Come lavorare il cioccolato

Fondente, al latte, bianco e rosa: il fantastico mondo di Willy Wonka nelle varie tipologie di cioccolato. Oggi vi raccontiamo come lavorare il cioccolato, come fonderlo, quali sono gli strumenti utili e come realizzare un temperaggio perfetto, facendo attenzione a non commettere errori che, seppur banali, rischierebbero di compromettere la qualità del risultato. Ecco allora tutti i segreti della lavorazione del cioccolato. Non sentite anche voi già il profumo?

LAVORAZIONE DEL CIOCCOLATO: TECNICHE E CONSIGLI PER UN RISULTATO PERFETTO

FONDERE IL CIOCCOLATO

Per realizzare un dolce a base di cioccolato senza ricorrere a quello in polvere, dovete necessariamente fonderlo. Un’operazione apparentemente banale ma che, se non eseguita correttamente, rischia di compromettere il risultato. Ecco alcuni trucchi per riuscirci alla perfezione:

  • Attenti al fuoco: non c’è niente di peggio dell’odore e del sapore del cioccolato bruciato. Ecco perché dovete evitare di mettere la pentola a contatto diretto con il fuoco, per cui è meglio fonderlo a bagnomaria.
  • Giratelo spesso: durante la fusione il cioccolato va girato spesso ma in maniera delicata, non energica, per evitare di inglobare aria.
  • Non al coperchio: mettendo un coperchio alla pentola, la condensa di vapore potrebbe cadere nel pentolino del cioccolato. L’acqua crea grumi e, pertanto, è meglio lasciarlo scoperto.

BAGNOMARIA

Ad inventare questo metodo fu Myriam (Maria in egiziano) sorella del profeta e biblico Aronne, che era solita creare pozioni magiche.

La caratteristica è quella di non mettere il pentolino a contatto diretto con il fuoco, ma usare due pentole: la più grande, da mettere sul fornello con circa quattro dita di acqua, e un contenitore più piccolo da inserire nella prima, in cui mettere il cioccolato a pezzi . Con il calore dell’acqua, il cioccolato inizierà a fondere e da quel momento potrete girare delicatamente fino a quando non sarà sciolto completamente.

FUSIONE AL MICROONDE

Spezzate il cioccolato e mettetelo in una ciotola di vetro. Inserite nel microonde, posizionate il coperchio adatto che deve essere forato per permettere al vapore di sollevarsi ed evitare che la condensa ricada all’interno del contenitore, e avviate la cottura a 750 Watt per venti secondi. Estraete e mescolate delicatamente, proseguendo per ulteriori 20 secondi, fino a completo scioglimento. Il tempo varia in base alla quantità di cioccolato introdotto.

GLI STRUMENTI INDISPENSABILI PER IL TEMPERAGGIO

Per rendere malleabile il cioccolato è fondamentale la tecnica del temperaggio che consiste in sbalzi di temperatura tali da permettere al burro di cacao di cristallizzarsi diventando così malleabile. Come fare? Dovrete avere a portata di mano questi strumenti.

  • Termometro da cucina: fondamentale per capire a quanti gradi arriva la fusione del cioccolato.
  • Piano in marmo: è freddo e pertanto perfetto per abbassare la temperatura del cioccolato dopo la fusione.
  • Ciotola per il bagnomaria: dove inserire il cioccolato dopo la lavorazione qualora la temperatura si abbassasse eccessivamente.
  • Spatola di acciaio: per lavorare il cioccolato e modellarlo sul piano in marmo.
CPFP Ivan Rossi Civita Castellana – Chef Giovanni Solombrino

TEMPERAGGIO: TUTTI I PASSAGGI

Dopo aver visto gli strumenti utili per il temperaggio vediamo ora quali sono i passaggi per lavorare il cioccolato e renderlo modellabile.

  • Fondete il cioccolato a bagnomaria, misurate la temperatura e, una volta raggiunti i 54° C, fatene colare due terzi sul tavolo in marmo, lasciando l’ultima parte nella ciotola, che deve restare lontana dal piano in marmo per evitare di abbassare ulteriormente la temperatura.
  • Lavorate il cioccolato fuso con movimenti decisi fino ad abbassare la temperatura a 28° C. Raggiunta tale gradazione, versatelo nella ciotola e continuate a girare fino a far alzare la nuovamente la gradazione a 32° C.
  • Raggiunti i 32° C, potete stendere il cioccolato per creare delle forme, modellandolo in base alla ricetta.

Queste temperature vanno bene per il cioccolato fondente mentre per il cioccolato al latte la fase bagnomaria deve raggiungere una temperatura tra i 45° C e i 50° C al massimo, lavorato sul piano in marmo fino a 27° C, per poi rialzare la gradazione fino a 29° C prima di essere modellato. Leggermente inferiori sono, infine, le temperature per il cioccolato bianco: è fondamentale non superare i 45° C per la fusione, va abbassato a 26° C sul piano in marmo, poi poi rialzare la temperatura fino a 28° C in ciotola.

Ora che il cioccolato ha raggiunto la giusta temperatura potete utilizzarlo per la modellare o creare cioccolatini mettendolo in stampi appositi. Il prodotto migliore in tal senso è il cioccolato di copertura che prevede un quantitativo di almeno il 25% di burro di cacao. A seconda della densità potrà essere applicato a differenti preparazioni: con una minore percentuale di burro di cacao risulterà più denso e adatto alla produzione di cioccolatini; per un migliore rivestimento, si dovrà invece preferire una fluidità media; mentre un composto particolarmente ricco di burro di cacao, infine, sarà perfetto per modellare il cioccolato negli stampi.

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La zuppa inglese classica

La ricetta della zuppa inglese classica, il tradizionale dolce al cucchiaio a base di latte, savoiardi, alchermes e cacao.

INGREDIENTI

  • 1 L latte
  • 430 g zucchero più un po’
  • 250 g liquore alchermes
  • 180 g tuorli
  • 80 g farina
  • 30 g cacao amaro
  • savoiardi soffici grandi
  • mezzo baccello di vaniglia
  • limone

Durata:2 h 45 min Livello:Facile Dosi:12 persone

PREPARAZIONE della zuppa inglese classica

  • Per la ricetta della zuppa inglese classica, raccogliete in una ciotola capiente i tuorli con 350 g di zucchero, mescolate bene con la frusta, poi incorporatevi la farina. Portate a bollore il latte con il baccello di vaniglia, aperto a metà per il lungo, e un po’ di scorza di limone; filtratelo sui tuorli, mescolate velocemente, quindi riportate tutto sul fuoco basso e continuate ad amalgamare, finché non otterrete la consistenza della crema pasticciera: ci vorranno 5-6’.
  • Dividete la crema in due ciotole; in una spolverizzatevi un pizzico di zucchero, così non si formerà la pellicola in superficie; nell’altra setacciatevi il cacao e mescolate. Fate raffreddare le creme.
  • Portate a bollore 170 g di acqua con 80 g di zucchero, ricavando uno sciroppo, poi spegnete, aggiungetevi l’alchermes e versate la bagna ottenuta in una pirofila.
  • Immergete velocemente i savoiardi nella bagna, su entrambi i lati, in modo da colorarli senza inzupparli troppo (circa 2 secondi per lato).
  • Disponetene uno strato in una coppa di vetro (ø 20 cm, h 7-8 cm) e copriteli con una parte della crema al cacao.
  • Proseguite con altri savoiardi bagnati, disponendoli perpendicolarmente ai precedenti, e uno strato di crema classica; continuate nello stesso modo e con lo stesso ordine fino alla fine degli ingredienti, terminando con uno strato di crema classica e gli ultimi savoiardi bagnati. Sigillate con la pellicola e ponete in frigo per almeno 2 ore. Completate a piacere con panna montata.

Altre classiche creme da provare

In cerca di altre creme deliziose da gustare con il cucchiaino o da usare in pasticceria per farcire torte e pasticcini?

La crema pasticcera è sicuramente la scelta più classica: ideale come ripieno per i dolci, ma anche da servire al cucchiaio, completandola con un crumble o con la frutta fresca.

Un’altra ricetta da provare è quella dello zabaione, una crema a base di tuorlo d’uovo, zucchero e marsala. Perfetta sia fredda che calda, da sola o in accompagnamento ad altri dolci.

Sai come si struttura una Brigata di Cucina? Leggi qui.

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Chef de cuisine (capocuoco o chef di cucina)

Se lo Chef de cuisine (capocuoco o chef di cucina) lavora in locali di piccole dimensioni, o in cucine poco strutturate, ha mansioni principalmente operative: prima di tutto cucinaregestire gli approvvigionamenti e le scorte alimentari, tenere in ordine la cucina. Se invece lavora in brigate di cucina organizzate, in ristoranti e hotel di alto livello, lo chef certamente cucina e crea nuovi piatti, ma più spesso si occupa di gestire la cucina come un vero e proprio manager, ovvero come Executive Chef o Chef de Cuisine.

Decide il menù, pianifica e dirige la preparazione dei piatti, assegna i compiti agli altri cuochi, gestisce il budget, stabilisce i turni di lavoro e interviene per assumere nuovo personale di cucina, secondo le necessità – mantenendo sempre uno stretto contatto con la direzione della struttura (il Restaurant Manager o il Food & Beverage Manager, se lavora in un hotel).

In una brigata di cucina:

  • coordina il lavoro dei membri della brigata, stabilendo i turni di lavoro e assegnando i giorni di riposo;
  • dispone compiti e lavori di routine e speciali;
  • indirizza e aiuta l’attività dei suoi collaboratori;
  • consiglia, propone e redige i menù;
  • verifica gli ordini di generi alimentari stilati dai capipartita;
  • compila la lista della spesa;
  • si assicura sempre del buon funzionamento dei macchinari di cucina essenziali per una buona riuscita di una portata;
  • è a stretto contatto con la direzione della struttura e con la reception;
  • sta a contatto con i fornitori;
  • nelle grandi strutture ricopre il ruolo di aboyeur (annunciatore).

In ogni caso, il cuoco è la colonna portante della cucina, e ricopre un ruolo di grande responsabilità: deve essere in grado di coordinare in maniera razionale le mansioni dei vari dipendenti impegnati ai fornelli, di gestire gli acquisti alimentari rispettando il budget (così da garantire alla clientela sempre la massima qualità, riducendo al minimo gli sprechi), e ottenere il massimo dal lavoro in cucina.

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La brigata di cucina

La brigata di cucina è l’insieme di tutto il personale di cucina, sia operatori qualificati che apprendisti, che opera nella preparazione professionale di vivande.

Il concetto di brigata di cucina è stato ideato da Auguste Escoffier, come struttura gerarchica organizzata in forma piramidale in cui mansioni e compiti erano rigorosamente distribuiti in ruoli specializzati, separati ma interdipendenti, come in una brigata militare. Tale struttura era ideata per rispondere innanzitutto alla sfida costituita dalle esigenze dei grandi hotel di fine Ottocento circa la qualità e la rapidità delle preparazioni. Si tratta di uno schema che rimase invariato fino agli anni sessanta. Il termine è rimasto in uso per definire anche le strutture di dimensioni ben minori, spesso con gerarchia meno rigida, caratteristiche della ristorazione attuale.

Struttura della brigata di cucina

Questa organizzazione gerarchica prevede che ci sia un capo responsabile e una serie di altre figure a lui subordinate. Particolarmente all’estero, in una struttura complessa composta da più ristoranti (chiamati anche outlet), vi sono più chef di cucina i quali di solito riportano direttamente a un executive chef, coadiuvato da un executive sous-chef. Il capo della brigata di una cucina è lo chef di cucina (chef de cuisine), coadiuvato dal sous-chef (“sottocapocuoco”). Ad essi rispondono i vari chef de partie (capipartita). “Partite” (parties) sono i vari settori in cui è divisa la cucina, per Escoffier erano cinque. Ad oggi la brigata moderna è divisa in piatti caldi, piatti freddi, macelleria, panetteria-pasticceria. Ai vari chef di partita rispondono i commis.

La brigata di cucina in una struttura complessa

Executive chef

Executive sous-chef

Chef de cuisine (capocuoco o chef di cucina)

Sous-chef (sottocapo cuoco)

Chef de partie (capopartita)

Chef saucier (salsiere)

Chef garde-manger (cambusiere o dispensiere)

Chef poissonier (pesciaiolo o ittico)

Chef communard (cuoco equipaggio o cuoco del personale)

Chef rôtisseur (rosticciere)

Chef entremetier

Chef potager (minestraio)

Chef legumier (verduraio)

Chef pâtissier (pasticciere)

Chef tournant (turnante)

commis

Chef de froid

Chef grillardin (grigliere)

Chef glacier (gelatiere)

Chef confiseur (confettiere)

Chef de garde (cuoco di guardia)

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