la tradizione italiana e mondiale dei drink ha come unico limite la fantasia. Oggi vi proponiamo la lista dei cocktail più famosi, i nostri preferiti: 16 ricette tutte da provare, anche per gustare qualcosa di sempre diverso durante le serate con gli amici!

Curiosamente, i drink hanno una storia a volte divertente e a volte interessante, che spesso si confonde con la leggenda. Motivo per cui più abbiamo deciso di ripercorrerla insieme per ogni cocktail – dopo averne visto la preparazione. Pronti? Iniziamo!

Manhattan cocktail: la storia

Secondo la leggenda è nato nel 1874 ed è collegato ad una donna che ha dato molto alla storia del mondo: la madre di Winston Churchill. Pare che avesse organizzato un banchetto al Manhattan Club (in onore del candidato alle presidenziali Samuel Tilden) di New York e per l’occasione fu inventato questo drink.

cocktail

Gli ingredienti del Manhattan sono:

  • 50 ml di whisky
  • 20 ml di vermut
  • ciliegie al maraschino q.b.
  • 2 gocce di angostura
  • scorzette di limone quanto basta
  • ghiaccio q.b.

La preparazione è semplicissima. Shakerate bene tutti gli ingredienti (tranne le ciliegie e le scorzette di limone) fino a quando non sentirete le pareti dello shaker belle fredde. Filtrate il liquido in modo da eliminare i cubetti di ghiaccio, completate con le ciliegie al maraschino e le scorzette di limone. Ecco come preparare un cocktail perfetto!

Scopri come diventare barista qui.

Come si fa un cocktail? Leggi qui.

La ricetta del Mojito originale cubano, qui.

Diventare cameriere professionista

Diventare cameriere professionista significa andare a ricoprire un ruolo molto importante nella ristorazione perché è il responsabile del servizio in sala. Ma soprattutto perché lavora a contatto diretto con i clienti.

La figura del cameriere è per un ristorante il biglietto da visita, spesso determina la prima impressione dei clienti. In altre parole è l’immagine del locale.

Non è un caso, quindi, che le recensioni rilasciate dai clienti dipendano principalmente dal servizio offerto in sala.

Per queste ragioni è una professione che richiede molto impegno e determinazione. Ma soprattutto una predisposizione a saper gestire i rapporti interpersonali con educazione, pazienza ed empatia.

Il lavoro del cameriere presenta tante sfaccettature. Le mansioni cambiano in base al luogo in cui opera, al servizio offerto e alla tipologia dei clienti.

Esistono varie figure di cameriere, queste variano in base alle mansioni e alle posizioni che occupano all’interno del ristorante.

La formazione, la chiave del successo

Per diventare cameriere di sala occorre innanzitutto conseguire un  diploma presso una scuola Alberghiera, da implementare con corsi di specializzazione per operatori per la ristorazione di sala.

Solitamente segue al diploma un periodo di apprendistato, una valida opportunità per mettere in pratica le conoscenze acquisite direttamente sul posto di lavoro, on the job.

È qui che si fa la vera gavetta.

Ovviamente la conoscenza delle lingue è fondamentale per chi vuole fare carriera in questo settore.

La conoscenza dell’inglese, dello spagnolo o di altre lingue è un plus fondamentale per chi vuole lavorare in un contesto internazionale o trovare impiego in altre realtà turistiche come gli hotel o le navi da crociera.

Cosa fare e cosa evitare per diventare cameriere doc

Ma la formazione da sola non basta. Per diventare un cameriere professionista, ci sono una serie di regole “non scritte” da seguire per diventare un vero professionista nel settore.

Ci sono una serie di abilità che permettono di svolgere questo lavoro in maniera eccellente.

Alcune sono innate, fanno parte delle proprie inclinazioni caratteriali, altre si possono acquisire e migliorare con l’esperienza.

La gentilezza, la pazienza e la cura dell’aspetto sono solo alcuni degli aspetti da mettere in pratica per offrire la migliore performance lavorativa.

Le carte vincenti: empatia e spirito d’osservazione

Ma occorre anche un buono spirito di osservazione.

Essere attenti ai segnali dei clienti è il miglior modo per prendersi cura di loro e soddisfare le loro esigenze.

Non bisogna trascurare i clienti o opprimerli con una presenza eccessiva e costante.

Occorre studiare la situazione, intromettendosi in maniera opportuna ed educata nel momento opportuno.

Il lavoro del cameriere, se ben fatto, richiede forza fisica, una buona dose di educazione e uno spiccato intuito psicologico per entrare in empatia con i clienti.

Il servizio alla russa (o al guéridon)

Il servizio alla russa (o al guéridon) è un servizio molto elegante ed in auge nei ristoranti ed alberghi di alta classe. Il commis porta il piatto di portata, ricoperto dalla cloche, e lo posiziona sul guéridon di servizio accanto ai commensali. Poi, tolta la cloche, il piatto sarà mostrato ai clienti e sistemato sulla scalda vivande del guéridon.

A questo punto, presi i piatti, si sporzionerà. Il compito viene svolto dallo Chef de Rang, mentre i piatti pronti verranno poi portati dal commis a tavola e serviti alla destra dei clienti. Questo tipo di servizio richiede personale esperto e professionale.

L’origine della cottura in sala, di cui fa parte anche il flambage, è incerta, ma dal punto di vista cronologico non può che essere successiva alla diffusione dei ristoranti e si può quindi farla risalire al secolo scorso.

È lecito supporre che la cottura in sala sia una derivazione del servizio all’italiana, in quanto prevede la presentazione del piatto individuale ai commensali. La cucina in sala è prerogativa del Maître d’hotel che può mostrare la propria professionalità ed esperienza, gratificando la clientela e se stesso con delle preparazioni fatte al momento.

Dal CPFP Alberghiera Viterbo, a lezione di servizio al guéridon per operatori della ristorazione, indirizzo sala/bar.

Scopri qui le nostre offerte formative.

Masterclass Hair Contouring

L’hair contouring è una tecnica di colorazione che, grazie a un sapiente gioco di luci e ombre, scolpisce la forma del viso, esaltandone i pregi e camuffandone i difetti.

Grazie all’hair contouring è possibile valorizzare la forma del proprio viso, giocando schiariture e colorazioni ad hoc. Il primo e fondamentale step per procedere con l’hair contouring è quello di determinare la forma del proprio volto: i professionisti della colorazione ne hanno individuate 5!

VISO OVALE

Il viso ovale non è soltanto quello a cui stanno bene la maggioranza delle colorazioni ed hairstyle, ma è anche una delle forme più desiderate dalle donne. Se siete tra le fortunate che possono vantare un ovale perfetto, mettetelo in risalto con un colore naturale e sfumato!

VISO SQUADRATO

Per ammorbidire e rendere più dolci i lineamenti di un viso squadrato, è possibile giocare con i riflessi e le sfumature morbide attorno al viso. Il segreto per valorizzare questa forma del viso con l’hair contouring è, quindi, quello di creare livelli di multi-tonalità di luce e ombra per gli angoli del volto, in particolare modo verso la mascella e le tempie.

VISO TONDO

Per questa forma di viso bisogna posizionare le ombre nella parte bassa dei vostri capelli, perché in questo modo riuscirete a sfinare il viso. I toni di colore più chiari che daranno l’effetto luminoso alla vostra capigliatura sono quindi da concentrare nella parte più alta, scurendoli poi verso le punte dalle orecchie in giù. Per il viso tondo, la piega più adatta è liscia, con le punte leggermente girate. Questa è l’ideale per sfinare il viso.

VISO ALLUNGATO

Per creare l’illusione di un volto meno lungo e renderlo più armonico con la tecnica dell’hair contouring, dovrete concentrare la parte luminosa e chiara della colorazione nella parte centrale dei capelli e posizionare i toni più scuri sulla radice. Un piccolo suggerimento extra è quello di asciugare i capelli più al naturale ed evitare pieghe troppo lisce che evidenzierebbero la forma allungata del viso.

VISO A FORMA DI CUORE

Grazie all’hair contouring, è possibile valorizzare la forma del viso a cuore per creare l’illusione di un volto più ovale. Giocando con i toni chiari sfumati sulle radici e vicino alla mascella, la parte bassa del viso sarà più illuminata e equilibrata!

HAIR CONTOURING

Segui la diretta qui.

Scopri i nostri percorsi di formazione qui.

SFP Viterbo_I nostri percorsi di formazione

SFP è la Scuola di Formazione Professionale Gratuita leader nella preparazione di operatori della ristorazione, del benessere, estetica, impianti elettrici e meccanici. Quattro sedi, cinque percorsi diversi.

Centri Provinciali di Formazione Professionale__Sedi a Viterbo, Capranica, Civita Castellana

Abbiamo un team di docenti, professionisti di talento, con una vasta gamma di competenze ed esperienze. Amiamo il nostro lavoro e lo facciamo con passione. Non vediamo l’ora di conoscerti!

Scopri i nostri centri e le nostre offerte formative qui.

Il Meccanico: mansioni e competenze in autofficina

Il meccanico è il tecnico addetto alla diagnostica, manutenzione e riparazione di veicoli a motore. Tradizionalmente si occupa dei componenti meccanici dei veicoli (motori, freni, trasmissioni, cinghie e pistoni) ma le sue competenze si estendono anche ai sistemi elettrici ed elettronici, che controllano il funzionamento di sterzo, ABS, sensori, GPS.

Che cosa fa il meccanico in concreto?

Quando riceve un veicolo, per esempio un’auto da riparare, il meccanico innanzitutto discute con il cliente per capire dove si trova il problema. Utilizza poi strumenti di diagnostica per svolgere test e analisi del veicolo e individuare così le cause del malfunzionamento e il tipo di intervento da effettuare.

A questo punto valuta l’entità delle riparazioni e propone un preventivo.

In accordo con il cliente il meccanico inizia quindi a lavorare sul veicolo, smontando le parti su cui deve intervenire, verificando lo stato di usura dei componenti sostituendo le parti consumate o danneggiate. Una volta completati i lavori di riparazione, rimonta tutti i pezzi e collauda il veicolo per testare la tenuta e l’efficacia dell’intervento.

Un meccanico si occupa anche della manutenzione ordinaria dei veicoli e della revisione auto, ad esempio lubrificando tutti i principali componenti meccanici, cambiando l’olio, sostituendo candele e filtri dell’aria, gonfiando ed equilibrando le ruote.

Altre attività correlate sono la rivendita di carburante o di pezzi di ricambio, riparazione dei cristalli, vendita e assistenza pneumatici, pulizia interni auto.

Quali sono gli sbocchi lavorativi per un meccanico?

Il meccanico lavora come proprietario o come dipendente di autofficinecarrozzeriecentri di riparazione e concessionarie auto. Può lavorare anche per società di autonoleggio e imprese di trasporto, dove si occupa della manutenzione ordinaria e delle riparazioni della flotta aziendale.

Il meccanico è un esperto dei veicoli e dei loro componenti: conosce le diverse tipologie di motore (motore a due o quattro tempi, motore a benzina, diesel, elettrico, ibrido…), i sistemi di accensione e spegnimento, gli impianti di trasmissione e di frenata, i sistemi di lubrificazione e raffreddamento.

Un meccanico può lavorare su qualsiasi tipo di veicolo a motore, dalle auto alle moto, dai camion ai trattori: tuttavia di frequente si specializza nella riparazione e manutenzione di una singola tipologia di mezzi (ad esempio i mezzi pesanti), per offrire un servizio più qualificato.

Per intervenire sui veicoli i meccanici utilizzano strumenti computerizzati per diagnostica auto (tester) oltre ad un gran numero di utensili manuali come chiavi e cacciaviti, manometri per il controllo pressione, trapani.

Il mestiere può presentare dei rischi, per questo in officina è importante indossare la tuta da lavoro, utilizzare i dispositivi antinfortunistici (scarpe, guanti…) e rispettare le norme per la sicurezza sul luogo di lavoro.

Scopri i nostri percorsi di formazione qui e il tuo futuro qui.

Professione estetista: dieci lavori che puoi svolgere con la qualifica di estetista professionista

La qualifica di estetista spalanca le porte del mondo del lavoro e ti mette in condizione di cercare un impiego in molti settori diversi, legati a vario titolo al mondo del beauty, della salute e della cura del corpo.

La figura professionale dell’estetista oggi è molto ricercata. Una volta completati gli studi avrai quindi la possibilità di scegliere l’opportunità lavorativa più adatta ai tuoi interessi e alla tua organizzazione personale e familiare.

Scopriamo insieme dieci professioni che potrai svolgere dopo aver frequentato con successo il corso da estetista!

1) Dipendente in un centro estetico

Il diploma di estetista professionista ti permette di essere assunta come dipendente presso un centro estetico. Qui avrai la possibilità di lavorare a contatto con il pubblico e di mettere a frutto la tua formazione, scegliendo nel tempo se specializzarti in un settore specifico o se continuare a dedicarti a tutti i diversi tipi di trattamento.

2) Titolare di un centro estetico

Essere titolari di un centro estetico significa occuparsi non solo di tutte le tipologie di trattamento e di servizio offerte ai clienti, ma anche dei vari aspetti gestionali dell’attività, del coordinamento dei dipendenti, della contabilità, dell’acquisto dei prodotti necessari e così via. Per questa ragione, per diventare titolare non è sufficiente la qualifica di estetista professionista, ma è necessario frequentare un ulteriore corso della durata di un anno. Il lavoro di una titolare di centro estetico comporta grandissime responsabilità e un enorme dose di impegno, ma è ripagato, nel tempo, dalla soddisfazione di vedere la propria attività crescere e affermarsi.

Ricorda che diventare titolare di un centro estetico non significa necessariamente essere anche la proprietaria dell’attività: se, una volta conseguito il titolo di estetista professionista specializzata/o, non hai il desiderio o la possibilità di aprire subito un centro estetico tuo, puoi comunque lavorare come titolare di un centro estetico altrui, acquisendo esperienza e professionalità che potrai spendere, eventualmente, quando deciderai di metterti in proprio.

3) Beauty Consultant per aziende cosmetiche

La formazione da estetista professionista ti permette di lavorare anche come dipendente di aziende cosmetiche, specializzandoti nella presentazione e nella vendita dei loro prodotti ai centri estetici o ai vari rivenditori. La figura professionale della beauty consultant è particolarmente ricercata, perché si pone a metà tra quella di una venditrice e quella di una specialista della bellezza: per proporre i prodotti cosmetici ad altri professionisti, infatti, è infatti molto importante avere una solida preparazione di base e una grande competenza a proposito delle novità e delle evoluzioni del settore.

4) Assistente a medici di medicina estetica

L’aspetto estetico è in grado di influenzare profondamente la qualità della vita degli individui, e il benessere psico-fisico delle persone è un tema sempre più all’ordine del giorno: anche per questo, il settore della medicina estetica sta conoscendo una fortissima espansione. Per questo motivo, un’interessante opportunità di lavoro per un’estetista può essere quella di lavorare come assistente e collaboratrice di un medico specializzato in medicina estetica, realizzando trattamenti che mirano a migliorare la qualità della vita dei pazienti trattando e prevenendo gli inestetismi del viso e del corpo.

5) Consulente in Parafarmacia

Sempre più spesso le parafarmacie offrono ai loro clienti servizi di consulenza legati al mondo del beauty, e le “cabine estetica” sono una realtà che si sta diffondendo molto velocemente. Il diploma di estetista professionista ti permette di cercare lavoro anche in questo particolare settore, proponendoti come consulente presso le parafarmacie: a seconda della disponibilità di spazio e dell’organizzazione della struttura potrai aiutare i clienti a scegliere i prodotti più adatti a loro, gestire un corner cosmetico in cui fornire servizi legati all’estetica viso o anche, se gli spazi del locale lo consentono, effettuare altri tipi di trattamenti viso e corpo, mettendo in pratica tutto ciò che hai imparato al corso per estetista.

6) Consulente in profumeria

Le competenze di un’estetista professionista possono tornare molto utili ai clienti di una profumeria: un’estetista infatti è in grado di consigliare i prodotti più adatti alle caratteristiche di ogni persona, tenendo conto anche dei possibili rischi per la salute. L’attività presso una profumeria, però, non si limita alla consulenza e all’aiuto alla vendita: un’estetista qualificata può fornire anche servizi legati al trucco e alla cosmesi in generale, contribuendo in modo significativo a rendere più varia e completa l’offerta del negozio.

7) Consulente in palestra

Un’estetista può lavorare anche presso palestre, centri benessere e spa, fornendo ai clienti trattamenti o consulenze legate al mondo del beauty. Scegliere di lavorare in questo ambito può essere molto stimolante, perché normalmente in questi contesti l’estetista collabora con altre figure professionali legate a vario titolo al mondo del wellness (preparatori, allenatori, nutrizionisti e così via).

8) Dipendente di alberghi, villaggi turistici, navi da crociera

Se ami viaggiare e non vuoi rinunciare a questa tua passione, o se cerchi un lavoro stagionale che non ti impegni a tempo pieno per tutto l’anno, lavorare nel settore del turismo potrebbe essere un’opportunità perfetta per te. Ogni albergo, villaggio turistico, resort, nave da crociera in cui sia presente un centro benessere è tenuto ad assumere personale formato e qualificato, e la richiesta di estetiste disposte a lavorare in questo ambito è molto alta: se sei interessata a svolgere una mansione simile e pensi di poter essere la persona adatta per un lavoro di questo tipo, le occasioni di lavoro (e le soddisfazioni) certo non ti mancheranno!

9) Specialista di trucco, massaggio, onicotecnica, tatuaggio semipermanente…

Se hai una grande passione per uno specifico settore del mondo beauty, la strada della specializzazione può essere quella più adatta a te. Scegliendo di lavorare come specialista del trucco, del massaggio, dell’onicotecnica e così via avrai la possibilità di diventare sempre più competente nell’ambito che preferisci, e questo ti permetterà di proporti sul mercato del lavoro con sempre maggiore efficacia. Potrai quindi collaborare come specialista esterna presso centri estetici, palestre, profumerie, ma anche nel settore dello spettacolo e della moda, costruendo la tua carriera in modo autonomo.

Se questo è il tuo obiettivo, il nostro consiglio è quello di seguire corsi di formazione dedicati al settore in cui intendi specializzarti già mentre frequenti la scuola, e di proseguire anche in seguito: questo ti permetterà di confrontarti con i più importanti esperti del settore, di essere aggiornata sulle tecniche di ultima generazione e di avere un curriculum che ti aiuterà a inserirti nel mondo del lavoro.

10) Docente presso scuole per estetista o centri di formazione

Se oltre a essere molto competente nel settore dell’estetica sei anche dotata di una grande capacità di empatia, hai molta pazienza e ami comunicare e trasmettere ciò che sai, la strada dell’insegnamento può essere quella che fa per te. Per lavorare come docente presso una scuola di estetica non basta essere un’estetista qualificata, ma è necessario aver lavorato per almeno cinque anni continuativi nel settore. 

Scopri i nostri percorsi di formazione qui.

La storia del mestiere di parrucchiere, dalle origini a oggi

Prendersi cura dei capelli è da sempre un’attività fondamentale per l’uomo. La storia del mestiere di parrucchiere è infatti piuttosto lunga: le abbiamo dato una spuntatina, senza tralasciare le curiosità più interessanti. Scoprile con noi!

Le origini: dalla preistoria all’antica Roma

Nel Paleolitico il taglio dei capelli era affidato alle più alte autorità della tribù-comunità e assumeva un significato molto vicino alla rimozione della negatività accumulata; tagliare i capelli diventava così un modo per rinnovare le energie positive.

rasoi più antichi ritrovati dagli archeologi risalgono a ben 3.500 anni fa in Egitto, durante l’Età del Bronzo, mentre i primi negozi di barbieri veri e propri vengono ideati dagli antichi Greci: è qui che l’acconciatura diventa una professione e i negozi un punto di ritrovo per la vita cittadina.

Anche nell’antica Roma i capelli avevano un ruolo importante per il rango e il riconoscimento sociale. Stando a Plinio il Vecchio, il primo cittadino romano illustre che adottò la rasatura come segno distintivo fu Scipione l’Africano, generale dell’esercito romano e console.

Nel Medioevo? Non solo capelli

Durante il medioevo avvenne una rivoluzione: in Europa si diffuse infatti la pratica dei barbieri-chirurghi. Oltre a occuparsi dei capelli, i barbieri potevano curare mali minori ed effettuare pratiche come i salassi.

È qui infatti che comincia la curiosa storia dell’insegna per barbieri, quell’asta più o meno lunga con un pomo di bronzo all’estremità e una spirale di strisce bianche e rosse che ne percorre la lunghezza (nella versione americana compare anche il colore blu).

Ecco il perché della forma: l’asta rimandava al palo che veniva dato da stringere al paziente durante il salasso, in modo che il braccio restasse orizzontale e le vene risultassero ben visibili. Il pomo in bronzo all’estremità aveva la forma del vaso in cui il sangue si raccoglieva, mentre le strisce rosse simboleggiavano le garze insanguinate.

Lo sappiamo, non è una storia molto fashion: per arrivare alla figura del parrucchiere come la intendiamo noi oggi dobbiamo aspettare ancora un po’.

Figaro Fiiigaro! Quando il parrucchiere diventa artista

Nel Seicento e nel Settecento i parrucchieri tornano a occuparsi solo dei capelli, anzi: delle parrucche! Questo è infatti il periodo dei parrucconi incipriati, vere e proprie sculture di capelli usate dall’aristocrazia europea.

D’ora in avanti i parrucchieri entrano nell’immaginario comune come veri artisti del capello, grazie anche a opere come Il barbiere di Siviglia del compositore ottocentesco Gioacchino Rossini.

Nel 1906 viene brevettata la “nonna” della permanente dal parrucchiere tedesco Karl Ludwig Nessler, meglio conosciuto con lo pseudonimo francese Charles Nestlè.
La tecnica venne sperimentata prima a Parigi su una donna, Katharina Laible, a cui Nessler bruciò due volte i capelli e il cuoio capelluto. Nonostante questo, i due si sposarono – quando si dice l’amore!

Proseguendo nella storia, negli anni ’20 e ’30 ci fu l’invenzione del primo asciugacapelli manuale e, per fortuna, si migliorarono le macchine per la permanente.

Da allora in poi, come sai, la tecnologia si è sviluppata e il lavoro del parrucchiere si è specializzato sempre di più per venire incontro alle esigenze della clientela.

Dagli anni 2000 in poi infatti non basta più essere un bravo parrucchiere a livello tecnico: per distinguersi è necessario sviluppare capacità gestionali avanzate e nuove competenze comunicative.

Un esempio? Oggi i social sono sia un mezzo per comunicare con i clienti che una fonte d’ispirazione continua per gli hairstylist.

Inizia la tua storia

Sei affascinato da questo mestiere?
Scopri i nostri  percorsi di formazione professionale qui.

Stage in azienda

Stage in azienda: che cos’è?

Lo stage in azienda, anche detto tirocinio, è un periodo di formazione professionale che fornisce al tirocinante l’opportunità di maturare esperienza in ambito lavorativo e aziendale.

Mediante il tirocinio in azienda, lo stagista acquisisce professionalità affrontando una formazione pratica. Inoltre, lo stage in azienda si rivela molto utile agli stagisti per verificare sul campo le proprie competenze e definire se sia l’ambito di lavoro adatto alle proprie esigenze.

Durata

Per il primo anno lo stage è orientativo ed ha una durata di 25 ore.
Per il secondo anno lo stage è formativo ed ha una durata di 180 ore.
Per il terzo anno lo stage è formativo ed ha una durata di 210 ore.

Per poter attivare un tirocinio in azienda è indispensabile l’interazione fra 3 soggetti:

    1. lo stagista, o tirocinante
    2. il soggetto ospitante, vale a dire l’azienda
    3. l’ente promotore (terza parte che ha il compito di supervisionare il processo e garantirne il buon funzionamento; si occupa anche della gestione burocratica e amministrativa dell’attivazione)

L’azienda e l’ente promotore sono tenuti entrambi a nominare un tutor. Il tutor indicato dall’ente promotore supervisiona il corretto svolgimento dello stage in azienda, mentre il tutor aziendale ricopre una vera e propria funzione formativa, affiancando lo stagista nel suo percorso di apprendimento.

Scopri i nostri percorsi di formazione qui!

Tendenze capelli per l’autunno-inverno 2020/2021

L’hairstylist scrive una storia diversa con ogni donna. Non è un semplice parrucchiere che ascolta e realizza i desideri delle clienti, è un consulente d’immagine che le aiuta a scoprire la loro innata bellezza. Il parrucchiere fa dell’autenticità e della personalizzazione i valori chiave che guidano il proprio lavoro. Entrare in un salone significa prendere parte ad un processo artistico dove l’arte rende più divertente e interessante la vita, oltre a regalare una pausa di benessere dalla routine. Scopriamo insieme le tendenze capelli per l’autunno-inverno 2020/2021!

Ma si può davvero ancora parlare di trend? Il concetto “va di moda” è stato completamente superato, è la personalizzazione la vera moda. Oggi parliamo di macro tendenze, ovvero linee guide a cui ispirarsi in base al viso di ogni donna. Per esempio, il taglio di media lunghezza è tra i più richiesti di stagione, ma è un concetto molto ampio che si può declinare in mille modi: scalato, asimmetrico, pari. La stessa cosa vale per il colore: possiamo parlare di naturalezza come resa finale, ma la naturalezza può essere costruita attraverso il contouring o un balayage tono su tono.

A causa della pandemia, ci siamo abituati a osservarci in modo puntiglioso attraverso gli schermi, più di quanto avessimo mai fatto davanti allo specchio. Ecco che allora l’hairstylist diventa la persona capace di indirizzarci verso la scoperta della nostra bellezza più autentica. Questa è la stagione del rinascimento della bellezza, ovvero del valore intrinseco che ogni donna possiede e che aspetta solo di essere valorizzato. È attraverso la scoperta di chi siamo veramente che riusciamo anche a delineare l’hairlook più appropriato.

I tagli

I bob pari e piatti hanno lasciato il posto a tagli medi trasformabili attraverso lo styling.  La scalatura permette di giocare con la texture naturale e di dare più forma anche ai ricci. I tagli medio-corti hanno una forma ovalizzata, mentre sui capelli medio-lunghi si lavora nella parte interna del taglio per un effetto destrutturato. I tagli medi sono molto richiesti, riflettono il mood incerto del periodo, come a dire: ho voglia di cambiamento ma non di rischiare.

Lo styling

Lo styling è destrutturato, naturale, in movimento, deve celare la mano del parrucchiere. Una volta si iniziava a fare la piega con i capelli bagnati, oggi si lasciano asciugare quasi del tutto per creare uno styling personalizzato a partire dalla caduta naturale. E poi, si usano spazzole e ferri dal diametro ampio per un effetto più blando. Dopo la piega, si pettinano sempre i capelli con un pettine a denti larghi, lasciando che la cliente si muova e aggiusti i capelli, solo a quel punto si possono definirli, aggiungendo un tocco professionale.

Il colore

È un bel colore, che richiede un progetto prima di essere applicato. Le schiariture sono molto attuali, ma devono essere eseguite senza creare contrasti netti. L’effetto ricrescita è sempre meno marcato e richiede una sfumatura più dolce.

Fonte_ Vanityfair

Scopri qui i nostri percorsi di formazione gratuiti!

5 motivi per scegliere una Scuola di Formazione Professionale

Scopri 5 motivi per cui dovresti scegliere una Scuola di Formazione Professionale come i CPFP.

La Formazione Professionale è un tipo di scuola superiore altamente preparatoria in vista dell’inserimento nel mondo del lavoro. Spesso tale tipologia di scuola superiore è considerata inferiore rispetto a un liceo: tale giudizio, tuttavia, è superficiale. Tutto dipende dalla strada che si vuole intraprendere una volta superata la tanto temuta maturità. E se l’università non è nel vostro destino questa potrebbe essere una valida alternativa da prendere in considerazione dopo le scuole medie.

1. Attività pratiche e laboratori

Le Scuole di Formazione Professionale (SFP) sono adatte a quei ragazzi che desiderano imparare la professione più adatta ai propri interessi senza intraprendere lunghi percorsi di studi per ottenere un diploma o una laurea.
Le materie offerte dai vari percorsi formativi, infatti, sono nella maggior parte di tipo pratico, senza comunque tralasciare le discipline di base essenziali come l’italiano, la matematica o le scienze,  e le competenze specifiche di ogni corso vengono approfondite e consolidate tramite attività in laboratorio o in officina (es. laboratorio di taglio e acconciatura, di pasticceria, di elettromeccanica, di autoriparazione, ecc).

2. Rapido inserimento nel mondo del lavoro

Scegliere una Scuola di Formazione Professionale significa inserirsi rapidamente nel mondo del lavoro.
I percorsi formativi offerti da una scuola di formazione professionale, infatti, hanno una durata di soli 3 anni, dopo i quali si consegue una qualifica professionale riconosciuta.
Grazie allo svolgimento di stage e tirocini, i ragazzi possono entrare in contatto con le aziende già durante il percorso di studi e hanno maggiori probabilità di trovare lavoro una volta conseguita la qualifica.

3. Figure professionali molto richieste

Molte aziende dimostrano una preferenza per i ragazzi con qualifiche o diplomi professionali in quanto:

  • entrano prima degli altri nel mondo del lavoro;
  • continuano a formarsi;
  • sanno rispondere con più sicurezza ai cambiamenti del mercato del lavoro.

Inoltre, i corsi offerti dai dalle Scuole di Formazione Professionale formano alcune delle figure professionali attualmente più richieste. Ad esempio i meccanici o i baristi!

4. Possibilità di continuare gli studi

Frequentare una Scuola di Formazione Professionale permette di conseguire una Qualifica professionale riconosciuta a livello non solo nazionale, ma anche europeo.

Il diploma triennale corrisponde al terzo livello del Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF), un sistema che permette di confrontare le qualifiche dei cittadini dei paesi europei e di identificare in modo univoco il livello di preparazione raggiunto.

Per chi vuole continuare gli studi per ottenere il diploma di Tecnico (che corrisponde al quarto livello EQF), oppure passare agli istituti tecnici o professionali di Stato.

5. Ottime opportunità di carriera

I percorsi formativi delle Scuole di Formazione Professionale offrono non solo un lavoro sicuro, ma anche ottime opportunità di carriera.

5 motivi per scegliere una Scuola di Formazione Professionale quelli che vi abbiamo presentato. Approfondiremo con un nuovo articolo, nel frattempo, scopri qui i nostri percorsi di formazione.

L’estetista: una grande amica

L’estetista: una grande amica delle donne? Sì! Ma anche degli uomini, perché no?

L’estetista è una professionista esperta in trattamenti esteticicosmetici e make-up: è la figura di riferimento per il trattamento del corpo a fini estetici.

Cosa fa di preciso l’estetista nel suo lavoro?

I servizi che un’estetista può effettuare sono molteplici: ceretta ed epilazione, maschere e trattamenti viso e corpo, massaggi relax, trattamenti anti-age, manicure, pedicure, trattamenti abbronzanti.

Oltre a offrire una varietà di trattamenti estetici e di bellezza, alcune estetiste si occupano anche di ricostruzione unghie e applicazione di unghie finte (onicotecnica), o di servizi di make up professionale: allungamento ciglia, make up permanente o semi-permanente, trucco sposa e per altre occasioni speciali.

Qualifiche e specializzazioni

Esistono poi qualifiche e specializzazioni che permettono all’estetista di svolgere analisi della pelle ed effettuare particolari trattamenti estetici anti-età o per combattere inestetismi della pelle come acne o cellulite: ad esempio terapie con uso del laser o di apparecchi a ultrasuoni, microdermoabrasione, ossigenoterapia, trattamenti a luce pulsata, con elettrostimolatori ecc. Nel caso dovesse rilevare problematiche di carattere clinico, l’estetista non può effettuare trattamenti sanitari, ma indirizza il cliente da un medico specialista, come il dermatologo.

In base alle esigenze della clientela (soprattutto donne ma anche uomini), l’estetista propone ed effettua i diversi servizi disponibili. Consiglia i clienti sui prodotti più indicati per migliorare l’aspetto estetico e per la cura quotidiana del proprio corpo (creme, lozioni, maschere di bellezza, scrub, smalti, trucchi e altri prodotti), incoraggiandoli ad acquistare i cosmetici e i pacchetti di trattamenti estetici in vendita nel salone di bellezza.

Oltre alla conoscenza delle tecniche manuali e all’uso degli strumenti necessari per i vari trattamenti, l’estetista deve quindi avere ottime doti relazionali ed empatiche, necessarie per instaurare un rapporto di fiducia con la clientela, e abilità commerciali, per vendere i servizi e i prodotti offerti dal proprio centro estetico.

Spesso le estetiste sono poi coinvolte in diverse mansioni legate alla gestione operativa dell’attività commerciale: ad esempio tenere l’agenda degli appuntamenti dei clienti, gestire il pagamento dei servizi prestati, pulire gli ambienti secondo gli standard igienico-sanitari in vigore e sterilizzare gli strumenti utilizzati, effettuare l’inventario dei prodotti presenti e ordinare i cosmetici secondo le esigenze del salone.

Se vuoi diventare estetista, una grande amica delle donne, guarda qui.