Lo smalto semipermanente

Per unghie sempre curate sia delle mani che dei piedi, non può mancare lo smalto semipermanente, alleato prezioso di ogni donna.

Le mani sono molto spesso un vero e proprio biglietto da visita e lo stesso vale per le unghie: delle belle mani, morbide e senza callosità, con unghie curate ed esaltate magari da una passata di smalto e una buona manicure fanno subito un’ottima impressione. Lo stesso discorso ovviamente vale per i piedi che, soprattutto in estate, diventano veri e propri protagonisti.
Per le donne poi le unghie sono spesso anche un vero e proprio vanto: curarle, dargli la forma che si desidera e colorarle a seconda dell’outfit o della moda del momento è una delle cose che ci fa sentire sempre in ordine e alla moda.

Ormai da più di qualche anno si è diffusa la moda dello smalto semipermanente: l’unico modo per avere unghie sempre perfette, senza dover ricorrere uno giorno sì e uno no, a smalti e acetone.
Lo smalto permanente ha una durata che varia a seconda di una serie di fattori, in primis la velocità di crescita delle unghie che, ricordiamo, è sempre maggiore per le unghie delle mani e meno per quelle dei piedi.
Per mani e piedi sempre curati e del colore che si preferisce dunque lo smalto semipermanente è la soluzione ideale, consigliato soprattutto a chi non ha molta dimestichezza con smalti & co. o non ha il tempo di dedicarsi a una manicure o pedicure casalinga frequente, ma desidera comunque unghie curate.

Smalto semipermanente durata: ogni quanto occorre fare il ritocco

La durata dello smalto semipermanente è una delle prime motivazioni che spinge a ricorrere a questa pratica estetica: soprattutto prima di partire per le vacanze o prima di iniziare una nuova stagione lavorativa, ricorrere allo smalto semipermanente mette al riparo da unghie poco curate o anonime, regalando un bel colore per parecchio tempo e senza pensieri.

Quanto dura però effettivamente lo smalto semipermanente?

Trattandosi di un prodotto fotoindurente in gel, una via di mezzo tra la ricostruzione in gel e il comune smalto, si può applicare su unghie naturali o su unghie ricostruite e si può stendere a casa oppure dall’estetista e dunque la durata dipenderà anche da questi fattori. La durata è genericamente di 3 settimane, quindi decisamente più lunga rispetto al normale smalto per unghie. Naturalmente questa è la durata media considerata anche sulla normale velocità di crescita delle unghie delle mani, mentre per i piedi i tempi potrebbero allungarsi anche fino al mese.

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I tagli di capelli che non passano mai di moda

Cambiare taglio di capelli è sempre un avvenimento importante per noi donne! Basta una sforbiciata di anche pochi centimetri e il nostro look si trasforma completamente, facendoci sentire persone nuove. Perciò, scegliere il giusto taglio di capelli è di fondamentale importanza! Ci sono poi alcuni tagli di capelli che non passano mai di moda…

1. Caschetto pari

Il caschetto detto anche carrè o bob, è un taglio classico molto versatile e amato dalle donne, tanto da essere sempre presente sulle passerelle di moda delle ultime stagioni: che sia corto, scalato o lungo (long bob) è spesso la giusta via di mezzo tra i tagli corti, i pixie cut, e i capelli lunghi. È un taglio molto femminile che può essere declinato in tanti modi diversi: liscio, sfilato, lungo, mosso, con frangia, asimmetrico. Inoltre si adatta a tutte le età e a tutte le donne: a chi ha capelli lisci o mossi, inoltre può essere raffinato ed elegante o sbarazzino, a seconda delle esigenze. I capelli a caschetto richiedono poi poca manutenzione: risulta quindi un taglio molto pratico da portare. È importante poi adattarlo al nostro stile e al nostro viso per un look perfetto.

2. Pixie cut

Tendenzialmente, i capelli sono più corti dietro e scalati nella zona davanti. Le ragazze anticonvenzionali degli anni Venti iniziarono a portare tagli perlopiù da uomo, come ad indicare una sorta di ribellione nel periodo di fuoco in cui le donne ancora non avevano diritto di voto. Questo tipo di taglio diventò ancora più celebre negli anni Cinquanta, quando Audrey Hepburn lo sfoggiò durante il debutto del famoso film “Vacanze Romane”: fu una moda portata avanti anche successivamente da Mia Farrow, nonché l’iconica Twiggy e Goldie Hawn. Moltissime altre star del cinema come Mary Quant, Annie Lexon e la principessa Lady D. negli anni successivi, portarono avanti la tendenza.

4. Capelli medi mossi

Nati come una tendenza solo un paio di stagioni fa, i capelli medi mossi sono diventati rapidamente un taglio di capelli passepartout entrando di diritto tra gli “intramontabili”. I motivi sono tanti, uno su tutti la versatilità. Donano praticamente a qualsiasi tipo di viso e sono molto più “facili” da portare rispetto al classico caschetto corto e geometrico (e richiedono sforbiciate meno frequenti).

Lo styling mosso può essere messy oppure più definito.

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Tecniche di miscelazione di un cocktail

A seconda di quali e quanti ingredienti andiamo a miscelare, in base alla temperatura di servizio, seguendo regole e dettami storici che sono giunti fino a noi grazie a libri e passaparola, ogni drink avrà un suo metodo di costruzione. Sono diverse le tecniche di miscelazione di un cocktail. Di seguito elenchiamo e descriviamo brevemente, quelle più diffuse e quelle che devono essere bagaglio culturale e tecnico per qualsiasi barman.

Mixing glass

Il mixing glass (o mixer) è un bicchiere in vetro o cristallo. Per miscelare i cocktail con il mixing glass è necessario il mixing spoon, (mudler, bar spoon) o cucchiaio lungo, e filtrare il ghiaccio con lo strainer.

Lo strainer o passino è utilizzato per filtrare il ghiaccio dal mixing glass, dal boston e a volte dai bicchieri.

Nel bicchiere si preparano tutte quelle bevande miscelate che vanno sotto il nome di on the rock. La caratteristica di queste bevande è la presenza del ghiaccio in cubi.

I bicchieri più utilizzati in questo caso sono old fashioned e tumbler medio. Altri cocktail che si preparano nel bicchiere sono gli sparkling, preparati nell flûte o coppa asti, e molti long drink preparati negli highball, grandi goblet o altri bicchieri di capienza compresa tra 25 e 33 centilitri.

Miscelazione nel mixing glass

  1. porre alcuni cubetti di ghiaccio nella coppetta
  2. raffreddare il mixing glass
  3. scolare accuratamente l’acqua di fusione
  4. versare gli ingredienti
  5. miscelare velocemente e in modo energico con il mixing spoon
  6. togliere il ghiaccio dai bicchieri
  7. mescere il cocktail, filtrando il ghiaccio con lo strainer
  8. disporre l’eventuale decorazione
  9. riordinare il banco
  10. servire il cocktail

Shaker tradizionale

Lo shaker tradizionale è costituito da tre pezzi;

Base: serve a contenere ghiaccio e liquori e può essere d’acciaio o cristallo.

Cupola, o passino: si incastra sulla base e serve a trattenere il ghiaccio durante la mescita.

Cappello: è il tappo e chiude la cupola.

I tre pezzi quando sono incastrati tra loro devono garantire la perfetta chiusura, così da evitare spruzzi o sgocciolamenti durante la miscelazione.

Quando usare lo shaker o il mixing glass

L’uso di shaker o mixing glass è regolato dal tipo di prodotti che compongono il drink.

Si deve utilizzare lo shaker tutte le volte in cui la trasparenza del cocktail è preclusa dalla natura degli ingredienti o di un solo ingrediente. Gli ingredienti, utilizzati anche in piccole percentuali che richiedono lo shaker sono: succhi di frutta, spremute, sciroppi, liquori molto dolci, uovo, crema di latte.

Si usa il mixing glass quando il drink deve restare limpido e trasparente. Gli ingredienti che richiedono l’uso del mixing glass sono i vini, i vini aromatizzati come il vermut, e i vini liquorosi quali il marsala, lo sherry, il porto.

Boston shaker

Il boston shaker o shaker americano è formato da due pezzi;

  • un bicchiere d’acciaio che ha capienza maggiore ed un’apertura più larga
  • bicchiere in vetro meno capiente e con un’apertura più stretta

Per filtrare il ghiaccio, è sempre consigliabile utilizzare lo strainer. Quando si shakera la parte in acciaio può essere tenuta verso l’alto o verso il basso. Il ghiaccio può essere messo nel vetro o nel bicchiere d’acciaio.

Miscelazione nel boston shaker

  1. raffreddare i bicchieri con del ghiaccio
  2. raffreddare la parte in acciaio dello shaker
  3. versare i prodotti richiesti dalla ricetta nella parte in vetro
  4. scolare accuratamente l’acqua di fusione dalla parte d’acciaio
  5. versare la miscela nella parte d’acciaio sul ghiaccio
  6. chiudere lo shaker dando un colpetto sul bordo del vetro
  7. miscelare
  8. eliminare il ghiaccio dai bicchieri
  9. versare il cocktail nel bicchiere
  10. disporre l’eventuale guarnizione
  11. riordinare gli attrezzi
  12. servire il cocktail

Variante 1:

Raffreddare i bicchieri, introdurre e rigirare alcuni cubetti di ghiaccio nel vetro del boston ed eliminare l’acqua di fusione, versare i prodotti nel vetro e sul ghiaccio, chiudere e agitare lo shaker, togliere il ghiaccio dai bicchieri, infine, mescere il drink.

variante 2:

Raffreddare i bicchieri, introdurre il ghiaccio nella parte d’acciaio e raffreddarla girando il ghiaccio con il mixing spoon, scolare l’acqua di fusione dalla parte d’acciaio dello shaker e versare gli ingredienti sul ghiaccio nella parte in metallo. Chiudere lo shaker con il vetro, agitare lo shaker, togliere il ghiaccio dai bicchieri e mescere il drink.

Il movimento di miscelazione deve essere laterale ed avvenire all’altezza della spalla destra o sinistra. Durante la parte d’acciaio o quella in vetro, possono stare indifferentemente in alto o in basso.

On the Rock

La preparazione sul ghiaccio è un’altra tecnica di miscelazione, non solo per i cocktail che la richiedono d’ufficio, come americano o negroni, ma per qualsiasi cocktail che si vuole rendere più “leggero”,  grazie alla maggiore diluizione data dalla lenta fusione del ghiaccio.

Gli on the rocks sono drink medi, quantità 8/10 centilitri, si preparano direttamente sul ghiaccio in un bicchiere di tipo tumbler o old fashioned. Gli on the rock è preferibile servirli con un cocktail stick.

 

Miscelazione degli on the rock

Nel bicchiere di tipo old fashioned o tumbler medio:

  1. mettere il ghiaccio nel bicchiere
  2. versare direttamente i liquori sul ghiaccio
  3. disporre l’eventuale guarnizione.
  4. riordinare il banco
  5. servire il cocktail con cocktail stick corto

Per la preparazione di bevande “on the rock” di solito non si procede al raffreddamento e all’eliminazione dell’acqua di fusione. Volendo operare in modo più corretto si dovrebbe:

  1. raffreddare il bicchiere
  2. scolare l’acqua trattenendo il ghiaccio con il cucchiaio o lo strainer, in questo caso fare attenzione a non toccare l’orlo del bicchiere con le dita.
  3. versare i prodotti
  4. miscelare leggermente con uno stick
  5. inserire le guarnizioni
  6. riordinare il banco
  7. servire il cocktail con cocktail stick corto

Blender

Il blender è un frullatore elettrico utilizzato nella preparazione di bevande, come frozen e colada, in cui una componente alcolica è miscelata con frutti e ghiaccio.
Il blender deve garantire: robustezza, minimo ingombro, facilità d’innesto e pulizia.

É formato da una base, che contiene il motore, e da una campana da innestare sulla base. É preferibile che il blender abbia un motore a due velocità e un numero di giri al minuto molto elevato per garantire l’emulsione degli ingredienti in tempi brevi.

La campana deve avere una capacità di 1 o 2 litri, può essere in vetro, acciaio inox, e policarbonato. La campana del blender deve essere dotata di lame molto resistenti, capaci di frullare ed emulsionare la bevanda, e spezzare il ghiaccio.

Per garantire la durata delle lame, si consiglia, comunque, di frullare con ghiaccio in scaglie o tritato. É sempre utile premunirsi con una riserva delle componenti più a rischio d’usura o rottura: lame, guarnizione e campana.

CPFP Alberghiera Viterbo

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Cosa si intende per cocktail

Cocktail è un termine molto generico con il quale si vuole indicare una bevanda miscelata, composta di almeno due ingredienti. Cosa si intende per cocktail? Bisogna specificare che non ci sono precise codifiche internazionali, e le varie associazioni di barman dei diversi paesi che fanno parte dell’IBA (International Bartenders Association, l’associazione internazionale dei barman di cui fa parte anche l’Italia), pur condividendo molti concetti comuni e aver codificato alcune ricette di cocktail, a volte hanno nozioni diverse relative alle quantità di mescita e alle tecniche d’esecuzione.

In senso generico, il cocktail è una bevanda calda o fredda, più o meno alcolica o analcolica, servita con o senza ghiaccio, composta di due o più ingredienti, senza considerare la quantità del drink, le tecniche di esecuzione, l’ora di servizio e la presentazione.

Per essere più precisi e professionali, si devono conoscere alcune regole che consentono di condurre le bevande in categorie, o famiglie, così da semplificare l’identificazione, facilitare l’esecuzione, consigliare e realizzare il cocktail più adatto, in un determinato momento, con una maggiore possibilità di successo.

Si devono pertanto conoscere:

  • quantità e frazionamento degli ingredienti;
  • numero e caratteristiche degli ingredienti;
  • tecniche di preparazione;
  • modo di servizio.

La diversa quantità di mescita dei cocktail crea tre gruppi principali di bevande miscelate

  • short drink cl 6/7;
  • medium drink cl 8/15
  • long drink cl 20.

La capacità complessiva di ogni gruppo, si tratti di cocktail corto, medio o lungo, è raggiunta attraverso l’unione di massimo cinque ingredienti comprese le gocce e, nel solo caso dei long drink, anche dei diluenti. Gli ingredienti dei cocktail, in modo da dosarne correttamente la quantità, sono frazionati in centilitri.

In Italia si opera con la suddivisione accennata di bevanda corta, media e lunga. Ogni gruppo è composto di varie categorie o famiglie di bevande, simili nella quantità di mescita, ma che si differenziano per:

  1. ingredienti;
  2. guarnizioni;
  3. tecniche di preparazione;
  4. servizio

Ingredienti

I cocktail, corti, medi o lunghi, sono composti di un massimo di cinque ingredienti, comprese le gocce. Tra i cinque ingredienti che compongono i long drink è compreso anche il diluente (bibita, succo, vino, ecc.).

L’eventuale guarnizione non è considerata ingrediente, e il liquore o sciroppo, usato per colorare lo zucchero che orla il bicchiere, o che “sfuma” la guarnizione con un colore diverso, è da contarsi tra i cinque ingredienti che compongono la ricetta.

Il cocktail è composto di:

  1. base alcolica;
  2. prodotti aromatizzanti o modificanti;
  3. prodotti coloranti.

Nella preparazione di un cocktail non si possono unire due acquaviti o due distillati, salvo che questi non siano prodotti dalle stesse materie prime. La base alcolica è la struttura del cocktail, e dovrebbe formare la metà della miscela, la sua personalità deve essere percepita anche dopo l’unione dei modificanti e dei coloranti.

Base alcolica

La scelta della base non agisce solo sul gusto finale, ma può condizionare il ruolo del drink, pre dinner, after dinner, tutte le ore.
Distillati e liquori di solito usati come aperitivi, saranno le basi di cocktail aperitivi, mentre bevande di solito utilizzate come digestive, saranno la base di cocktail after dinner.

Aromatizzanti

L’aromatizzante è un prodotto utilizzato per creare un gusto e un profumo particolare, o variare, attraverso ingredienti diversi, il gusto e il profumo della base alcolica, così da ottenere sapori e profumi nuovi.

Coloranti

Colorare significa, dare una tonalità piacevole e invitante al drink in modo da renderlo appetibile.

I prodotti modificanti e i coloranti, sono dati da liquori, creme, sciroppi, succhi di frutta, spremute; nei cocktail alimentari si possono usare ancora: uova, latte, panna, yogurt, e nei long drink il gelato.
I modificanti e i coloranti, avendo gusti differenti e caratteristici, non sempre sono compatibili tra loro.

Classificazione dei cocktail

Anche qui non esiste una classificazione ufficiale delle varie tipologie di bevande miscelate, e in campo internazionale si riconoscono circa una quarantina di famiglie.

Le famiglie dei cocktail

Sono delle linee guida che consentono al barman di poter riconoscere ed eseguire in modo più preciso la miscelazione.
Una famiglia è formata da una serie di cocktail che hanno in comune uno schema fisso, dato da uno o più ingredienti o tecniche di preparazione o presentazione non variabili al variare della ricetta, e solo alcuni ingredienti cambiano, caratterizzando la singola ricetta.

Conoscere le famiglie aiuta ad individuare lo schema, ed è sufficiente variare solo gli ingredienti della ricetta specifica per creare un’infinità d’altre ricette.

Vediamo quali sono le famiglie più importanti, considerando soprattutto quelle il cui schema è codificato dalle ricette presenti tra le ricette dei cocktail IBA. È importante ricordare che queste non sono leggi stabilite in un codice, si possono applicare idee personali ma sempre con un certa attenzione.

Le libertà nella preparazione dei cocktail, lasciate all’arbitrio del barman, sono quelle che s’incontrano nella sfera delle sfumature.

Variazioni personali sui prodotti e sulle quantità di servizio, sono da valutare attentamente.

Le marche dei prodotti, almeno dove non sono stabilite, possono essere cambiate liberamente.

Dal campo delle variazioni sono assolutamente esclusi i cocktail IBA codificati, le cui ricette sono da eseguire così come sono.

Cocktail

La categoria più rappresentativa e numerosa degli short drink è quella dei cocktail.
Quando il sostantivo cocktail è usato in riferimento a questa famiglia di short drink, non è più un termine generico, ma una categoria di bevande miscelate che risponde a precisi criteri di preparazione.

Cocktail è una miscela corta, di 7 cl, sempre alcolica, aperitiva o digestiva (before dinner, after dinner), composta di:

  1. non più di cinque ingredienti, comprese le gocce;
  2. si prepara nello shaker o nel mixing glass;
  3. servita fredda, senza ghiaccio,
  4. nella coppetta da cocktail.

Le guarnizioni che eventualmente completano il drink devono essere di piccola fattura e sempre commestibili. Gli ingredienti sono dati da: acquaviti, distillati, liquori, creme di…, vini liquorosi, vini aromatizzati, succhi di frutta, spremute, sciroppi.

Fonte_prever.edu.it

La passione per creare cocktail impeccabili può essere coltivata tramite un corso barman, oppure mediante la frequenza dei corsi specifici e avanzati di decorazione e intaglio frutta, ma non prima di aver conseguito un diploma presso una Scuola di Formazione Professionale.

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Crostata di mele

La crostata di mele è un grande classico tra i dolci da forno, fa parte della nostra tradizione, ogni famiglia ha la sua ricetta. Solo a sentirla nominare la crostata di mele ti da un senso di casa e rievoca vecchi ricordi legati a nonne e cucine invase da profumi buoni

Se vorrete provare a rifare questa crostata vi consigliamo di preparare con anticipo, anche il giorno prima, la pasta frolla, il pan di Spagna e la crema pasticciera.

 Tempo di cottura35 minuti
 Porzioni6 persone

INGREDIENTI

  • 300 gr pasta frolla
  • 50 gr pan diSpagna
  • 500 gr crema pasticciera
  • 400 gr mele golden o renette
  • 20 gr burro
  • 40 gr zucchero semolato
  • 40 gr uvetta
  • 20 gr liquore alla vaniglia
  • 50 gr succo di limone
  • qb zucchero a velo per spolverizzare

Per la finitura:

  • 200 gr mandorle a filetti
  • 150 gr zucchero semolato
  • 60 gr acqua

I laboratori di pratica

  1. Iniziare preparando la pasta frolla, la crema pasticciera e il pan di Spagna, le ricette le trovate tra le mie basi.
  2. Preparare il ripieno: sbucciare le mele, togliere il torsolo e tagliarle a dadini. Saltarle in padella con il burro, lo zucchero semolato, l’uvetta, il liquore alla vaniglia e il succo di limone. Lasciare caramellare e poi fare raffreddare.
  3. Imburrare una tortiera di circa 20 cm di diametro. Con l’aiuto di un mattarello stendere la frolla e foderare lo stampo. Ritagliare un disco di pan di Spagna dello spessore di circa 0,5 cm e posizionarlo sulla frolla. Sopra stendere uno strato di crema pasticciera ben livellata e da ultime disporre le mele.
  4. Ora preparare le mandorle: mescolarle con l’acqua e lo zucchero e spargerle sulla crostata.
  5. Infornare a 175 °C per circa 35 minuti. Una volta fredda spolverizzarla con lo zucchero a velo.

La crostata di mele si conserva per un paio di giorni in un luogo fresco e poco umido.

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Capelli corti, medi e lunghi: quando tagliare?

C’è chi va dal parrucchiere tutte le settimane e chi invece fa visita al salone dell’hair stylist due volte l’anno: una delle domande più gettonate relative alla cura dei capelli è sicuramente quella che riguarda la tempistica con la quale bisognerebbe curare il taglio. Ogni quanto tempo bisogna tagliare i capelli? C’è un periodo preciso oppure il lasso di tempo tra un taglio e l’altro varia in base al tipo di capello?

Perché tagliare i capelli?


Senza dubbio tagliare i capelli nel momento giusto rende la chioma più sana e più forte, ma anche più bella. C’è chi segue le fasi lunari e taglia i capelli il giorno prima della luna piena se vuole rinforzarli, oppure in luna calante se vuole fare durare il taglio a lungo. La frequenza con la quale si devono tagliare i capelli però, dipende sia dal taglio che dalla struttura del capello: quando cresce infatti, si assottiglia e per tanto è più facile che si spezzi. Per questo motivo bisogna sempre tenere sotto controllo il taglio, in modo da eliminare le punte più sottili e rendere la chioma più forte.

Tagliare i capelli: ogni quanto?

In generale, per avere sempre un taglio perfetto e per combattere le doppie punte, bisognerebbe prendere appuntamento dal parrucchiere per il taglio ogni sei – otto settimane: in media il capello cresce di circa un centimetro al mese; se vuoi eliminare le doppie punte mantenendo però la tua lunghezza e tagli regolarmente ogni mese i tuoi capelli, non dovrai fare altro che chiedere al parrucchiere di spuntarli di circa un centimetro. E la frangia? Sicuramente ha bisogno di più cure perchè basta un capello fuori posto per rovinare il look: concediti una coccola e vai dal parrucchiere ogni tre settimane per una piega, così avrai modo di far controllare anche la lunghezza della tua frangia.

Quando tagliare?


Senza dubbio il taglio che richiede più cura è quello corto: basta un ciuffo fuori posto per rovinarlo e far apparire i tuoi capelli trasandati. Se hai i capelli corti quindi, dovrai andare dal parrucchiere una volta al mese, ma il tempo si accorcia se il tuo taglio è netto e preciso. In questo caso dovrai controllare che le ciocche siano perfettamente regolari ogni tre settimane. Se il capello è medio lungo e trattato con cura invece, potrai tagliare i capelli ogni tre – quattro mesi, spuntando le lunghezze e le punte, ovvero la parte di capello che si rovina più facilmente. È invece da sfatare il mito per cui il capello lungo non ha bisogno di cure:  anche se vuoi mantenere la lunghezza è consigliato andare dal parrucchiere per rivedere il taglio almeno due – tre volte l’anno per rendere la chioma più sana e fluente.

CPFP Ivan Rossi Civita Castellana

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I passaggi della manicure professionale

Vediamo in cosa consiste la manicure dall’estetista e quali sono i passaggi della manicure professionale classica. I passaggi di cui parleremo di seguito vengono proposti in caso di mani e unghie che non presentano problemi, sane, forti e ben idratate.

Ogni caso è diverso: se le tue unghie hanno particolari patologie o problematiche trattabili con un intervento estetico, l’estetista realizzerà un trattamento curativo apposito.

Valutazione dello stato di salute della tua mano

Come prima cosa lo stato delle unghie e della pelle delle mani viene valutato e controllato per capire quale intervento proporre.
Se non ci sono problemi, l’estetista comincia la sua manicure disinfettando le mani, applicando una soluzione antimicotica per garantire la massima igiene e prevenire la presenza di batteri. Questo è il primo step della tua manicure con cui si comincia a predisporre le mani e la mente ad un trattamento piacevole e rilassante.

Curare e ammorbidire le cuticole

È il momento della rimozione delle cuticole, quelle antiestetiche pellicine che si formano sul contorno dell’unghia. Se non sono presenti infezioni o patologie, l’estetista inizierà a eliminare le cuticole con un impacco idratante e ammorbidente con olio, ripulendo così la base dell’unghia e respingendo le pellicine con un attrezzo sterilizzato. Vengono poi rimosse tutte le impurità che si formano sotto le unghie.

Taglio e limatura delle unghie

A questo punto le unghie vengono preparate per essere limate. La limatura permette di dare alle unghie la forma desiderata. Per raggiungere la lunghezza che si vuole ottenere, oltre alla lima si possono utilizzare forbicine o tronchesine. Una brava estetista saprà utilizzare al meglio tutti gli attrezzi per ottenere una limatura perfetta e regolare, lavorando con cura per evitare che le unghie si rompano, scheggino o che siano sottoposte a stress.
La nail art propone ogni anno forme diverse per la tua manicure: unghie a mandorla, squadrate, corte o a punta. Le nostre estetiste concorderanno con te forma, lunghezza e decorazione delle unghie prima di cominciare il trattamento.

Applicazione dello smalto classico o semipermanente

L’unghia ora è pronta per l’applicazione dello smalto. Puoi scegliere tra un nude look, naturale e raffinato, con uno smalto trasparente o nuance tenui che richiamano la tonalità della tua pelle, oppure uno smalto classico nel tuo colore preferitoun gel unghie o decorazioni fashion per unghie ispirate alle ultime tendenze della nail art.
Tra i trattamenti smalto unghie è molto apprezzato lo smalto semipermanente, che dura circa tre settimane, dà lucentezza e colore all’unghia e possiede anche una funzione protettiva, prevenendo la rottura delle unghie e mantenendole sane e forti. Questa è un’ottima soluzione per avere sempre mani in ordine.
Un altro grande must della nail art è la french manicure, una decorazione unghie che continua ad essere di moda e si rinnova con motivi decorativi e nuance particolari di anno in anno.

Leggi qui in cosa consiste la manicure dall’estetista.

Se vuoi diventare Estetista, leggi qui.

La manicure dall’estetista

Le mani sono il primo biglietto da visita. Prendersi cura delle proprie mani è importante. Una manicure in ordine e creativa è un vero accessorio di bellezza. Avere mani e unghie curate, sane e esteticamente perfette è fondamentale per sentirsi sempre a posto e sicure di sé.

Il significato di manicure è semplice: consiste nel prendersi cura delle proprie mani. Questo non vuol dire semplicemente limare una volta ogni tanto le unghie o passare uno smalto fashion, piuttosto si riferisce a una serie di passaggi per la cura completa e il benessere profondo di mani e unghie.

Cosa fa l’estetista e cosa puoi fare prenotando una manicure? Se le tue unghie sono sane e il tuo obiettivo è quello di rendere le mani più belle, allora puoi optare per una manicure estetica.

Se invece hai dei piccoli problemi alle unghie, l’estetista si concentrerà su una manicure curativa per recuperare la bellezza naturale delle mani, con massaggi e prodotti idratanti, eliminando callosità e cuticole secche. Un’estetista seria e competente lavorerà sempre integrando i due tipi di manicure, assicurandosi che le tue unghie siano sane e abbiano un bell’aspetto.

Manicure estetica: smalto e trattamenti per rendere belle le tue mani

Cos’è la manicure estetica e come riesce a rendere le tue mani curate e piacevoli da guardare? L’obiettivo di una buona manicure estetica è quello di avere unghie curate, in salute e raffinate. L’estetista combinerà sempre benessere e estetica proponendoti trattamenti di bellezza come l’applicazione di uno smalto classico o semipermanente, con i colori più trendy, la limatura delle unghie per dargli una forma particolare o una lavorazione di routine, accorciando le unghie e rimuovendo le cuticole secche.

Un’estetista professionista ha sempre a cuore la salute delle tue mani, per questo prima di proporre un trattamento specifico, come ad esempio una ricostruzione unghie gel, si assicurerà sempre che sia quello più adatto alle tue mani.

Manicure curativa: elimina cuticole secche e altri piccoli fastidi

Una manicure curativa è necessaria quando le unghie non sono perfettamente in salute ma sono deboli, danneggiate o si spezzano facilmente a causa dell’onicofagia o di una alimentazione poco corretta.

Se le tue mani appaiono disidratate o screpolate, la tua pelle non è lucida e liscia ma presenta piccole callosità, una manicure curativa è la soluzione ideale. Un buon trattamento curativo, con creme idratanti e un prodotto rinforzante risolverà questi piccoli problemi che non necessitano dell’intervento di un medico specialista.

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Auto ibrida: una scelta ecologica.

Il mercato delle macchine è in continua evoluzione, e l’auto ibrida è una parte importante del futuro dell’automobilismo, è una scelta ecologica, tanto che il suo trend è in continua crescita in tutta Europa.
Il passaggio alla tecnologia ibrida è incentivato anche dai governi e dalle amministrazioni regionali. Chi sceglie un’auto ibrida può beneficiare di agevolazioni, spesso molto vantaggiose, come l’esenzione dal Bollo.
La convenienza di un’auto ibrida si misura anche in termini di incentivi statali e agevolazioni, come la possibilità di accedere liberamente e gratuitamente nelle ZTL e di bypassare i blocchi del traffico, a seconda della zona di residenza. 
Questi premi esistono per incentivare l’utilizzo dell’ibrido, perché nelle vetture ibride il motore elettrico affianca il tradizionale propulsore alimentato a benzina o a gasolio, permettendo un risparmio significativo in termini di carburante.
 Un veicolo ibrido, infatti, è un’auto che salvaguarda l’ambiente, riducendo i consumi e l’emissione di C02 rispetto alle automobili tradizionali.

Una tecnologia pulita ed ecologica

Per chi vuole rispettare l’ambiente, riducendo i consumi e l’emissione di gas inquinanti, l’auto ibrida è la scelta perfetta.
Questo perché il suo motore a combustione interna è supportato da un motore elettrico. Questo permette di trasformare l’energia di natura chimica del carburante in energia cinetica, caricare la batteria del motore elettrico, e recuperare energia durante la frenata rigenerativa. La tecnologia ibrida, inoltre, non riguarda solo l’aspetto ambientale, ma assicura anche un risparmio in termini economici.

 Guidare un’auto ibrida non significa solo dare un forte contributo alla riduzione delle emissioni di CO2, ma anche ottenere diversi vantaggi:
1. L’abbattimento dell’inquinamento acustico, perché le emissioni sonore del motore ibrido sono molto più basse di quello tradizionale. 
2. La guida metropolitana, perché il motore dell’auto ibrida si adatta ottimamente agli spostamenti brevi all’interno del caotico traffico cittadino.
  3. La facilità di manutenzione del veicolo, inoltre, è confrontabile con quella classica a cui si è abituati a sottoporre le proprie vetture.

Meno inquinamento, più vantaggi. 

Chi sceglie un’auto ibrida, sceglie di consumare meno carburante e ridurre l’inquinamento. Un’auto ibrida aiuta a ridurre i consumi e la relativa spesa.
Infatti, uno dei vantaggi principali di un’auto ibrida è l’esenzione fiscale. L’auto mista offre dei benefici considerevoli, anche se differenti da regione a regione.
Inoltre, sono molto comode da guidare: le emissioni sonore si riducono e il motore a scoppio permette di avere buone prestazioni sulla distanza.
Riassumendo, i vantaggi di avere un’auto ibrida si possono classificare in questi punti:
Risparmio.
Il bollo di un’auto ibrida costa meno perché calcolato solo sulla potenza dei cavalli erogati dal motore termico.
Mobilità
A seconda delle ordinanze comunali, le vetture ibride sono autorizzate a passare il varco ZTL senza pagare alcun pedaggio o in una forma ridotta. Ecologia.
Le auto ibride sono ecologiche perché la CO2 rilasciata nell’ambiente è più bassa. La presenza del motore elettrico integrato limita il consumo di carburante.
Inoltre, è stato dimostrato che i guidatori delle auto ibride sono molto più rilassati rispetto a chi guida macchine tradizionali.

Di auto ibride parliamo al CPFP Viterbo via Richiello, in questa Masterclass.

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La zuppa inglese classica

La ricetta della zuppa inglese classica, il tradizionale dolce al cucchiaio a base di latte, savoiardi, alchermes e cacao.

INGREDIENTI

  • 1 L latte
  • 430 g zucchero più un po’
  • 250 g liquore alchermes
  • 180 g tuorli
  • 80 g farina
  • 30 g cacao amaro
  • savoiardi soffici grandi
  • mezzo baccello di vaniglia
  • limone

Durata:2 h 45 min Livello:Facile Dosi:12 persone

PREPARAZIONE della zuppa inglese classica

  • Per la ricetta della zuppa inglese classica, raccogliete in una ciotola capiente i tuorli con 350 g di zucchero, mescolate bene con la frusta, poi incorporatevi la farina. Portate a bollore il latte con il baccello di vaniglia, aperto a metà per il lungo, e un po’ di scorza di limone; filtratelo sui tuorli, mescolate velocemente, quindi riportate tutto sul fuoco basso e continuate ad amalgamare, finché non otterrete la consistenza della crema pasticciera: ci vorranno 5-6’.
  • Dividete la crema in due ciotole; in una spolverizzatevi un pizzico di zucchero, così non si formerà la pellicola in superficie; nell’altra setacciatevi il cacao e mescolate. Fate raffreddare le creme.
  • Portate a bollore 170 g di acqua con 80 g di zucchero, ricavando uno sciroppo, poi spegnete, aggiungetevi l’alchermes e versate la bagna ottenuta in una pirofila.
  • Immergete velocemente i savoiardi nella bagna, su entrambi i lati, in modo da colorarli senza inzupparli troppo (circa 2 secondi per lato).
  • Disponetene uno strato in una coppa di vetro (ø 20 cm, h 7-8 cm) e copriteli con una parte della crema al cacao.
  • Proseguite con altri savoiardi bagnati, disponendoli perpendicolarmente ai precedenti, e uno strato di crema classica; continuate nello stesso modo e con lo stesso ordine fino alla fine degli ingredienti, terminando con uno strato di crema classica e gli ultimi savoiardi bagnati. Sigillate con la pellicola e ponete in frigo per almeno 2 ore. Completate a piacere con panna montata.

Altre classiche creme da provare

In cerca di altre creme deliziose da gustare con il cucchiaino o da usare in pasticceria per farcire torte e pasticcini?

La crema pasticcera è sicuramente la scelta più classica: ideale come ripieno per i dolci, ma anche da servire al cucchiaio, completandola con un crumble o con la frutta fresca.

Un’altra ricetta da provare è quella dello zabaione, una crema a base di tuorlo d’uovo, zucchero e marsala. Perfetta sia fredda che calda, da sola o in accompagnamento ad altri dolci.

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Le extension con microring

Valida alternativa alle extension adesive o con cheratina, le extension con microring garantiscono un risultato perfettamente naturale, di forte impatto. L’applicazione non richiede l’uso di colla e strumenti che possono stressare il capello.

Ecco il procedimento, step by step:

  1. selezionate una ciocca di capelli, partendo dalla nuca, e prelevatela con la coda del pettine;
  2. posizionate l’anello alla radice della ciocca selezionata;
  3. sollevate la radice della ciocca all’interno dell’anello;
  4. fate scorrere delicatamente la ciocca attraverso l’anello;
  5. tenete la ciocca con una mano e l’anello con l’altra;
  6. tirate l’anello fino a portare la ciocca all’interno del microring;
  7. rimuovete l’anello di supporto;
  8. posizionate il microring a circa un centimetro dal cuoio capelluto;
  9. stringete il microring con l’apposita pinzetta;
  10. appiattite il microring e fissatelo saldamente alla ciocca.

A differenza delle extension con cheratina, l’applicazione delle extension con microring, dette anche extension a freddo, non prevede l’uso di colle e sostanze adesive a caldo per il fissaggio. In buona sostanza, le estensioni vengono unite ai capelli naturali per mezzo di appositi anellini in rame ipoallergenico con rivestimento in silicone, che, come abbiamo visto, vengono fissati con un’apposita pinza. I microring possono essere riposizionati, seguendo la crescita naturale del capello.

A chi sono adatte le extension con microring

Le extension con microring esercitano inevitabilmente una pressione sulle ciocche di capelli naturali a cui vengono fissate. Se ne sconsiglia, pertanto, l’uso a chi ha capelli fragili, sottili e sfibrati.

Come rimuovere le extension con microring

La rimozione di questo tipo di extension è un’operazione piuttosto semplice, ma che sconsigliamo di effettuare da sole, per non rischiare di tirare, tendere e danneggiare i capelli naturali. Con la pinza utilizzata per l’applicazione, stringete il microring in modo da riportarlo alla forma originaria, e sfilatelo con la massima delicatezza dalla ciocca di capelli naturali.

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Il Mondo del Pedicure

Il corpo è un meccanismo complesso. Per far sì che funzioni al meglio, dobbiamo imparare a prenderci cura di ogni sua parte. I piedi vengono spesso trascurati, nascosti, dimenticati, benché siano una delle zone più delicate e importanti. Esistono una serie di programmi specifici per la cura dei piedi, sia da un punto di vista estetico che di prevenzione: il mondo del pedicure.

Cos’è il pedicure estetico

La pedicure estetica è un trattamento di bellezza per i piedi: si può fare regolarmente a casa o dall’estetista. Grazie alla pedicure estetica si possono ottenere bei piedi morbidi, idratati e con unghie curate e smaltate.

Questo trattamento include il pediluvio, la regolazione e limatura delle unghie, la rimozione delle callosità superficiali e l’applicazione di crema idratante e smalto, il tutto da eseguire almeno una volta al mese per le bellezza e il benessere di piedi e unghie.

Quando fare il pedicure

La pedicure, il trattamento di bellezza per i piedi, si consiglia di eseguirlo con regolarità soprattutto se fatto in casa. Mai tenere le unghie troppo lunghe, i talloni screpolati o in generale i piedi non curati. Dopo il lavaggio e il taglio delle unghie si consigli si strofinare via la pelle secca con pietra pomice, quindi di risciacquare e asciugare bene. Se necessario usare una crema idratante.

Se si ha l’abitudine di frequentare centri estetici allora si consiglia un pedicure estetico ogni mese e curativo ogni qualvolta i piedi presentino calli e duroni che la pietra pomice non riesce a togliere. Prendersi cura dei propri piedi vuol dire anche prevenire infezioni funginee, callosità della pelle, dolori articolari e unghie incarnite.

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Come mettere il fondotinta

Come mettere il fondotinta? I segreti per applicarlo con spugna, mani o pennello.

Base – vera e metaforica del trucco – è fondamentale per ottenere un incarnato omogeneo. Perché l’effetto sia naturale, però, occorre sapere come applicare il fondotinta bene

Creare la base viso giusta, infatti, non significa solo trovare la tonalità perfetta, ma anche seguire una routine di applicazione molto precisa. Certo, perché sapere come mettere il fondotinta non è solo una questione di tecnica.

La pelle, infatti, deve essere preparata a dovere per l’applicazione del fondotinta con crema idratante e primer. Per un effetto long lasting, oltre che naturale, la base viso deve essere fissata con la cipria. 

Piccoli accorgimenti che, però, non risolvono l’atavica questione: il fondotinta si applica con le dita, la spugna o il pennello? La realtà, però, è che non esistono regole precise e la tecnica può variare. Purché il risultato sia all’insegna del motto Your face, but better. La tua faccia, purché migliore. 

Come si mette il fondotinta in modo perfetto: tecniche di base

Indipendentemente dalla texture e dal metodo scelto, per mettere bene il fondotinta si deve partire dai cinque punti cardine del viso: fronte, naso, mento e guance. L’applicazione, naturalmente, deve avvenire dal centro del volto verso l’esterno. E, se lo scopo è minimizzare le rughe, anche dal basso verso l’alto. Ad effetto lifting.

Come mettersi bene il fondotinta? Sfumando. L’effetto maschera, infatti, è il modo migliore per rovinare il risultato. Ecco perché il fondotinta deve essere sfumato fino al collo e all’attaccatura dei capelli. Usando progressivamente meno prodotto. 

Come mettere il fondotinta con le mani

Utilizzare le dita è, probabilmente, il metodo preferito dai principianti. Per sapere come mettere bene il fondotinta con le mani, infatti, non occorre l’expertise di un makeup artist. Una tecnica valida, ovviamente, solo per un fondotinta liquido. Ma ideale anche per le BB Cream. 

Per applicare il fondotinta con le dita bastano 3 passaggi:

  • Per prima cosa, è bene scaldare leggermente il prodotto tra le dita, prima di stenderlo sui punti focali del viso. 
  • Il fondotinta liquido deve essere lavorato con movimenti morbidi e leggeri, da centro del viso e dall’alto verso il basso per evitare le rughe.
  • Ultima fase, per mettere il fondotinta bene è necessario tamponare i polpastrelli sulle zone che necessitano di maggiore coprenza. Eliminando le macchie. 

La spugnette per mettere il fondotinta liquido, in crema o compatto

Se l’obbiettivo è ottenere un incarnato uniforme e coprire con precisione imperfezioni e brufoli sottopelle, il modo giusto di mettere il fondotinta è con la spunga. Proprio per questo, la beauty blender è perfetta per le texture compatte o in crema. 

In questo caso, sono il materiale e la forma della spugnetta a dettare le regole. Un materiale come il lattice, infatti, è perfetto per un trucco viso veloce. Per un effetto più leggero, invece, è bene scegliere una spugnetta naturale, da inumidire per un effetto flawless. Innovativo e instagrammabile, il silicone permettere di applicare il fondotinta senza sprechi.

La forma ideale per imparare come mettere il fondotinta come un professionista è a ovetto. In questo modo, infatti, sarà facile raggiungere zone difficili come narici, mento e punta del naso. E se l’obbiettivo è mettere fondotinta e correttore, queste beauty blender sono perfette.  

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Come mettere il fondotinta con il pennello: regole per texture liquide, compatte e in polvere

Per mettere un fondotinta compatto o in polvere serve decisamente un pennello. Alleato perfetto per un effetto coprente che faccia da base al contouring viso. A seconda della tipologia di pennello, però, è possibile ottenere effetti molto diversi. 

Un pennello a lingua di gatto, ad esempio, è lo strumento che garantisce la stesura migliore del fondotinta. Dal centro del viso, il colore deve essere semplicemente tirato verso l’esterno del volto. E picchiettato sulle zone più difficili. 

Molto diverso l’effetto dato da un pennello kabuki. Dalle setole morbide e con punta tonda, permette di mettere il fondotinta in modo molto leggero, ottenendo una copertura in stile aerografo. In tal caso, il prodotto deve essere lavorato facendo dei movimenti circolari. Il risultato, così, sarà uniforme, ma impalpabile. 

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Ceretta, dieci cose da sapere

La ceretta è il tipo di depilazione più semplice e veloce per avere gambe perfettamente lisce a lungo, ma se siete ai primi appuntamenti con l’estetista ecco dieci cose da sapere bene.

Tempo di andare al mare, tempo di fare (o a farsi fare) la ceretta. Se d’inverno, infatti, molte ragazze, per pigrizia o mancanza di tempo, rinunciano alla depilazione o si affidano a creme e lametta, d’estate, per avere una pelle liscia e vellutata a lungo, è necessario ricorrere al fatidico strappo.

Operatore del Benessere indirizzo Estetista

1. Controllare la lunghezza del pelo

Affinché la ceretta sia efficace ed abbia il risultato sperato, il pelo deve essere lungo almeno come un quarto del pollice; per raggiungere questa lunghezza, occorrerà attendere almeno una settimana dalla depilazione con lametta, almeno 20 giorni dall’ultima ceretta. Certo, questi numeri non possono essere precisi, poiché la crescita del pelo cambia da persona a persona. 

2. Andare dall’estetista con le idee chiare

Se non sei pratica di ceretta fai-da-te, recati in un centro estetico con le idee chiare sul tipo di depilazione che desideri fare: se, oltre alla gamba, vuoi depilare anche l’inguine, se vuoi una depilazione molto scosciata o addirittura totale, se oltre alle gambe devi depilare anche ascelle, sopracciglia, interno glutei, baffetti dovrai dirlo subito. L’estetista, infatti, ha bisogno di sapere bene dove intervenire, anche per calcolare i tempi del lavoro.Siate chiare, appena entrate o, meglio ancora, quando prendete appuntamento per telefono.

3. Evita di fare la ceretta durante il ciclo (o poco prima)

Durante il ciclo mestruale la soglia del dolore è un po’ più bassa del solito, quindi i dolori della ceretta saranno accentuati. Dunque, a meno che non si tratti di un’emergenza, evita di fare la cera in questo periodo del mese. Ti basterà posticipare di qualche giorno il tuo appuntamento per sentirti già meglio.

4. Fai uno scrub per sentire meno dolore

Se vuoi soffrire il meno possibile durante la ceretta, prepara la pelle alla depilazione con un esfoliante delicato: puoi prepararlo anche a casa a base di zucchero, miele e yogurt. Stendi lo scrub sulla parte da depilare massaggiando con movimenti circolari, insisti soprattutto nelle zone dove la pelle è più dura e poi risciacqua con l’aiuto di una spugnetta. Anche i peli incarniti, quelli che stanno per nascere, grazie allo scrub, usciranno e saranno visibili all’estetista per uno strappo efficace.

Ceretta braccia

5. Cerca di essere regolare

Riuscire a fare la ceretta periodicamente, con una certa regolarità (ad esempio ogni 2 mesi, 2 mesi e mezzo), abitua la pelle allo strappo, allevia il dolore e con il tempo può anche rallentare la ricrescita del pelo. Il sogno di tutte noi ragazze!

6. Non fare la ceretta dopo aver bevuto

Se hai appena bevuto un drink alcolico – che sia un cocktail, una birra o un bicchiere di vino – meglio evitare di fare la ceretta: l’alcol, infatti, è un vasodilatatore e aumenta il rischio di sanguinamento durante lo strappo.

7. Porta con te delle salviette rinfrescanti

Se prima della ceretta non avrai tempo di fare una doccia, rinfresca la parte che dovrai depilare con delle salviette rinfrescanti, oppure chiedile nel tuo centro estetico. Ricordati, però, di non applicare mai una crema idratante sulla parte da depilare, poco prima della ceretta, altrimenti la striscia non aderirà come dovrebbe.

8. L’ideale è depilarsi il pomeriggio

La ceretta non va fatta a qualsiasi ora. Lo sapevi? La mattina, infatti, la pelle è poco elastica e rende più difficile la depilazione, nonché più dolorosa. Molto meglio prendere appuntamento nel pomeriggio.

9. Cosa fare se soffri di fragilità capillare

Le ragazze che soffrono di fragilità capillare dovranno preferire la ceretta a freddo a quella classica a caldo, mentre coloro che soffrono di vene varicose dovranno proprio evitare questo tipo di depilazione e optare per lametta, silk epil o chiedere informazioni sui metodi di depilazione definitiva.

10. Se avete sempre usato il rasoio la ceretta sarà più dolorosa

Se siete delle fedelissime della lametta, per voi la prima ceretta sarà tutt’altro che piacevole. Il rasoio, infatti, se usato a lungo, indurisce il pelo e rende più doloroso lo strappo e la cera meno efficace.

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Il meccanico dei camion è donna

La storia di Natascia, 20 anni e una passione per i motori

È giovane, ha tanta passione, voglia di crescere e di imparare tutti i trucchi del mestiere: ma è donna e molti, purtroppo, avranno cestinato il suo curriculum prima di leggerlo. Magari ridendo. Ma c’è chi ha puntato su di lei e ora la ventenne Natascia è il meccanico dei camion e un punto fermo di un’officina – la O.R.M.I.A. di Fiano Romano – che nelle donne crede fermamente. Probabilmente perché al volante c’è una titolare, Alessandra Lucaroni, che sa benissimo quanto sia difficile farsi largo in un settore prettamente maschile. “Ci è arrivato il curriculum di Natascia ed ho pensato che questa è una sfida che voglio cogliere, assumere un meccanico donna e dimostrare che, con tanta passione e determinazione, lavorando duramente, anche una donna può fare questo lavoro”, ha spiegato la titolare della O.R.M.I.A.

“Inizialmente mio padre e il capofficina erano molto titubanti ma adesso, a distanza di qualche mese, si sono ricreduti. Natascia è molto determinata, ha una grande passione per questo lavoro e molta voglia di crescere e imparare tutti i segreti del mestiere”. Alla O.R.M.I.A ora lavorano undici persone e quattro sono donne: oltre alla titolare Alessandra, infatti, ci sono Cristina, da quindici anni impiegata nell’amministrazione e Debora, responsabile dell’accettazione e del magazzino. Alessandra, anche lei appassionata di camion fin da bambina, sulle orme di papà Carlo che nel 1991 ha fondato l’azienda, aspettava da tempo l’occasione per aggiungere un’altra ragazza alla sua squadra, questa volta proprio in officina. Per Natascia l’amore per i camion è sbocciato molto presto.

È al primo anno dell’Istituto Alberghiero e la giovane di Foligno si ferma spesso a osservare con interesse quello che succede in un’altra aula della stessa scuola, dove si esercitano ragazzi che diventeranno meccanici. Natascia ha già una grande passione per i motori, tanto che quando non è in classe passa molto del suo tempo in sella alla sua moto da cross, e dopo pochi mesi asseconderà la sua passione, cambiando strada. Spinta anche dagli insegnanti, Natascia lascia l’indirizzo alberghiero e si unisce al gruppo che studia i motori. Finiti gli studi, Natascia inizia subito a lavorare riparando automobili ma il suo obiettivo è più ambizioso: vuole diventare meccanico di veicoli industriali. Invia il suo curriculum a molte aziende e la prima a rispondere è Alessandra, responsabile dell’Officina O.R.M.I.A. autorizzata Scania, che assiste i clienti di una vasta area del centro Italia, che comprende Roma e un‘ampia zona intorno alla capitale. Natascia è felice di lavorare sui motori Scania, sotto la guida del capo officina Nazareno. “Si vede che sono motori fatti da chi se ne intende”, spiega Natascia. “Oltre che potenti e affidabili sono costruiti molto razionalmente.

Tutte le parti del motore si raggiungono con facilità, i tempi di intervento si riducono e noi meccanici facciamo meno fatica”. Presto la O.R.M.I.A. consentirà a Natascia di guidare da sola il furgone allestito ad officina mobile per l’assistenza 24 ore su 24 su strada. Un terreno di prova difficile che rafforzerà le competenze e il carattere di questa ragazza-meccanico targata Scania che ha l’obiettivo di migliorare ogni giorno nel suo lavoro. Natascia, con tutta la squadra O.R.M.I.A., si sta preparando a partecipare al prossimo Scania Top Team, con la speranza di arrivare fino in fondo nella gara tra le migliori squadre di meccanici Scania.

Credits: Scania

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Professione cameriere e barista

È importante conoscere il ruolo che svolgono, nella propria professione, il cameriere e il barista all’interno di un’azienda per capire i propri obiettivi, le proprie necessità formative e le proprie possibilità professionali.
Se si rivolge la domanda “Che cosa fa un cameriere?“, spesso si ottengono risposte come: “Porta da mangiare e da bere ai clienti”, “serve i clienti”“porta i piatti”.


Chiaramente, se si invitano le persone a una riflessione più attenta le risposte diventano un po’ più complete e articolate, ma la risposta immediata, quella data senza riflettere, è quella che a noi interessa perché rivela un modo di pensare comune: che il cameriere serva appunto a portare il bere e il mangiare, che sia lo “strumento” che permette ai clienti di mangiare quello che la cucina ha preparato per loro.

I nostri studenti durante i laboratori di pratica al CPFP Alberghiera Viterbo


Da cosa deriva questa visione ristretta? Da vari fattori, ma probabilmente i più importanti sono:

  1. Per cultura molte persone prestano molta attenzione alle cose materiali, il mangiare e il bere, e poca a quelle immateriali, come è il servizio;
  2. A camerieri e baristi non è ancora riconosciuto lo status di persona che gestisce la clientela.

Questi fattori relegano spesso cameriere e barista a una funzione secondaria e marginale, con effetti negativi nella gestione delle imprese.
Fortunatamente la situazione sta migliorando, soprattutto perché la clientela è cambiata, si è “evoluta”, e considera sempre più importante la qualità del servizio oltre che del prodotto; e perché molti imprenditori, anche grazie agli esempi e insegnamenti di paesi esteri, hanno compreso che cameriere e barista sono figure strategiche, che contribuiscono in modo determinante al successo o al fallimento di un’azienda.

Il cameriere e il barista professionista, oltre alle mansioni pratiche (preparare bevande e servire le preparazioni), svolgono due funzioni determinanti per l’economia di un’azienda: venditore responsabile della clientela o guest manager.

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Venditore

Cameriere e barista propongono direttamente ai clienti piatti, vini, cocktail e bevande in genere, quindi la definizione di venditore è innegabile. Considerare il cameriere/barista anche un venditore implica che dovrà possedere i requisiti del venditore, e perciò dovrà:

  • avere le conoscenze necessarie: considerato che la prima regola del venditore è quella di conoscere bene tutto ciò che vende, nel nostro caso significa buone conoscenze di gastronomia, culinaria, enologia, alimentazione, bevande, ecc.
  • avere gli strumenti necessari per effettuare la vendita: padronanza della lingua italiana, proprietà di linguaggio, conoscenza delle lingue straniere, conoscenza delle abitudini e stili di vita della clientela estera, ecc.
  • avere le abilità necessarie per vendere un prodotto o un servizio, rappresentate dalla capacità di comunicazione e dalla presentazione e persuasione dei prodotti offerti.

Per sapere cosa vende un cameriere/barista, occorre pensare a cosa vende un ristorante o un bar. La risposta sembra scontata: cibo e bevande. In realtà non è così, perché nessuno va in un ristorante o in un bar perché muore di fame o sete; è molto più economico andare in un supermercato!
Il cibo e le bevande sono solo uno degli elementi che compongono il prodotto venduto da ristoranti ed esercizi pubblici. Per analizzarli è sufficiente partire dalle motivazioni che portano un cliente a entrare in un locale:

A lezione!
  • un ambiente piacevole, rilassante, alternativo, divertente…;
  • la voglia di mangiare qualcosa di nuovo;
  • la voglia di passare una serata piacevole;
  • la possibilità di mangiare senza poi dover riassettare e pulire i piatti;
  • un luogo di incontro, ecc.

operatore alla ristorazione, indirizzo sala/bar

Il ristorante, il pubblico esercizio, e di conseguenza il cameriere/barista, vendono non solo cose materiali ma anche immateriali: vendono il servizio; offrire buon cibo e buone bevande non è sufficiente!

Leggi qui i nostri consigli per diventare un cameriere perfetto!

Visita i nostri centri qui nel nostro canale Youtube.

Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Nel make up per un risultato perfetto nessun accessorio deve essere trascurato. Vediamo allora come pulire i pennelli da trucco e come lavare le spugnette.

È importante dedicare molta attenzione agli accessori che ti servono per truccarti tutti i giorni, sia per un fatto igienico che di praticità. Devi sempre pulire i pennelli del trucco e le spugnette perché sono degli oggetti che usi sul tuo viso e lasciarli sporchi vuol dire – oltre che rovinare i tuoi accessori – rischiare di portare polvere e batteri su parti molto delicate del viso, come gli occhi e la bocca. Se la tua pelle è sensibile, poi, potresti andare incontro anche ad irritazioni ed infezioni cutanee.

Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Come pulire i pennelli trucco con tecniche fai da te

Lo sappiamo che pulire gli accessori è una faccenda noiosa, ma non rimandare troppo! Per farlo in modo veloce segui i nostri semplici consigli. Se vuoi lasciare da parte l’alcool o i solventi, entra anche tu nel fantastico mondo dei saponi! Ti consigliamo di affidarti a prodotti di uso comune, se vuoi evitare costosi detergenti specifici. Evita i balsami, perché ammorbidiscono troppo le setole e impediscono al make up in polvere di aderire bene al pennello! In molte si affidano a prodotti che puoi trovare tranquillamente anche in casa tua.

Pulire pennelli da trucco con setole naturali

Prendi i tuoi pennelli ed inizia a strofinare delicatamente le setole con un composto formato da acqua e sapone. Cerca di non aprire troppo le setole, per non rovinare i pennelli ma – qualora fossero molto sporchi – potresti anche metterli in ammollo in un recipiente. Fai attenzione a non far bagnare anche il manico e l’attaccatura del pennello, perché potrebbero rovinarsi. Alla base ci sono – infatti – delle colle che tengono insieme le setole. Evita il contatto diretto con l’acqua, così non corri il rischio che si stacchino.

Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Pulire le spugnette da trucco

Passiamo adesso a un altro accessorio molto importante: le spugnette per il trucco. Ecco come lavarle e averne la massima cura. La prima raccomandazione è lavarle quotidianamente perché è importante che non rimangano residui di trucco vecchio. Se proprio non riesci a lavarle tutti i giorni, cerca di averne a disposizione più di una. In questo modo riuscirai ad usare sempre una spugna pulita, lavando le altre almeno una volta a settimana. Le spugnette che richiedono maggiore attenzione sono soprattutto quelle usate per stendere il fondotinta. La composizione di quest’ultimo permette al trucco di infilarsi tra le fibre facendo proliferare batteri e sostanze che andrebbero a chiudere i tuoi pori. Il rischio d’infezioni e irritazioni è sempre dietro l’angolo se non sai come pulire le spugne del trucco in modo corretto.

Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Mettile in una bacinella con un po’ d’acqua calda, così si sgrasseranno meglio e aggiungi un detergente specifico delicato per essere sicura di togliere anche lo sporco più ostinato. Sulle spugnette bianche in lattice spesso rimangono tracce di fondotinta dure da mandare via. In questo caso, puoi spruzzare direttamente sulla spugna una piccola quantità di sgrassatore e strofinare con i pollici per togliere lo sporco. Risciacqua con abbondante acqua e lascia asciugare – come al solito – lontano da fonti di calore dirette. Tieni però a mente che l’utilizzo dello sgrassatore va bene per una pulizia straordinaria, ma non per quella quotidiana o settimanale. A lungo andare – infatti – lo sgrassatore potrebbe rovinare la tua spugnetta in lattice. Opta sempre per un sapone delicato!

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Alchimia e Spagiria nell’Estetica

La Spagiria è un’antica disciplina alchemica nata nel XV secolo il cui nome deriva da due parole del greco antico: páō, (che significa “separare” o “dividere”) e ageiro (che significa “riunire”). Il termine fu coniato da Paracelso, un medico svizzero, ritenuto il padre della Spagiria, che basò i suoi studi innovativi sulla convinzione che la salute è il risultato di un perfetto equilibrio di forze sottili e che le malattie sopraggiungono quando si formano delle alterazioni alle frequenze dei campi magnetici che compongono le cellule dell’organismo. 

La Spagiria si basa su un particolare metodo di creazione delle tinture madri: vengono estratte le frequenze energetiche delle piante e creati dei prodotti fitoterapici a base d’acqua in grado di trasportare le informazioni frequenziali delle piante laddove si sia manifestato un disequilibrio per ripristinare quindi la funzionalità di un tessuto o di un organo.

La parola “Alchimia” sembra derivare da “Al” (Dio) e “Chimia” (Chimica) e quindi la “Chimica di Dio”, che dona a questa materia una connotazione, persa nella moderna farmacologia, di spiritualità nella materia. L’Alchimia studia le cause dello squilibrio cercando di debellarlo alla fonte, utilizza il pensiero pre-logico che è più ricco di quello logico in quanto comprende l’uso dell’analogia, dei simboli e degli archetipi che sono le forme immateriali che causano la materialità.

spagiria

Come vengono scelte le piante per preparare un rimedio spagirico?

In Spagiria non c’è coltivazione, la raccolta viene fatta esclusivamente su piante spontanee, cresciute nel bosco o nei campi, nel loro perfetto habitat che rispecchia il terreno su cui si forma lo squilibrio. Ogni preparazione spagirica contiene la forza guaritrice delle piante usate, sfrutta la loro potenza medicinale ed integra le varie componenti dopo un processo di separazione e di purificazione. Ogni pianta usata per le preparazioni spagiriche ha un suo carattere con cui entrare in relazione, è considerata nella sua interezza e nella sua individualità che analogicamente deve corrispondere alla persona sulla quale si agisce. 

Nell’Estetica Alchemica Spagirica, si studia il significato olistico di ogni parte del corpo così da offrire durante i trattamenti un sostegno efficace.

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Si impara a scegliere quali prodotti vadano usati considerando le effettive esigenze del cliente e comprendendo il potere della pianta che lo compone. Attraverso nuove tecniche di manipolazione e sequenze di massaggio (specifiche per il viso e per il corpo) si può direzionare il tocco e supportare con esso le necessità del cliente.

Ne parleremo nella Masterclass di mercoledì 14 aprile 2021, al CPFP Viterbo via Richiello con Simona Bernardo, professionista di estetica e benessere.

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Arricciacapelli conico, come si usa?

Con l’aiuto del ferro arricciacapelli conico si riesce in pochi minuti a trasformare una semplice piega in un’acconciatura romantica, particolare o dare alla pettinatura quel tocco finale che fa la differenza. Il ferro arricciacapelli è utile per chi ha i capelli ricci e vuole dare un tocco meno selvaggio alla chioma. Chi invece ha i capelli lisci, può facilmente fare onde e boccoli per dare più movimento all’acconciatura.

Arricciacapelli conico per avere onde morbide e naturali

Le onde morbide danno subito un aspetto più curato, incorniciano il viso e i riflessi dei capelli vengono evidenziati. E’ un tipo di acconciatura che si adatta a qualsiasi look, dallo sportivo all’elegante, ed è molto sexy. Basta guardare le modelle di Victoria Secret’s, hanno tutte questo tipo di onde.

Tutorial per usare l’arricciacapelli conico

Dopo averli lavati e asciugati perfettamente, dividi i capelli in due parti, una la fermerai con un elastico o una pinza così non ti infastidisce mentre stai lavorando sull’altra metà. Per lavorare più agevolmente, parti dal basso per poi salire ciocca per ciocca fino alla parte superiore della testa. I capelli ancora da arricciare si fissano in alto con delle pinze.

Le ciocche da avvolgere intorno all’arricciacapelli saranno più o meno grandi, dipende dall’effetto che vorrai ottenere. Essendo un arricciacapelli conico, bisogna fare attenzione alle due diverse circonferenze, la parte più grossa deve essere sempre rivolta verso l’alto in modo che il boccolo sia più stretto sulle punte. 

La direzione del boccolo può essere a tua scelta, di solito si consiglia di avvolgere le ciocche più vicine al viso verso l’esterno ma puoi anche scegliere di avvolgerle a caso, una verso l’interno e una verso l’esterno, così da avere un effetto ancora più naturale.

La tecnica migliore è posizionare l’arricciacapelli con la punta verso il basso. Si tiene la ciocca avvolta sul cono una decina di secondi (potrai verificare i tempi in base alle caratteristiche dei tuoi capelli), poi si sfila l’arricciacapelli senza toccare il boccolo. Pinzando il boccolo con delle forcine fino a che nn sarà completamente raffreddata, durerà di più. Prosegui così fino all’ultima ciocca.

La scelta del look è a tuo gusto, puoi decidere se arricciarli per tutta la lunghezza, da metà ciocca fino alle punte oppure arricciando la ciocca solo a metà, lasciando quindi fuori le punte che risulteranno lisce.

Leggi qui come fare una messa in piega perfetta!

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Permanente uomo per capelli ricci e corti

Permanente uomo: quale fare in caso di capelli lunghi o corti, ricci o lisci? Scopriamo come rendere seducente la chioma maschile.

Scopriamo il rapporto che gli uomini hanno con la permanente. Capelli, lunghi o corti che siano, eccovi qualche semplice passaggio per rendere seducente la vostra chioma con la permanente. Si dice spesso che “per ogni riccio, un capriccio”, ma sarà vero? Certo è che i capelli ricci sono i più difficili da gestire, se poi parliamo addirittura di una folta chioma maschile, allora la situazione si complica ancora di più.

Gli uomini, inoltre, hanno sempre maggiore difficoltà nella gestione della loro capigliatura. Impariamo quindi a gestirli sia che siano corti che lunghi. Se il vostro desiderio, cari uomini, è quello di avere una bellissima e folta chioma riccia, allora potete provare con la permanente; vi consentirà, almeno per un po’, di abbandonare piastre e arricciacapelli. Tranquilli, non è nulla di dannoso per il vostro cuoio capelluto!

CPFP Capranica

Ecco, dunque, qualche semplice suggerimento per mettervi all’opera e migliorare il vostro look.

Prima di tutto, lavate i vostri capelli usando uno shampoo per capelli ricci (è risaputo che i prodotti a base di semi di lino li renderanno morbidi, voluminosi e ricci). Poi non dimenticate di applicare su di essi un buon balsamo, per assicurarsi ancora più lucentezza e morbidezza.

Permanente uomo con capelli corti

Fare la permanente se si hanno i capelli corti è sempre un rischio. La permanente, infatti, influisce sulla struttura del capello rendendo quindi totalmente mosso. Il fatto che il capello sia corto non aiuta perché il capello sarà più difficile da controllare e “domare”. La bella capigliatura con i ricci ben definiti e stretta comporterà un aumento notevole del volume. Con un capello corto è bene pensare bene al taglio più indicato. È consigliato, infatti, in questo caso un taglio scalato o comunque sfilato per fare in modo di contenere il volume. Questo taglio è brioso e bello da vedere, specialmente con la giusta acconciatura. Ideale anche per le occasioni più formali.

Permanente uomo con capelli lunghi

Nel caso si abbiano dei capelli lunghi la permanente può essere utile soltanto per dare maggiore forma al singolo riccio. Il capello tende già naturalmente ad essere mosso e definito. La fase importante è riuscire a capire come districarli e gestirli. In questo il caso il taglio scelto è decisivo per determinare il vostro stile nel migliore dei modi.

La messa in piega perfetta, qui tutti i consigli!

Sai cosa fa un parrucchiere? Leggi qui.

Leggi qui “Come fare lo shampoo: le regole e i consigli per lavarli nel modo giusto”

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Trend, mode, evoluzioni: i capelli nella storia

La maggior parte delle acconciature che vanno di moda attualmente sono ispirate ai must-have degli anni passati! L’evoluzione delle acconciature e dei tagli dei capelli nella storia: quali sono state le pettinature più popolari e le tendenze della moda capelli che hanno caratterizzato ciascuna decade del Novecento a partire dagli anni ‘20. La storia delle acconciature che racconteremo in questo articolo vi porterà in un viaggio virtuale tra le varie epoche, scandite da diversi stili e tendenze, tutti espressione degli eventi storici e dei cambiamenti culturali di ciascun periodo.

Tagli di capelli nella storia: gli anni Venti

Definiti “i ruggenti anni venti”, furono gli anni dei grandi mutamenti, sia dal punto di vista sociale che da quello artistico e soprattutto culturale. Fu un’epoca ritenuta per molti versi irripetibile: furono gli anni dell’esplosione della musica jazz, della grande espansione industriale e dell’emancipazione femminile. 

Negli anni ’20 andavano di moda i tagli medio-corti, detti anche alla garçonne (taglio lanciato da Coco Chanel, per un ideale di donna elegante ed emancipata) e in particolare il caschetto corto con le onde piatte. Le acconciature venivano spesso impreziosite da fasce o gioielli da sfoggiare intorno alla testa. 

I capelli nella storia: tagli e pettinature negli anni Trenta

Dopo la Grande Depressione del ’29, si abbandonò lo sfarzo degli “Anni Ruggenti” e la moda ritornò a privilegiare la sobrietà e l’eleganza. La voglia di emancipazione da parte delle donne rimase, tant’è che in quest’epoca si iniziarono ad indossare i pantaloni. 

Le pettinature divennero vaporose e i capelli corti vennero arricchiti da onde morbide. Un taglio tipico di quest’epoca è senza dubbio il caschetto cortissimo, alle orecchie, con una frangetta lineare e geometrica e ben definita: un’acconciatura che da questo momento in poi si imporrà come uno dei tagli di capelli più gettonati nella storia. 

Anni ’40: capelli, stile e acconciature 

Gli anni ’40 furono anni duri, di guerra e di rinascita, di privazioni e di ricostruzione, che sancirono un passaggio epocale dalla guerra alla pace. Le donne di questo periodo aspiravano alla ricerca di libertà e indipendenza e proprio per questo i look divennero più glamour e le acconciature più raffinate e moderne.

Negli anni ’40 la moda imponeva capelli lunghi e fluenti, possibilmente mossi da onde naturali. Durante il giorno, però, si preferivano acconciature raccolte come i famosi Victory Rolls, due riccioli da collocare ai lati della fronte. Secondo i dettami della moda capelli anni ‘40, era usanza comune decorare l’acconciatura con foulard e nastri. La sera, invece, i capelli si portavano sciolti, con una riga laterale. Anche i cappelli, spesso fatti a mano e dalle fantasie più originali, erano molto utilizzati per dare un tocco d’eleganza al proprio look sia nelle ore serali che di giorno. Altri accessori di tendenza in questi anni erano i fiori di stoffa e le retine crochet che, oltre ad essere un gettonatissimo ornamento, permettevano di raccogliere comodamente la chioma anche durante la giornata lavorativa in fabbrica.

I capelli nella storia: gli anni Cinquanta

anni ’50

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale si aprì un decennio di grande ottimismo, di sviluppo economico, di benessere diffuso, che si riflesse in una vera e propria rivoluzione dello stile.

Gli anni ’50 furono caratterizzati dalle Pin up che diventarono delle sex-symbol, proprio perché sexy e prorompenti, totalmente prive di quel mistero che aveva caratterizzato le dive degli anni ’30. 

Alexandre Raimon, il parrucchiere più famoso di Parigi dell’epoca, inventò il taglio che caratterizzò quest’epoca: il taglio corto alla Marylin Monroe, richiestissimo sia in quegli anni che anche in tempi più recenti. Tra le dive che vollero questo taglio troviamo tantissimi nomi noti sia dell’epoca che attuali, tra cui Elizabeth Taylor, Grace Kelly, Catherine Deneuve e Audrey Hepburn.

Anni Sessanta: i tagli di capelli che rivoluzionano la storia

Brigitte Bardot

Furono gli anni in cui il mondo occidentale visse importanti trasformazioni fatti storici, fu il decennio in cui i giovani insorsero e proposero nuovi modelli di vita, contrari e antitetici all’imperante società dei consumi. 

I capelli si accorciavano e seguivano le linee geometriche degli abiti: non boccoli, ma frangette e caschetti; il “pixie cut” era il taglio corto e sbarazzino di Jean Seberg e Mia Farrow, oggi tornato di moda. In alternativa si optava per i capelli raccolti in chignon o code di cavallo, ma cotonati. L’acconciatura per eccellenza di quell’epoca, diventata un cult grazie a Brigitte Bardot e Claudia Cardinale, era la mezza coda realizzata con la cotonatura dei capelli in cima alla testa per ottenere il massimo del volume e il resto della chioma sciolto e leggermente spettinato.

Anni Settanta: outfit scintillanti e pettinature dallo stile stravagante

Farrah Fawcett

Negli anni ’70 gli outfit difficilmente passavano inosservati: ampi colletti, gonne corte e scarpe con plateau in perfetto stile disco realizzati con materiali scintillanti e lustrini per look grunge e stravaganti.

Le acconciature diventarono il punto culminante di uno stile unico e mai dimenticato con chiome lunghe, onde californianemorbide wave e frangette ad incorniciare lo sguardo intrigante e ammaliante. Chi non ricorda il fascino della bionda Charlie’s Angel Farrah Fawcett o della sexy Jane Birkin?

I look eccentrici degli anni Ottanta: una svolta per i capelli nella storia

Anni ’80

In fatto di stile, se pensate agli anni ’80 vi vengono in mente felpe oversize, blazer con spalline, leggings fluo e naturalmente il frisé

Gli anni ’80 passarono alla storia per l’hairstyling estremo, con volumi esageratispumeggianti e tanto movimento. La permanente ebbe il suo culmine proprio in questo decennio. Risultato: le donne sfoggiavano chiome piene di volume. Naturalmente la lacca veniva utilizzata in abbondanza e il brushing vaporoso non conosceva mezze misure. Il mullet, con i capelli tagliati corti sul davanti e lasciati lunghi nella parte posteriore, era probabilmente la pettinatura più famosa degli anni ’80; il frisé inoltre era un altro marchio di fabbrica di questo decennio: reso popolare dalla cultura pop, poteva essere facilmente replicato da tutti grazie alla diffusione delle prime piastre per capelli.

Anni Novanta: acconciature tra meches, colpi di luce e fiori sui capelli

Jennifer Aniston

Erano gli anni delle Spice Girls, del flower power tra i capelli e delle frangette alla Brenda di Beverly Hills! 

Per quanto riguarda il colore, i colpi di luce e le meches erano dei veri must-have! Venivano sfoggiati dalle dive di tutto il mondo: si trattava di contrasti di colore molto netti, che dividevano in modo visibile le varie ciocche. Tra i tagli più popolari ricordiamo sicuramente quello di Rachel, una delle protagoniste della serie televisiva Friends: questo taglio divenne uno dei più richiesti di tutto il decennio e venne riprodotto fedelmente a gran richiesta dagli hair-stylist di tutto il mondo! Negli anni ’90 inoltre si usavano tantissimo elastici in tessuto arricciato per decorare le code e infine fiori e Swarovski da applicare sulla chioma.

I capelli nella storia: il nuovo Millennio

Con gli anni 2000 è tornata la sobrietà, sia nel taglio che nel colore. Le donne sono uscite dal periodo delle cotonature, dei volumi extra, delle ricrescite scure e delle strisce colorate. In questi anni si tende a riprendere i tagli e gli stili del XX secolo e a riadattarli in una chiave più glamour, trendy e meno eccentrica

Le acconciature anni 2000, però, giocano molto con gli accessori: foulard colorati che si innestano nelle treccecerchietti delle dimensioni più svariatenastri vellutati e mollette impreziosite da strass brillantiperle e Swarovski. Anche una semplice coda di cavallo alta può essere resa originale con l’aggiunta di uno scrunchie colorato o di un foulard particolare. Gli accessori capelli sono, infatti, il miglior modo per arricchire e rendere unico anche il taglio più semplice, per essere sempre diverse e alla moda con poco!

Come ottenere una capigliatura che valorizzi la propria unicità

Da questa panoramica sull’evoluzione delle acconciature e dei capelli nella storia emerge sicuramente una cosa: da sempre la capigliatura è considerata uno degli elementi fondamentali per l’espressione dell’individuo e del proprio stile. Proprio per questo è importante non sottovalutare il potere evocativo che potete trasmettere attraverso di essa. 

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Decolorare i capelli

Per sfoggiare finalmente una chioma “alla Marylin” o per tingerti con colori candy o silver, la scelta è una sola: decolorare i capelli. Non si tratta, qui, di dare solo un tocco schiarente alla tua chioma con tecniche come balayage o shatush, parliamo di un cambiamento radicale, di rivoluzionare i tuoi capelli e il tuo aspetto, una prospettiva esaltante.

Per raggiungere questo risultato – buona notizia – non è necessario andare dal parrucchiere: è una tecnica relativamente semplice, che richiede solo attenzione e pazienza. Il tempo che dovrai dedicare alla decolorazione, infatti, varia in base al tuo tipo di capelli (chiari, scuri, colorati…) e al risultato che vuoi ottenere: per passare da un nero corvino al biondo, ad esempio, saranno necessari più passaggi.

Decolorare? Sì, ma con cura

Il decolorante è una sostanza che agisce sulla struttura della melanina, proteina del capello, ossidandola: è bene sapere che durante questo processo, oltre a schiarire il capello, lo si rovina in certo grado, rendendolo più poroso, meno elastico. Dobbiamo quindi fare attenzione quando procediamo con la decolorazione, ma la aumentata porosità del capello è un inconveniente facilmente risolvibile, basta “tappare i buchi” nella struttura con le sostanza giuste, un semplice balsamo o maschera: essendo più ricettivo, il capello assorbirà al meglio gli elementi nutritivi del prodotto.

Come procedere: piccoli accorgimenti che fanno la differenza

Per prima cosa, scegli dei buoni prodotti: la qualità della polvere decolorante determina la buona riuscita del procedimento. Per creare il tuo decolorante devi unire la polvere all’acqua ossigenata, emulsionata a 20, 30 o 40 volumi: qui la scelta varia in base al colore dei capelli e al risultato che si vuole ottenere.

  • se hai i capelli chiari punta sull’acqua ossigenata20 volumi;
  • se invece i tuoi capelli sono scuri, scegline invece una a 30 volumi per schiarire di qualche tono e una a 40 per una schiaritura decisa.

Procedi così: mescola polvere e acqua ossigenata e applica il composto ottenuto con un pennellino, partendo dalla nuca fino alla fronte, completando tutte le radici prima di passare al fusto dei capelli.

Tempi di posa: un’applicazione può durare tra i 10 – 25 min, in base al risultato che vuoi ottenere, ma  – mi raccomando – non superare mai la mezz’ora! Rischi addirittura di bruciare i capelli.

Ultimo passaggio è lavare i capelli: è bene utilizzare due volte lo shampoo per essere sicuri di eliminare il composto e risciacquare abbondantemente, per concludere, come dicevamo prima, con balsamo o maschera rigenerante.

I trucchi per schiarire i capelli senza stress

Se è tra le prime volte che ti dedichi a questa operazione, sarai un po’ preoccupata: il rischio di sporcare tutto il bagno e di ottenere un colore bruttino è dietro l’angolo, è vero. Questi consigli ti aiuteranno a procedere con la decolorazione senza intoppi:

  1. metti un asciugamano sulle spalle, meglio ancora sarebbe una mantellina, per evitare di macchiare gli indumenti che indossi
  2. indossa sempre i guanti, che eviteranno che la pelle delle mani si rovini con la mistura
  3. testa sempre il prodotto su una ciocca nascosta, sia per eliminare il rischio di allergie, sia per verificare che l’effetto finale sul capello sia proprio quello che vuoi
  4. non esagerare con il dosaggio dell’acqua ossigenata e con la posa per ottenere subito un colore chiaro: bisogna avere pazienza e effettuare più decolorazioni, non aggredire i capelli con una mistura strong che finisce solo per rovinarli
  5. ricorda di nutrire i capelli periodicamente, non solo appena fatta la decolorazione: il rischio di una chioma secca e opaca è dietro l’angolo, a meno di prendersene cura con costanza
  6. altra buona pratica è utilizzare ogni due settimane circa uno shampoo con pigmenti viola, che aiuta a contrastare l’effetto “giallo polenta” e manterrà la tua chioma biondo platino.

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Lasagne monoporzione

La ricetta delle lasagne al ragù questa volta cucinate in ​formato monoporzione e cotte al forno negli stampi dei muffin. Un sapore tradizionale e un’idea originale

Per la pasta fresca all’uovo leggi qui.

INGREDIENTI

  • PER IL RAGÙ ALLA BOLOGNESE
  • 200 g di carne macinata di manzo e suino
  • 100 g di funghi champignon
  • 400 g di passata di pomodoro
  • sedano
  • carota
  • cipolla
  • 1/2 bicchiere d’acqua
  • vino bianco
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • PER LE MINI LASAGNE
  • 5 sfoglie lisce per lasagna
  • 150 g di mozzarella
  • parmigiano grattugiato
  • basilico fresco

Chi ha detto che la lasagna deve per forza essere servita in teglia?
Ecco un’alternativa per trasformare “il comfort food per eccellenza” in qualcosa di originale e divertente… da mangiare con le mani!

Vi serviranno le sfoglie per lasagna già pronte, ragù alla bolognese – rigorosamente fatto in casa e arricchito da funghi champignon – e una generosa dose di mozzarella. Insomma, un ripieno ricco e goloso che farà venire l’acquolina in bocca anche ai “puristi” della tradizione.
La cosa più sfiziosa? …È che queste lasagnemonoporzione si cuociono in una teglia per muffins!

L’ideale per un buffet tra amici, senza crearsi troppi problemi di piatti o posti a tavola. Come se non bastasse, si possono preparare in anticipo e servirle al momento… più semplice di così.
Per qualcosa di più tradizionale potete sempre provare le nostre lasagne con i funghi o con la zucca e la salsiccia!

Per preparare il ragù alla bolognese, bisogna partire dal soffritto: pelate e lavate la carota, quindi tagliatela a cubetti molto piccoli. Pulite anche il sedano e la cipolla, poi tritateli finemente.

Soffriggete tutto in un tegame con olio, aggiustando di sale e pepe. Aggiungete la carne macinata e rosolatela; unite anche i funghi, puliti e tagliati a cubetti piccoli. Fate rosolare il tutto a fiamma medio-alta, poi sfumate col vino bianco. 

Versate la passata di pomodoro e l’acqua, poi cuocete a fiamma medio-bassa con un coperchio finché il ragù alla bolognese si sarà ristretto ma non troppo asciutto.

Bollite le sfoglie di lasagna finché non saranno morbide ma ancora al dente. Tagliatele a metà formando due quadrati per ogni sfoglia. Bisogna ottenere 8 quadrati da 4 sfoglie e 8 quadratini da 1 sola sfoglia. Incidete col coltello un segno su ogni lato dei quadrati di sfoglia (così riusciranno a piegarsi meglio e a prendere la forma).

Ungete una teglia antiaderente per muffin e stendete all’interno un quadrato in ogni pirottino.

Riempite le sfoglie con un cucchiaio di ragù e qualche cubetto di mozzarella. Aggiungete un piccolo quadratino di sfoglia al centro, pressate e riempite ancora con ragù e mozzarella. Completate grattugiando del parmigiano in cima.

Cuocete le mini lasagne in forno ventilato a 180° finché la mozzarella non sarà sciolta e la sfoglia dorata. Sfornate e lasciatele assestare nella teglia, quindi servitele tiepide decorandole con una fogliolina di basilico fresco.

La pasta fresca all’uovo

Farinauova, un pizzico di sale. E poi olio di gomito e un po’ di pazienza. Sono questi gli ingredienti per preparare la pasta fresca all’uovo in casa: un procedimento che per le nostre nonne era consuetudine, ma che oggi si verifica sempre più raramente nelle nostre cucine. Ma come si fa?

Un procedimento semplice

Il punto di partenza è una spianatoia in legno: una superficie ruvida, più indicata rispetto a un qualsiasi piano liscio. Una volta che avremo a disposizione la base su cui lavorare, servirà solamente un uovo ogni 100 grammi di farina – farina bianca al 100% per chi desidera un gusto più fine, con percentuali crescenti di semola per chi invece vuole un sapore e una consistenza più rustica – oltre a qualche accorgimento: ad esempio evitare di lavorare l’impasto in presenza di correnti d’aria che possono seccare la pasta, rispettare alla lettera dosi e tempistiche e usare uova freschissime e a temperatura ambiente . Tenendo a mente questi consigli, potete iniziare con la preparazione.

Come si fa la pasta fresca all’uovo

– Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, aggiungete un pizzico di sale e aprite le uova nel cratere.

– Con una forchetta, sbattete leggermente le uova e cominciate a impastare prendendo la farina dai bordi della fontana.

– Insistete per una quindicina di minuti, impastando energicamente e tirando la pasta in tutte le direzioni. Per aumentare l’elasticità, sbattetela di tanto in tanto sulla spianatoia infarinata.

– Una volta ottenuto un impasto elastico e omogeneo, avvolgetelo nella pellicola o copritelo con un panno umido e lasciatelo riposare 30 minuti.

– A questo punto, stendetelo sulla spianatoia e lavoratelo con il mattarello: proseguite fino a ottenere uno spessore di 3-5 millimetri. In alternativa, aiutatevi con una macchinetta per la pasta.

La pasta fresca all’uovo

I formati di pasta fresca all’uovo

Quando l’impasto sarà pronto per essere trasformato in pasta, potrete procedere diversamente a seconda del formato desiderato. Per quelli più semplici, basta arrotolare la sfoglia e fare dei tagli a intervalli regolari: ogni 7 millimetri per le tagliatelle , 3 millimetri per i tagliolini, 1,5 centimetri per le pappardelle. Le lasagne si otterranno invece ritagliando dei rettangoli di 14×21 centimetri, i cannelloni saranno gli stessi rettangoli preparati per le lasagne ripieni e arrotolati, i quadrucci da fare in brodo saranno dei quadrati di 1 centimetri per lato, mentre i maltagliati nasceranno dagli scarti tagliati in modo un po’ irregolare.

Come si fanno i ravioli

E ancora la pasta ripiena, come ad esempio i ravioli, nascerà poggiando alcune palline di ripieno su una base di sfoglia poi spennellata con il latte, alla quale sarà sovrapposto un secondo strato di pasta poi tagliato in tante parte uguali; mentre i maccheroni prenderanno vita da fettuccine della lunghezza di 10 centimetri che saranno passate sopra un ferro da calza in modo da fare attorcigliare la pasta attorno all’attrezzo: questo procedimento farà sì che presentino il tradizionale foro centrale.

I nostri laboratori

Hai scelto la tua forma? Prova subito a fare la pasta all’uovo in casa.

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Hair tattoo: l’arte del disegno sui capelli

I primi tentativi di realizzare dei disegni sui capelli sono da ricercare tra gli anni ’80 e gli anni ’90. In questo periodo, infatti, gli hairstylist iniziavano a esprimere la loro creatività in modi del tutto nuovi, sconosciuti fino a quel momento. Ciononostante, all’epoca, gli hair tattoo non hanno goduto di tanta fama: è oggi che il trend del tatuaggio sui capelli impazza sul web e conquista uomini e donne di ogni età.

hair tattoo
CPFP Ivan Rossi Civita Castellana

Il tatuaggio sui capelli è perfetto per chi desidera rinnovare la propria capigliatura, conferendo ai capelli un tocco artistico e fantasioso.
Che tu abbia i capelli corti o i capelli lunghi, non c’è differenza: gli hair tattoo possono essere realizzati su qualsiasi tipo di acconciatura, qualsiasi tipo di capello e qualsiasi lunghezza. Inoltre potrai anche scegliere di collocare il disegno per capelli su un punto preciso della testa, come ad esempio da un lato, sulle lunghezze, sulle radici, oppure, se desideri un effetto esplosivo, su tutta la testa. Al contrario, se preferisci un risultato più discreto, potrai decidere di nascondere il tuo hair tattoo sui capelli all’altezza della nuca in modo che risulti visibile soltanto quando raccoglierai i capelli in un’acconciatura alta o in uno chignon.

Ciò che rende speciale un hair tattoo è che non esistono disegni impossibili da realizzare: sia che tu abbia in mente un tema astratto, geometrico oppure un disegno realistico, grazie all’utilizzo di stencil, aerografi e tecniche particolari, il tuo hairstylist saprà di certo accontentarti e realizzare sulla tua chioma il motivo che preferisci.

Di fatto, l’arte del tattoo hair consiste proprio nella realizzazione di disegni o di figure sui capelli, come avviene per i tatuaggi sulla pelle. Gli hair tatto però non sono definitivi e vengono cancellati o dall’azione del tempo o utilizzando un semplice rasoio, nel caso in cui i disegni vengano realizzati sui capelli molto corti.
Con gli hair tattoo non c’è limite alla fantasia: infatti basterà realizzare uno stencil del tuo disegno preferito, scegliere i colori con cui vuoi realizzarlo e il gioco è fatto. Tuttavia non ti consigliamo di realizzare questa piccola opera d’arte con il fai da te, bensì di rivolgerti a un esperto.

graffiti hair

Il trend del tattoo hair, chiamato anche graffiti hair, è diventata ancora più famoso grazie alla moda dei capelli multicolor e ormai spopola su blog e social media: in alcuni casi si tratta di veri e propri dipinti realizzati con grande maestria specialmente sui capelli lunghi. Un buon parrucchiere riuscirà a modellare i tuoi capelli senza rivoluzionare il tuo look in modo permanente e saprà come realizzare il tatuaggio per capelli perfetto.
 

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