Professione cameriere e barista

È importante conoscere il ruolo che svolgono, nella propria professione, il cameriere e il barista all’interno di un’azienda per capire i propri obiettivi, le proprie necessità formative e le proprie possibilità professionali.
Se si rivolge la domanda “Che cosa fa un cameriere?“, spesso si ottengono risposte come: “Porta da mangiare e da bere ai clienti”, “serve i clienti”“porta i piatti”.


Chiaramente, se si invitano le persone a una riflessione più attenta le risposte diventano un po’ più complete e articolate, ma la risposta immediata, quella data senza riflettere, è quella che a noi interessa perché rivela un modo di pensare comune: che il cameriere serva appunto a portare il bere e il mangiare, che sia lo “strumento” che permette ai clienti di mangiare quello che la cucina ha preparato per loro.

I nostri studenti durante i laboratori di pratica al CPFP Alberghiera Viterbo


Da cosa deriva questa visione ristretta? Da vari fattori, ma probabilmente i più importanti sono:

  1. Per cultura molte persone prestano molta attenzione alle cose materiali, il mangiare e il bere, e poca a quelle immateriali, come è il servizio;
  2. A camerieri e baristi non è ancora riconosciuto lo status di persona che gestisce la clientela.

Questi fattori relegano spesso cameriere e barista a una funzione secondaria e marginale, con effetti negativi nella gestione delle imprese.
Fortunatamente la situazione sta migliorando, soprattutto perché la clientela è cambiata, si è “evoluta”, e considera sempre più importante la qualità del servizio oltre che del prodotto; e perché molti imprenditori, anche grazie agli esempi e insegnamenti di paesi esteri, hanno compreso che cameriere e barista sono figure strategiche, che contribuiscono in modo determinante al successo o al fallimento di un’azienda.

Il cameriere e il barista professionista, oltre alle mansioni pratiche (preparare bevande e servire le preparazioni), svolgono due funzioni determinanti per l’economia di un’azienda: venditore responsabile della clientela o guest manager.

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Venditore

Cameriere e barista propongono direttamente ai clienti piatti, vini, cocktail e bevande in genere, quindi la definizione di venditore è innegabile. Considerare il cameriere/barista anche un venditore implica che dovrà possedere i requisiti del venditore, e perciò dovrà:

  • avere le conoscenze necessarie: considerato che la prima regola del venditore è quella di conoscere bene tutto ciò che vende, nel nostro caso significa buone conoscenze di gastronomia, culinaria, enologia, alimentazione, bevande, ecc.
  • avere gli strumenti necessari per effettuare la vendita: padronanza della lingua italiana, proprietà di linguaggio, conoscenza delle lingue straniere, conoscenza delle abitudini e stili di vita della clientela estera, ecc.
  • avere le abilità necessarie per vendere un prodotto o un servizio, rappresentate dalla capacità di comunicazione e dalla presentazione e persuasione dei prodotti offerti.

Per sapere cosa vende un cameriere/barista, occorre pensare a cosa vende un ristorante o un bar. La risposta sembra scontata: cibo e bevande. In realtà non è così, perché nessuno va in un ristorante o in un bar perché muore di fame o sete; è molto più economico andare in un supermercato!
Il cibo e le bevande sono solo uno degli elementi che compongono il prodotto venduto da ristoranti ed esercizi pubblici. Per analizzarli è sufficiente partire dalle motivazioni che portano un cliente a entrare in un locale:

A lezione!
  • un ambiente piacevole, rilassante, alternativo, divertente…;
  • la voglia di mangiare qualcosa di nuovo;
  • la voglia di passare una serata piacevole;
  • la possibilità di mangiare senza poi dover riassettare e pulire i piatti;
  • un luogo di incontro, ecc.

operatore alla ristorazione, indirizzo sala/bar

Il ristorante, il pubblico esercizio, e di conseguenza il cameriere/barista, vendono non solo cose materiali ma anche immateriali: vendono il servizio; offrire buon cibo e buone bevande non è sufficiente!

Leggi qui i nostri consigli per diventare un cameriere perfetto!

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Le salse

Le salse sono elementi fondamentali nella preparazione d’innumerevoli piatti; attraverso il loro utilizzo siamo in grado di arricchire, personalizzare, dare un aspetto migliore a tantissime portate. Pur non essendo cibo, né portata autonoma, le salse hanno importanza per lo scopo specifico di condire ed esaltare il gusto delle vivande che accompagnano. Di norma sono preparazioni fluide, o di consistenza cremosa;
il nome di salsa deriva da sale, nella cucina moderna d’oggi si è allargato in modo improprio anche a condimenti per dolci.

La maggioranza delle più grandi salse è di origine francese. La cucina italiana generalmente, punta e ha sempre puntato sul sapore e la qualità degli ingredienti primari (carne, pesce, verdure, aromi). Tranne poche eccezioni nelle salse italiane, meno elaborate, spesso era il sugo rilasciato dalla portata a dettare il gusto finale, l’olio, il pomodoro, il basilico, le erbe aromatiche, per la nostra cucina tradizionale sono ingredienti predominanti nel conferire sapore alle portate stesse.

Un consiglio per le salse calde è quello di aggiungere un po’ di burro in superficie quando le si mantiene riscaldate poiché questo impedirà la formazione superficiale della pellicola.

Classificazione delle salse

Salse Emulsionate
Salse Madri
Salse Derivate dalle Salse Madri
Salse Composte
Salse non Derivate da Salse Madri

Le salse


Salse Emulsionate

Parlando di questo tipo di salse, innanzi tutto, è utile definire un’emulsione.

Un’emulsione è una miscela forzata di 2 liquidi non miscelabili fra loro di cui una di grasso che, anche per differente peso i grassi sono più leggeri dei liquidi, normalmente tendono a dividersi.

Di emulsioni ne esistono di 2 tipi:

Instabili
Stabili

Nelle salse instabili, i componenti con il tempo tendono a scomporsi. Fra le Salse Instabili le più comuni sono la citronette e la vinaigrette.

Salsa Citronette

le salse

Ingredienti

2 parti di succo di limone,
1 parte di olio d’oliva extra vergine,
Sale e pepe.

Al succo di limone aggiungere pepe e sale, mescolando bene sino a che quest’ultimo non è sciolto. Versare l’olio a filo lentamente sbattendo bene con una frusta.

Per la Salsa Vinaigrette basta sostituire il succo di limone con aceto normale o balsamico

Nelle Salse Stabili, fra queste c’è la maionese, è il rosso d’uovo che contiene lecitine che permette la stabilizzazione del composto.

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Filettatura del pesce al guéridon

Abbiamo già visto che il servizio alla russa (o al guéridon) è un servizio molto elegante ed in auge nei ristoranti ed alberghi di alta classe. Il commis porta il piatto di portata, ricoperto dalla cloche, e lo posiziona sul guéridon di servizio accanto ai commensali. Poi, tolta la cloche, il piatto sarà mostrato ai clienti e sistemato sulla scalda vivande del guéridon. Oggi vediamo come si svolge la filettatura del pesce al guéridon!

Filettatura del pesce al guéridon

La filettatura del pesce si effettua normalmente con le posate da pesce, ma si può usare anche la clips.
Con pesci di grandi dimensioni, è necessario l’utilizzo di un coltello seghettato per tagliate lateralmente la dura pelle esterna.
Il risultato qualitativo di una buona filettatura si valuta da più elementi: temperatura, lische, estetica.
Temperatura: è l’elemento più importante. Con il pesce è necessario mantenere la giusta temperatura non solo perché il cliente ha il diritto di mangiare un prodotto ben caldo, ma anche perché, se il pesce si raffredda, l’operazione di filettatura è molto più difficile! Per esempio non si riesce più a staccare la pelle in modo rapido e senza rovinare la carne, le lische laterali si staccano con difficoltà, ecc.
Il pesce è un alimento che si raffredda velocemente, quindi per mantenere una temperatura adeguata la rapidità è indispensabile, così come lo sono accorgimenti tecnici quali piatti e vassoi di portata bollenti, réchaud sotto i vassoi, ecc.
Le lische: poche attenzioni permettono di lavorare meglio e più velocemente. Prima di iniziare a lavorare si deve separare il pesce dal resto degli altri alimenti presenti sul vassoio e, durante il lavoro di filettatura, si separano con cura le lische eliminate dai contorni o dagli altri pesci. Con la filettatura non è sempre possibile eliminare completamente le lische; in alcuni casi, per esempio con i pesci piatti o molto grandi, è abbastanza facile, in altri impossibile. Spesso occorre raggiungere un compromesso: un pesce con meno lische possibile, servito caldo, rapidamente e in modo esteticamente gradevole.
L’estetica è un fattore molto importante. Al termine della lavorazione il piatto deve risultare gradevole, con il pesce ben posizionato e non troppo rovinato.

Per lavorare in modo corretto è fondamentale la collaborazione dello staff di cucina, che deve operare come indicato.

Posizione del pesce: per permettere al cameriere di lavorare inmodo più agevole, il pesce deve essere disposto dalla cucina con la testa a sinistra e il rivolto verso di sé.

Posizione dei cibi: per agevolare il lavoro, i cibi devono essere disposti ben distanti tra loro in vassoi grandi; inoltre i contorni usciranno sempre in vassoi separati.

Nell’illustrazione: caratteri esterni di un pesce – 1. Barbiglio; 2. Opercolo; 3. Pinna pettorale; 4. Pinna ventrale; 5. Pinna anale; 6. Pinna caudale; 7. Linea laterale; 8. Squame; 9. Pinna dorsale.

La sogliola

Filettare la sogliola è relativamente semplice. Le lische interne sono relativamente poche e tutte unite alla lisca centrale. Questo consente una lavorazione rapida ed efficace.
La tecnica usata si adatta anche per gli altri pesci piatti, tipo rombo, razza, passera, ecc. Il cameriere presenta la sogliola al cliente poi, dopo averla appoggiata sul guéridon, inizia a filettarla. Ecco come si procede.

sogliola
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filettatura
CPFP Alberghiera Viterbo

Le attrezzature di sala – Arredamento

Provvedere alla sistemazione delle sale e dei tavoli, utilizzare in modo adeguato le apparecchiature, riassettare l’ambiente di lavoro e controllare il materiale impiegato per il servizio ai clienti. Per svolgere con professionalità questi compiti, è necessario che il cameriere conosca caratteristiche e usi delle diverse attrezzature di sala.

L’arredamento di sala

Panadora o consolle

Funzione: serve per il deposito e la mise en place di una o più stazioni di servizio o ranghi, in modo che il cameriere abbia subito a portata di mano gli oggetti mancanti, che necessitano per il servizio

Per stazione di servizio si intende una piccola parte della sala ristorante, composta di 5-7 tavoli (15-20 clienti) e chiamata anche rango. Il numero dei tavoli varia in funzione della qualità del servizio che si vuole dare.

Descrizione: mobile con ripiani chiusi e a vista, cassettone per la biancheria sporca, scomparti per le posate.

Tavolo di servizio

Funzione: le stesse della panadora
Descrizione: posto ai lati della sala, lo spazio disponibile è inferiore a quello della panadora

Il tavolo va sbarazzato ogni sera e riordinato prima di ogni servizio.

Guéridon

Funzione:
serve da appoggio per lo svolgimento del servizio, in particolare durante il servizio al guéridon
Descrizione: piccolo tavolo rettangolare o quadrato a quattro, due o senza ruote

Carrello

Funzione:
– fare da appoggio per lo svolgimento del servizio e per la preparazione e lo sbarazzo dei tavoli
– trasportare materiale e cibi
Descrizione: di dimensioni maggiori del guéridon, possono essere forniti di elemento riscaldante o refrigerante

Carrelli con funzioni specifiche

Servizio degli antipasti
Servizio degli arrosti
Servizio dei bolliti
Servizio delle insalate
Servizio dei formaggi

Vetrina

Funzione:
– esibire gli alimenti pronti al consumo, in modo da stimolare l’appetito e facilitare la scelta del cliente
Descrizione: montata su ruote, con vetro di protezione delle vivande, può essere dotata di un impianto refrigerante.

Scaldavivande o réchaud a candela o elettrico

Funzione: mantenere caldi i cibi, in particolare nel servizio al guéridon e nei buffet caldi
Descrizione: lo scaldavivande elettrico è una sorta di parallelepipedo di altezza varia, con ripiani per i vassoi; lo scaldavivande a candela ha un solo ripiano

Scaldavivande o réchaud ad alcool o a gas

Funzione:
– fonduta
– fiammeggiare al tavolo
Descrizione: sono regolabili con maggior precisione

Scaldapiatti

Funzione:
Descrizione:
 da 25 o 45 piatti, sono contenitori a parallelepipedo che possono essere montati su ruote

Chafing dish

Funzione:
– tenere in caldo i cibi caldi (riempendo la base di acqua e riscaldandola)
– mantenere freschi cibi e bevande fredde (riempendo la base di ghiaccio)
Descrizione: base per acqua o ghiaccio, serpentina elettrica con termostato, due bruciatori ad alcool per mantenere calda l’acqua mentre l’apparecchio è in sala, coperchio normale o a scomparsa.

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Il Mojito

Il Mojito ha origini antiche per una ragione molto semplice: è fatto con gli ingredienti più facili da reperire a Cuba: rum bianco, zucchero, hierba buena e succo di lime.

Già ai tempi del pirata Francis Drake era in uso una sorta di bevanda alcolica a base di zucchero di canna, succo di lime e rum grezzo. Questo antenato del Mojito era talmente gradito al famoso pirata che in suo onore lo chiamarono Draque, da come era affettuosamente chiamato dagli amici.

Questo semplice, tuttavia immortale, cocktail non ha solo ritemprato pirati e lupi di mare, ma è riuscito ad attraversare i secoli, seducendo personaggi leggendari come Hemingway, che lo amava alla follia e poi è giunto fino ai giorni nostri, diventando uno dei cocktail più conosciuti e apprezzati in assoluto. Ma quale è il segreto del successo di questo drink, perché il Mojito è così amato? Il motivo è molto semplice: è un drink bevibilissimo, dotato di grande equilibrio, sempre in bilico tra una tensione acida, dolcezza e il gusto tagliente della menta, con il sapore fruttato e caldo del rum a fare da collante.

Come si beve il Mojito?

Il grado alcolico del Mojito è medio, ma la sensazione alcolica al palato è leggera, camuffata dalla sua strepitosa freschezza e per questo si beve molto facilmente come aperitivo, ma anche durante il giorno, quasi come una “limonata alcolica”. È un all day cocktail, non a caso i Cubani lo bevono in ogni momento della giornata, grazie alla sua innata freschezza. Basta regolare le dosi di rum per non esagerare.

Ma a parte la storia, volete imparare a preparare un Mojito cubano come un vero barman? Ecco la ricetta originale da Cuba con amore!

Il Mojito

Ingredienti e dosi per fare il Mojito originale cubano

  • 4 Cl di rum bianco cubano
  • 3 Cl di succo di lime
  • 7 foglioline di hierba buena o menta
  • 2 cucchiai di zucchero di canna bianco raffinato
  • ghiaccio
  • Soda

Come fare il Mojito originale cubano

Il Mojito cubano, che fa parte della grande famiglia dei Julep, parte dal presupposto che si impieghi la hierba buena, molto più gentile della menta selvatica, e che questa non venga pestata selvaggiamente, ma leggermente pressata.

In un tumbler alto mettete due cucchiaini di zucchero di canna bianco e il succo di mezzo lime. Mescolate con cura, aggiungete la menta, schiacciate delicatamente (accarezzate) con il pestello e rimescolate per profumare il drink con gli oli essenziali rilasciati della menta. Aggiungete il ghiaccio, il rum e completate con una spruzzata di soda. Guarnite con un rametto di menta e una fetta di lime.

Attenzione per fare la ricetta originale cubana del Mojito criollo, che significa locale, aggiungete un tocco di Angostura.

Consigli per fare il Mojito perfetto

Non servono particolari attenzioni per preparare il Mojito cubano e non mohito, come molti scrivono erroneamente. Primo consiglio per fare un grande cocktail: mai pestare violentemente la hierba buena, ancora meno la menta, che sprigionerebbe sensazioni amare poco gradevoli. Al contrario il Mojito nasce come cocktail rinfrescante e deve avere un buon equilibrio tra dolcezza, alcol e suggestioni mentolate.

Secondo consiglio: non pestate neanche il lime con il pestello, non state preparando una caipirinha o una caipirissima, dove dovete estrarre gli oli essenziali del lime, ma la ricetta cubana del Mojito, che è molto più semplice.

Il Mojito

Quale menta si usa?

Coltivare la propria hierba buena è un obbligo per ogni amante del Mojito e non soltanto un esercizio zen per rilassarsi: con poca fatica avrete un’ottima scorta a costo e chilometro zero. Non è difficile, anche il pollice verde più lebbroso al mondo riuscirebbe a mantenere in vita una mezza dozzina di piantine di menta. Se proprio siete pigri cercate dal vostro fruttivendolo di fiducia o al mercato dei grossisti. Per concludere, il Mojito è un cocktail rinfrescante, ma soprattutto stagionale, da bere in primavera ed estate, dopo il vostro primo raccolto di hierba buena.

hierbabuena

Qual è il miglior rum per il Mojito?

Si usa un rum cubano leggero e snello, non deve essere un rum complesso o costoso come uno della Martinica, che verrebbe sprecato. Il cocktail è tutto giocato su profumi e leggerezza, quindi non servono rum corposi né alcolici e men che meno speziati. Lime, menta e la canna da zucchero sono una triade unica di sapori. Rum cubani, di Haiti, delle Barbados o di Trinidad sono perfetti grazie alla loro fruttata immediatezza: evitatate rum scuri come i Giamaicani o il Demerara.

Quanti gradi ci sono in un mojito?

Stiamo parlando di un cocktail da aperitivo o per un dopo cena rilassato, quindi un buon Mojito dovrebbe essere abbastanza leggero come gradazione alcolica e avere tra gli 11 e i 16 gradi.

La passione per creare cocktail impeccabili può essere coltivata tramite un corso barman, oppure mediante la frequenza dei corsi specifici e avanzati di decorazione e intaglio frutta, ma non prima di aver conseguito un diploma presso una Scuola di Formazione Professionale.

Come si fa un cocktail? Leggi qui.

Preparare il cocktail perfetto. Leggi qui.

Il servizio all’italiana

Il servizio all’italiana, o al piatto, è lo stile più diffuso nei ristoranti; è uno stile semplice da eseguire, essenziale, rapido, informale. Il cibo è predisposto dalla cucina direttamente sul piatto nel quale mangerà il cliente.
Un aspetto importante in questo stile è la presentazione del cibo nel piatto, che deve essere accurata ed esteticamente piacevole; questo comporta un notevole lavoro e impegno a carico del personale di cucina.
Lo svolgimento del servizio prevede che il cameriere prenda i piatti in mano, li porti in sala e li serva al cliente dalla sua destra.

Il servizio all'italiana


Il cameriere deve portare contemporaneamente non più di tre piatti: due nella mano sinistra e uno nella destra. È ammesso aggiungere un terzo piatto sulla sinistra, nel caso si debba completare un tavolo o ci sia la necessità di svolgere un servizio in tempi molto ridotti.

Portare più di 3 piatti in una mano (4 o addirittura 5) comporta un servizio grossolano e rende i camerieri più dei portapiatti che dei professionisti.
Durante il servizio, la mano sinistra che sorregge i piatti deve rimanere alle spalle del cliente che si sta servendo, evitando quindi di avvicinarsi con i piatti al viso del commensale; a tale scopo è importante servire i commensali girando intorno al tavolo in senso orario (regola valida anche per lo sbarazzo).

Il servizio all’italiana:

• È semplice e classico, nelle buone trattorie o pizzerie dove, per ragioni di velocità di lavoro, praticità di servizio e scarsa professionalità del personale, si preferisce fare porzionare direttamente il cibo sui piatti;
• È elegante e raffinato, nei ristoranti di alta classe, dove tutte le pietanze accuratamente guarnite vengono posizionati sui piatti, a volte coperti dalla cloche (se caldi). Il cameriere si sposterà alla destra del cliente e porgerà con delicatezza il piatto sul tavolo, sollevando la cloche. Una volta questo stile era di gran moda nei ristoranti più blasonati. Oggi si usa per valorizzare i piatti degli chef, soprattutto quelli decorati artisticamente.

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Il Caffè Shakerato

Il caffè shakerato può essere una scelta fresca e gustosa al classico espresso, lo troverete nei migliori bar, e in tante varianti in grado di accompagnarvi nei vari momenti della giornata.

Dalla versione classica, ideale per la mattina, alla sua versione con panna e cioccolato per un gusto più dolce per il dopo-pranzo o nel pomeriggio, fino alla versione alcolica preparata con liquore alla vaniglia, Irish Cream o Amaretto, potrete trovarlo anche con un classico accompagnatore del caffè, la sambuca.

caffè shakerato
1. Prepara due caffè ristretti

Gli ingredienti

Gli ingredienti base del caffè shakerato, sono pochi e semplici (caffè ristretto, ghiaccio e zucchero liquido), e naturalmente lo strumento indispensabile per la sua preparazione, lo shaker. Per un risultato impeccabile, seguire le dosi e il procedimento è d’obbligo. Andiamo a vedere nel dettaglio gli ingredienti:

2 Caffè espressi ristretti (50cc);
4 cubetti di ghiaccio;
1/2 cucchiaini circa di Zucchero liquido, o zucchero di canna in grani (il cucchiaino di riferimento della ricetta è il cucchiaino da caffè, quello più piccolo e piano, da non confondere con quello da the più grande e capiente).

Caffè Shakerato: come si prepara

Il segreto per la riuscita di un perfetto caffè shakerato non è però negli ingredienti, bensì nell’ordine in cui sono inseriti, dunque prendete lo shaker, mettete all’interno i cubetti del ghiaccio, mezzo cucchiaino di glucosio, o di zucchero di canna in grani (vi consiglio una dose di zucchero al quanto bassa per non ottenere un gusto troppo dolce).

Lo zucchero, è da utilizzare preferibilmente in forma liquida, perché quello in grani potrebbe non sciogliersi, rovinando il gusto, inoltre la dose di zucchero può essere moderata a piacimento, ma non può essere eliminata, la presenza dello zucchero è necessaria.

caffè shakertao
2. Versa nello shaker lo zucchero liquido

Ora preparate due caffè ristretti, deve essere ristretto perché l’aroma non si deve disperdere in una quantità troppo alto di acqua, il ghiaccio ne fornisce già la giusta dose. Nel caso il caffè venga lungo, potete risolvere il problema, aumentando la dose di ghiaccio, da quattro a tre cubetti.

Il caffè va versato bollente, e immediatamente nello shaker, infine agitate il tutto per dieci, quindici secondi, e servite in un bicchiere da martini freddo.

caffè shakerato
3. Versa il caffè bollente nello shaker

Il bicchiere è importante al fine di una buona riuscita, deve essere freddo, perché il caffè mantenga la sua schiuma il maggior tempo possibile, inoltre consiglio la coppa da martini, o il bicchiere da cocktail perché con il suo stelo lungo e sottile e la bocca a forma conica rovesciata(di solito l’ampiezza è di 90°), è ideale per rendere il vostro caffè shakerato non solo buono ma anche chic ed elegante, al momento della sua presentazione.

Il caffè shakerato preparato a casa

Vi starete chiedendo, se il caffè shakerato si può preparare anche in casa, ebbene sì, può essere fatto anche nella comodità della vostra cucina, se avete una buona macchinetta da caffè espresso manuale, o una buona moka, con qualche piccolo accorgimento potrete ottenere fantastici risultati, e un’enorme soddisfazione nel servirlo ai vostri ospiti nel dopo cena.

La ricetta di base rimane quella descritta sopra, però, esistono segreti della sua versione casalinga.

Con la macchinetta del caffè espresso e il braccetto caricabile a polvere, inserite una dose leggermente maggiore di caffè nel braccio, e premete con forza, aiutati da un cucchiaino, fino a vederlo compattarsi, inserite il braccio nella macchinetta stringendo bene nell’incastro, e lasciate uscire il caffè lentamente.

Se invece avete la Moka, non disperate e possibile ottenere un caffè ristretto anche con quest’ultima, regolate la fiamma mantenendola bassa e posizionate perfettamente la moka, coprendo centralmente il fornello, utilizzate il fornello adatto alla circonferenza di base della caffettiera. Controllate man mano che esce e spegnete alla dose necessaria.

Una volta ottenuto il caffè ristretto, se non avete uno shaker, prendete un bicchiere da latte, o comunque di forma allungata e ampia in vetro, e un bicchiere più piccolo da utilizzare come incastro, come al bar inserite il ghiaccio e lo zucchero nel bicchiere, il caffè bollente e agitate il tutto, versate in un bicchiere freddo, se avete una coppa martini, sarà perfettamente come quello del vostro bar preferito.

Questa era la ricetta del caffè shakerato base, analcolica e rinfrescante, una volta provata non potrete farne a meno, inoltre lo potrete ottenere facilmente anche a casa, prepararlo per gli amici, e mostrare una versione moderna del semplice caffè freddo.

7. Decora e servi!

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Come preparare un ottimo caffè espresso, qui.

Varianti del caffè shakerato.

Il servizio alla francese

Il servizio alla francese permette al cliente di servirsi da solo in due modi possibili:

Il servizio alla francese indiretto

Indiretto, o al vassoio in tavola, è molto veloce e informale – l’esatto contrario dello stile diretto – il che può rivelarsi positivo o negativo secondo i casi. È lo stile predominante nei locali con un servizio molto semplice come osterie, trattorie e agriturismi.

Nei ristoranti è in genere applicato solo quando si deve servire una portata con molte preparazioni; classico l’esempio del servizio dell’antipasto, in cui spesso viene servito un ampio assortimento di piccoli assaggi; in questi casi, soprattutto durante i banchetti, questo stile permette di evitare tempi di servizio troppo lunghi. Questo servizio è svolto agevolmente anche da personale poco specializzato.
Con questa tecnica le vivande sono disposte su vassoi, con una clips appoggiata sul bordo, che a loro volta sono posti direttamente sulla tavola dei clienti, possibilmente vicino a un uomo; successivamente i commensali si servono da soli, passandosi i vassoi.

Alcuni ristoranti che adottano questa tecnica e che vogliono comunque proporre un buon servizio, prima di disporre in tavola il vassoio posizionano un réchaud, per mantenere il cibo caldo a lungo; questa soluzione implica però maggiore spazio, maggiore difficoltà operativa per il commensale, che in questo caso non sposta il vassoio (bollente) ma allunga il piatto; di conseguenza si rivela utile ed è consigliata solo per cibi che rimangono a lungo in tavola e che si raffreddano velocemente; inoltre va previsto un vassoio ogni quattro persone al massimo, affinché sia facilmente alla portata di tutti.

La facilità del servizio e la rapidità di applicazione porta purtroppo spesso il cameriere a comportamenti scorretti, come quello di appoggiare i vassoi in modo rumoroso e frettoloso, di chiedere ai commensali di spostare materiale per fare spazio o, addirittura, di lasciare il vassoio in mano ai clienti!

francese indiretto

Il cameriere prima di deporre un vassoio deve verificare che in tavola ci sia lo spazio necessario, di norma questo controllo si effettua durante la fase di sbarazzo della portata precedente; inoltre, è necessario sincerarsi che il cliente ci abbia notato, richiamandone eventualmente l’attenzione. Il deposito del vassoio sul tavolo dovrebbe essere sempre accompagnato da una breve descrizione.

La correttezza del gesto e l’educazione sono requisiti che devono essere sempre presenti, con ogni stile di servizio e in ogni ambiente di lavoro.

Il servizio alla francese diretto

Il servizio alla francese diretto, o al vassoio indiretto, è uno stile particolarmente lento e cerimonioso; molto diffuso nei tempi passati, oggi si usa raramente.
Sopravvive ancora nelle case di nobili tradizioni, in occasione di pranzi ufficiali in residenze private e di rappresentanza o per eventi particolari.
Per lo svolgimento del servizio, il cameriere porge le vivande disposte sul vassoio, dalla sinistra del commensale, e con esse anche la clips, con la quale il cliente si servirà, prendendo il cibo e ponendolo sul proprio piatto.
Il cameriere offre la clips con la mano destra, sollevandone leggermente l’impugnatura e mantenendo la punta delle posate sul vassoio; dopo aver consegnato la clips al cliente, il cameriere ripone la mano destra dietro la schiena.
Per il cliente, il servizio alla francese diretto risulta abbastanza complesso, in quanto deve essere in grado con un cucchiaio e una forchetta di prelevare il cibo da un vassoio posto lateralmente (alla sua sinistra) e metterlo nel proprio piatto con una certa disinvoltura.
Un’altra difficoltà che può incontrare sta nel valutare la giusta quantità di cibo da prelevare, cosa che lo può portare a servirsi di una quantità inferiore a quella desiderata.

francese diretto

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Diventare cameriere professionista

Diventare cameriere professionista significa andare a ricoprire un ruolo molto importante nella ristorazione perché è il responsabile del servizio in sala. Ma soprattutto perché lavora a contatto diretto con i clienti.

La figura del cameriere è per un ristorante il biglietto da visita, spesso determina la prima impressione dei clienti. In altre parole è l’immagine del locale.

Non è un caso, quindi, che le recensioni rilasciate dai clienti dipendano principalmente dal servizio offerto in sala.

Per queste ragioni è una professione che richiede molto impegno e determinazione. Ma soprattutto una predisposizione a saper gestire i rapporti interpersonali con educazione, pazienza ed empatia.

Il lavoro del cameriere presenta tante sfaccettature. Le mansioni cambiano in base al luogo in cui opera, al servizio offerto e alla tipologia dei clienti.

Esistono varie figure di cameriere, queste variano in base alle mansioni e alle posizioni che occupano all’interno del ristorante.

La formazione, la chiave del successo

Per diventare cameriere di sala occorre innanzitutto conseguire un  diploma presso una scuola Alberghiera, da implementare con corsi di specializzazione per operatori per la ristorazione di sala.

Solitamente segue al diploma un periodo di apprendistato, una valida opportunità per mettere in pratica le conoscenze acquisite direttamente sul posto di lavoro, on the job.

È qui che si fa la vera gavetta.

Ovviamente la conoscenza delle lingue è fondamentale per chi vuole fare carriera in questo settore.

La conoscenza dell’inglese, dello spagnolo o di altre lingue è un plus fondamentale per chi vuole lavorare in un contesto internazionale o trovare impiego in altre realtà turistiche come gli hotel o le navi da crociera.

Cosa fare e cosa evitare per diventare cameriere doc

Ma la formazione da sola non basta. Per diventare un cameriere professionista, ci sono una serie di regole “non scritte” da seguire per diventare un vero professionista nel settore.

Ci sono una serie di abilità che permettono di svolgere questo lavoro in maniera eccellente.

Alcune sono innate, fanno parte delle proprie inclinazioni caratteriali, altre si possono acquisire e migliorare con l’esperienza.

La gentilezza, la pazienza e la cura dell’aspetto sono solo alcuni degli aspetti da mettere in pratica per offrire la migliore performance lavorativa.

Le carte vincenti: empatia e spirito d’osservazione

Ma occorre anche un buono spirito di osservazione.

Essere attenti ai segnali dei clienti è il miglior modo per prendersi cura di loro e soddisfare le loro esigenze.

Non bisogna trascurare i clienti o opprimerli con una presenza eccessiva e costante.

Occorre studiare la situazione, intromettendosi in maniera opportuna ed educata nel momento opportuno.

Il lavoro del cameriere, se ben fatto, richiede forza fisica, una buona dose di educazione e uno spiccato intuito psicologico per entrare in empatia con i clienti.

Consigli per un cameriere perfetto

Anche la migliore proposta gastronomica e la più bella delle mise en place è destinata a lasciare l’amaro in bocca quando non sia accompagnata dalla giusta accoglienza, dalla cura e pulizia del locale e insieme dalle attenzioni riservate a ogni singolo cliente: consigli per un cameriere perfetto. Ecco che la figura del cameriere, spesso (erroneamente) considerata in secondo piano e non adeguatamente valorizzata, assume un’importanza fondamentale, come trait d’union tra la cucina e il cliente. A patto naturalmente di seguire alcuni semplici ma imprescindibili regole.

La prima impressione

L’accoglienza del cliente è spesso uno dei compiti del cameriere, che per mettere da subito a proprio agio il cliente avrà cura di introdurlo nel locale per accompagnarlo fino al tavolo. Si metta grande attenzione alla cura dell’aspetto e della divisa, perché la comunicazione col cliente avviene anche attraverso il linguaggio del corpo e una iniziale percezione negativa potrebbe compromettere anche l’esperienza gastronomica. Qualcuno sostiene che le sorti di un pranzo o una cena siano decise nei primi 10/15 minuti dall’arrivo del cliente… che abbia ragione?

Ok la velocità, ma senza fretta

Saper essere veloci nella gestione delle richieste di ogni singolo cliente è certamente un pregio, ma bisogna evitare di piombare al tavolo per prendere le ordinazioni quando i clienti non sono ancora pronti, o di iniziare a sparecchiare il tavolo con troppo anticipo. Essere in grado di leggere la situazione, prestando la giusta attenzione senza mettere fretta, è fondamentale per non rovinare l’atmosfera di una serata.

Conoscere il menù è indispensabile

Conoscere e saper valorizzare i piatti e le bevande nel menu del ristorante è un altro aspetto di fondamentale importanza. Ridurre al minimo (o azzerare del tutto) la necessità di rispondere: “un attimo che chiedo in cucina” può fare la differenza. Prendersi qualche minuto prima del servizio per studiare le proposte si rivelerà fondamentale durante lo svolgimento del lavoro, nel corso del quale oltre ai gusti del cliente entreranno in ballo anche le allergie e le intolleranze, sempre più comuni. Il segreto è farsi trovare preparati.

Educazione e rispetto sempre

Il rispetto di poche semplici regole di educazione può aiutare a migliorare l’esperienza della clientela, qualunque sia il locale. Nel prendere le ordinazioni in una tavolata, ad esempio, è bene partire dai bambini, lasciando il tempo ai genitori di modificare eventuali ordinazioni ritenute fuori luogo, per poi dare la parola alle signore e agli uomini. Qualunque sia poi lo stile del servizio, le signore vanno comunque servite per prime, e se dovesse sorgere una discussione di qualsiasi tipo, è bene ricordarsi di continuare a essere gentili e disponibili, senza lasciarsi trascinare in situazioni spiacevoli e senza perdere mai la calma.

Il sorriso è un’ottima arma

Consigli per un cameriere perfetto: sorriso. Non si parla di sorrisi cartonati stile foto di circostanza, ma di un atteggiamento rilassato e accogliente, che comunichi al cliente la propria soddisfazione nel compiere il lavoro. Lasciati alle spalle crucci e problemi, “vai in scena” con il sorriso migliore e vedrai che questo non farà altro che aiutarti nel servizio, predisponendo al meglio la clientela e favorendo i rapporti con gli altri membri dello staff.