Professione cameriere e barista

È importante conoscere il ruolo che svolgono, nella propria professione, il cameriere e il barista all’interno di un’azienda per capire i propri obiettivi, le proprie necessità formative e le proprie possibilità professionali.
Se si rivolge la domanda “Che cosa fa un cameriere?“, spesso si ottengono risposte come: “Porta da mangiare e da bere ai clienti”, “serve i clienti”“porta i piatti”.


Chiaramente, se si invitano le persone a una riflessione più attenta le risposte diventano un po’ più complete e articolate, ma la risposta immediata, quella data senza riflettere, è quella che a noi interessa perché rivela un modo di pensare comune: che il cameriere serva appunto a portare il bere e il mangiare, che sia lo “strumento” che permette ai clienti di mangiare quello che la cucina ha preparato per loro.

I nostri studenti durante i laboratori di pratica al CPFP Alberghiera Viterbo


Da cosa deriva questa visione ristretta? Da vari fattori, ma probabilmente i più importanti sono:

  1. Per cultura molte persone prestano molta attenzione alle cose materiali, il mangiare e il bere, e poca a quelle immateriali, come è il servizio;
  2. A camerieri e baristi non è ancora riconosciuto lo status di persona che gestisce la clientela.

Questi fattori relegano spesso cameriere e barista a una funzione secondaria e marginale, con effetti negativi nella gestione delle imprese.
Fortunatamente la situazione sta migliorando, soprattutto perché la clientela è cambiata, si è “evoluta”, e considera sempre più importante la qualità del servizio oltre che del prodotto; e perché molti imprenditori, anche grazie agli esempi e insegnamenti di paesi esteri, hanno compreso che cameriere e barista sono figure strategiche, che contribuiscono in modo determinante al successo o al fallimento di un’azienda.

Il cameriere e il barista professionista, oltre alle mansioni pratiche (preparare bevande e servire le preparazioni), svolgono due funzioni determinanti per l’economia di un’azienda: venditore responsabile della clientela o guest manager.

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Venditore

Cameriere e barista propongono direttamente ai clienti piatti, vini, cocktail e bevande in genere, quindi la definizione di venditore è innegabile. Considerare il cameriere/barista anche un venditore implica che dovrà possedere i requisiti del venditore, e perciò dovrà:

  • avere le conoscenze necessarie: considerato che la prima regola del venditore è quella di conoscere bene tutto ciò che vende, nel nostro caso significa buone conoscenze di gastronomia, culinaria, enologia, alimentazione, bevande, ecc.
  • avere gli strumenti necessari per effettuare la vendita: padronanza della lingua italiana, proprietà di linguaggio, conoscenza delle lingue straniere, conoscenza delle abitudini e stili di vita della clientela estera, ecc.
  • avere le abilità necessarie per vendere un prodotto o un servizio, rappresentate dalla capacità di comunicazione e dalla presentazione e persuasione dei prodotti offerti.

Per sapere cosa vende un cameriere/barista, occorre pensare a cosa vende un ristorante o un bar. La risposta sembra scontata: cibo e bevande. In realtà non è così, perché nessuno va in un ristorante o in un bar perché muore di fame o sete; è molto più economico andare in un supermercato!
Il cibo e le bevande sono solo uno degli elementi che compongono il prodotto venduto da ristoranti ed esercizi pubblici. Per analizzarli è sufficiente partire dalle motivazioni che portano un cliente a entrare in un locale:

A lezione!
  • un ambiente piacevole, rilassante, alternativo, divertente…;
  • la voglia di mangiare qualcosa di nuovo;
  • la voglia di passare una serata piacevole;
  • la possibilità di mangiare senza poi dover riassettare e pulire i piatti;
  • un luogo di incontro, ecc.

operatore alla ristorazione, indirizzo sala/bar

Il ristorante, il pubblico esercizio, e di conseguenza il cameriere/barista, vendono non solo cose materiali ma anche immateriali: vendono il servizio; offrire buon cibo e buone bevande non è sufficiente!

Leggi qui i nostri consigli per diventare un cameriere perfetto!

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Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Nel make up per un risultato perfetto nessun accessorio deve essere trascurato. Vediamo allora come pulire i pennelli da trucco e come lavare le spugnette.

È importante dedicare molta attenzione agli accessori che ti servono per truccarti tutti i giorni, sia per un fatto igienico che di praticità. Devi sempre pulire i pennelli del trucco e le spugnette perché sono degli oggetti che usi sul tuo viso e lasciarli sporchi vuol dire – oltre che rovinare i tuoi accessori – rischiare di portare polvere e batteri su parti molto delicate del viso, come gli occhi e la bocca. Se la tua pelle è sensibile, poi, potresti andare incontro anche ad irritazioni ed infezioni cutanee.

Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Come pulire i pennelli trucco con tecniche fai da te

Lo sappiamo che pulire gli accessori è una faccenda noiosa, ma non rimandare troppo! Per farlo in modo veloce segui i nostri semplici consigli. Se vuoi lasciare da parte l’alcool o i solventi, entra anche tu nel fantastico mondo dei saponi! Ti consigliamo di affidarti a prodotti di uso comune, se vuoi evitare costosi detergenti specifici. Evita i balsami, perché ammorbidiscono troppo le setole e impediscono al make up in polvere di aderire bene al pennello! In molte si affidano a prodotti che puoi trovare tranquillamente anche in casa tua.

Pulire pennelli da trucco con setole naturali

Prendi i tuoi pennelli ed inizia a strofinare delicatamente le setole con un composto formato da acqua e sapone. Cerca di non aprire troppo le setole, per non rovinare i pennelli ma – qualora fossero molto sporchi – potresti anche metterli in ammollo in un recipiente. Fai attenzione a non far bagnare anche il manico e l’attaccatura del pennello, perché potrebbero rovinarsi. Alla base ci sono – infatti – delle colle che tengono insieme le setole. Evita il contatto diretto con l’acqua, così non corri il rischio che si stacchino.

Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Pulire le spugnette da trucco

Passiamo adesso a un altro accessorio molto importante: le spugnette per il trucco. Ecco come lavarle e averne la massima cura. La prima raccomandazione è lavarle quotidianamente perché è importante che non rimangano residui di trucco vecchio. Se proprio non riesci a lavarle tutti i giorni, cerca di averne a disposizione più di una. In questo modo riuscirai ad usare sempre una spugna pulita, lavando le altre almeno una volta a settimana. Le spugnette che richiedono maggiore attenzione sono soprattutto quelle usate per stendere il fondotinta. La composizione di quest’ultimo permette al trucco di infilarsi tra le fibre facendo proliferare batteri e sostanze che andrebbero a chiudere i tuoi pori. Il rischio d’infezioni e irritazioni è sempre dietro l’angolo se non sai come pulire le spugne del trucco in modo corretto.

Come pulire e lavare i pennelli e le spugnette da trucco

Mettile in una bacinella con un po’ d’acqua calda, così si sgrasseranno meglio e aggiungi un detergente specifico delicato per essere sicura di togliere anche lo sporco più ostinato. Sulle spugnette bianche in lattice spesso rimangono tracce di fondotinta dure da mandare via. In questo caso, puoi spruzzare direttamente sulla spugna una piccola quantità di sgrassatore e strofinare con i pollici per togliere lo sporco. Risciacqua con abbondante acqua e lascia asciugare – come al solito – lontano da fonti di calore dirette. Tieni però a mente che l’utilizzo dello sgrassatore va bene per una pulizia straordinaria, ma non per quella quotidiana o settimanale. A lungo andare – infatti – lo sgrassatore potrebbe rovinare la tua spugnetta in lattice. Opta sempre per un sapone delicato!

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  • Leggi i 5 step del make up base qui.
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Alchimia e Spagiria nell’Estetica

La Spagiria è un’antica disciplina alchemica nata nel XV secolo il cui nome deriva da due parole del greco antico: páō, (che significa “separare” o “dividere”) e ageiro (che significa “riunire”). Il termine fu coniato da Paracelso, un medico svizzero, ritenuto il padre della Spagiria, che basò i suoi studi innovativi sulla convinzione che la salute è il risultato di un perfetto equilibrio di forze sottili e che le malattie sopraggiungono quando si formano delle alterazioni alle frequenze dei campi magnetici che compongono le cellule dell’organismo. 

La Spagiria si basa su un particolare metodo di creazione delle tinture madri: vengono estratte le frequenze energetiche delle piante e creati dei prodotti fitoterapici a base d’acqua in grado di trasportare le informazioni frequenziali delle piante laddove si sia manifestato un disequilibrio per ripristinare quindi la funzionalità di un tessuto o di un organo.

La parola “Alchimia” sembra derivare da “Al” (Dio) e “Chimia” (Chimica) e quindi la “Chimica di Dio”, che dona a questa materia una connotazione, persa nella moderna farmacologia, di spiritualità nella materia. L’Alchimia studia le cause dello squilibrio cercando di debellarlo alla fonte, utilizza il pensiero pre-logico che è più ricco di quello logico in quanto comprende l’uso dell’analogia, dei simboli e degli archetipi che sono le forme immateriali che causano la materialità.

spagiria

Come vengono scelte le piante per preparare un rimedio spagirico?

In Spagiria non c’è coltivazione, la raccolta viene fatta esclusivamente su piante spontanee, cresciute nel bosco o nei campi, nel loro perfetto habitat che rispecchia il terreno su cui si forma lo squilibrio. Ogni preparazione spagirica contiene la forza guaritrice delle piante usate, sfrutta la loro potenza medicinale ed integra le varie componenti dopo un processo di separazione e di purificazione. Ogni pianta usata per le preparazioni spagiriche ha un suo carattere con cui entrare in relazione, è considerata nella sua interezza e nella sua individualità che analogicamente deve corrispondere alla persona sulla quale si agisce. 

Nell’Estetica Alchemica Spagirica, si studia il significato olistico di ogni parte del corpo così da offrire durante i trattamenti un sostegno efficace.

spagiria


Si impara a scegliere quali prodotti vadano usati considerando le effettive esigenze del cliente e comprendendo il potere della pianta che lo compone. Attraverso nuove tecniche di manipolazione e sequenze di massaggio (specifiche per il viso e per il corpo) si può direzionare il tocco e supportare con esso le necessità del cliente.

Ne parleremo nella Masterclass di mercoledì 14 aprile 2021, al CPFP Viterbo via Richiello con Simona Bernardo, professionista di estetica e benessere.

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Arricciacapelli conico, come si usa?

Con l’aiuto del ferro arricciacapelli conico si riesce in pochi minuti a trasformare una semplice piega in un’acconciatura romantica, particolare o dare alla pettinatura quel tocco finale che fa la differenza. Il ferro arricciacapelli è utile per chi ha i capelli ricci e vuole dare un tocco meno selvaggio alla chioma. Chi invece ha i capelli lisci, può facilmente fare onde e boccoli per dare più movimento all’acconciatura.

Arricciacapelli conico per avere onde morbide e naturali

Le onde morbide danno subito un aspetto più curato, incorniciano il viso e i riflessi dei capelli vengono evidenziati. E’ un tipo di acconciatura che si adatta a qualsiasi look, dallo sportivo all’elegante, ed è molto sexy. Basta guardare le modelle di Victoria Secret’s, hanno tutte questo tipo di onde.

Tutorial per usare l’arricciacapelli conico

Dopo averli lavati e asciugati perfettamente, dividi i capelli in due parti, una la fermerai con un elastico o una pinza così non ti infastidisce mentre stai lavorando sull’altra metà. Per lavorare più agevolmente, parti dal basso per poi salire ciocca per ciocca fino alla parte superiore della testa. I capelli ancora da arricciare si fissano in alto con delle pinze.

Le ciocche da avvolgere intorno all’arricciacapelli saranno più o meno grandi, dipende dall’effetto che vorrai ottenere. Essendo un arricciacapelli conico, bisogna fare attenzione alle due diverse circonferenze, la parte più grossa deve essere sempre rivolta verso l’alto in modo che il boccolo sia più stretto sulle punte. 

La direzione del boccolo può essere a tua scelta, di solito si consiglia di avvolgere le ciocche più vicine al viso verso l’esterno ma puoi anche scegliere di avvolgerle a caso, una verso l’interno e una verso l’esterno, così da avere un effetto ancora più naturale.

La tecnica migliore è posizionare l’arricciacapelli con la punta verso il basso. Si tiene la ciocca avvolta sul cono una decina di secondi (potrai verificare i tempi in base alle caratteristiche dei tuoi capelli), poi si sfila l’arricciacapelli senza toccare il boccolo. Pinzando il boccolo con delle forcine fino a che nn sarà completamente raffreddata, durerà di più. Prosegui così fino all’ultima ciocca.

La scelta del look è a tuo gusto, puoi decidere se arricciarli per tutta la lunghezza, da metà ciocca fino alle punte oppure arricciando la ciocca solo a metà, lasciando quindi fuori le punte che risulteranno lisce.

Leggi qui come fare una messa in piega perfetta!

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Permanente uomo per capelli ricci e corti

Permanente uomo: quale fare in caso di capelli lunghi o corti, ricci o lisci? Scopriamo come rendere seducente la chioma maschile.

Scopriamo il rapporto che gli uomini hanno con la permanente. Capelli, lunghi o corti che siano, eccovi qualche semplice passaggio per rendere seducente la vostra chioma con la permanente. Si dice spesso che “per ogni riccio, un capriccio”, ma sarà vero? Certo è che i capelli ricci sono i più difficili da gestire, se poi parliamo addirittura di una folta chioma maschile, allora la situazione si complica ancora di più.

Gli uomini, inoltre, hanno sempre maggiore difficoltà nella gestione della loro capigliatura. Impariamo quindi a gestirli sia che siano corti che lunghi. Se il vostro desiderio, cari uomini, è quello di avere una bellissima e folta chioma riccia, allora potete provare con la permanente; vi consentirà, almeno per un po’, di abbandonare piastre e arricciacapelli. Tranquilli, non è nulla di dannoso per il vostro cuoio capelluto!

CPFP Capranica

Ecco, dunque, qualche semplice suggerimento per mettervi all’opera e migliorare il vostro look.

Prima di tutto, lavate i vostri capelli usando uno shampoo per capelli ricci (è risaputo che i prodotti a base di semi di lino li renderanno morbidi, voluminosi e ricci). Poi non dimenticate di applicare su di essi un buon balsamo, per assicurarsi ancora più lucentezza e morbidezza.

Permanente uomo con capelli corti

Fare la permanente se si hanno i capelli corti è sempre un rischio. La permanente, infatti, influisce sulla struttura del capello rendendo quindi totalmente mosso. Il fatto che il capello sia corto non aiuta perché il capello sarà più difficile da controllare e “domare”. La bella capigliatura con i ricci ben definiti e stretta comporterà un aumento notevole del volume. Con un capello corto è bene pensare bene al taglio più indicato. È consigliato, infatti, in questo caso un taglio scalato o comunque sfilato per fare in modo di contenere il volume. Questo taglio è brioso e bello da vedere, specialmente con la giusta acconciatura. Ideale anche per le occasioni più formali.

Permanente uomo con capelli lunghi

Nel caso si abbiano dei capelli lunghi la permanente può essere utile soltanto per dare maggiore forma al singolo riccio. Il capello tende già naturalmente ad essere mosso e definito. La fase importante è riuscire a capire come districarli e gestirli. In questo il caso il taglio scelto è decisivo per determinare il vostro stile nel migliore dei modi.

La messa in piega perfetta, qui tutti i consigli!

Sai cosa fa un parrucchiere? Leggi qui.

Leggi qui “Come fare lo shampoo: le regole e i consigli per lavarli nel modo giusto”

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La piega liscia

I capelli lisci sono il sogno di tante ragazze. Spesso sembra difficilissimo realizzare una piega liscia, ma in realtà è possibile averne una perfetta seguendo qualche piccolo consiglio. L’effetto crespo e l’umidità sono grandi nemici dei capelli ricci, perché l’uno è sostanzialmente diretta conseguenza dell’altra condizione. In circostanze di umidità, infatti, il capello tende a “ritirarsi”, andando ad attorcigliarsi e donando alla chioma un aspetto crespo, disordinato e decisamente poco curato.

Chi ha i capelli ricci o mossi si ritrova spesso in questa condizione e difficilmente riesce ad ottenere una piega liscia in grado di durare a lungo. Molte volte questo dipende da prodotti sbagliati o dalle tecniche scelte per lisciare la chioma ma grazie a questi piccoli consigli potrai avere dei capelli lisci perfetti, dicendo addio al terribile effetto crespo e ottenendo la piega perfetta.

Chi ha i ricci li vuole lisci: come lisciare i capelli


Per la regola “si desidera ciò che non si ha” non è raro sentire di ragazze dai capelli ricci che li vogliono lisci (e viceversa). Seguendo qualche piccolo suggerimento, però, potrai avere dei capelli lisci perfetti anche a casa senza rovinarli con il calore.

Come prima cosa lava i capelli usando uno shampoo non aggressivo ed applica una buona dose di balsamo lisciante insistendo soprattutto sulle punte. Appena uscita dalla doccia non sfregare con l’asciugamano sulla chioma e non frizionarla, meglio tamponare i capelli con una t-shirt in cotone oppure un telo in microfibra.

Durante la fase di asciugatura, usa una spazzola tonda perché sarà più facile districare i capelli e dirigi sempre il getto d’aria verso il basso. Prima di passare alla piastra, i capelli dovranno essere completamente asciutti.

Lisciare i capelli con la piastra

Per lisciare i capelli con la piastra, comincia raccogliendo lo strato superiore dei capelli con una pinza e liscia una porzione di capelli alla volta tra quelli rimasti sciolti, impostando la temperatura in base al tipo di capello: 100-150 gradi per capelli sottili, 150-180 gradi per capelli normali e 180-200 gradi per capelli robusti e spessi. Fai movimenti fluidi ma decisi e tira i capelli dalla cute alle punte. Una volta terminato con lo strato inferiore, libera i capelli raccolti e comincia a lisciarli gradualmente una ciocca dopo l’altra.

CPFP Capranica

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Tecniche di trancio: il pollo

Nello svolgimento del trancio occorre rispettare tre condizioni: rispetto dei tempi di servizio, delle temperature e dei valori estetici. Scalcare un pollo significa tagliare un pollo intero in porzioni. Generalmente un pollo è servito per quattro persone. Conoscendo le giuste tecniche il taglio del pollo è relativamente semplice; le principali difficoltà sono rappresentate dall’individuare le posizioni delle articolazioni di ali, cosce e sovracosce, e dal taglio del petto (che è una carne delicata)
senza rovinarlo. Il pollo viene presentato dalla cucina con il petto verso l’alto.

Varie sono le tecniche per eseguire questo servizio; di seguito ne vengono presentate due.

Tecnica A

Tecnica B

DIfferenza tra le due tecniche

Le due tecniche si differenziano per il modo di tagliare il petto: la tecnica A prevede che sia tagliato a fettine, la tecnica B che rimanga intero scaloppato poi in fette grosse.
Poiché non è semplice tagliare il petto a fettine, anche con la tecnica A – dopo aver separato le ali – lo si può tagliare intero e scaloppare sul tagliere.
Con volatili dal petto piccolo e/o con carne un po’ coriacea, piuttosto che rischiare di rovinare la carne è preferibile tagliare il petto intero e scalopparlo sul tagliere.
Le due tecniche sono impiegate anche per il taglio dell’anatra e del tacchino.
Per l’anatra, più magra, è in genere consigliabile staccare il petto intero e poi scalopparlo sul tagliere a fettine sottili.
Il petto del tacchino, di solito, è tagliato a fettine con la tecnica A, e spesso cosce e sovracosce sono disossate e tagliate a striscioline longitudinali, che vengono poi servite insieme al petto.

CPFP Alberghiera Viterbo – Maitre Claudio Sarti

Vi sveliamo tre segreti per ottenere risultati eccellenti, leggi qui.

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Tecniche di trancio

Nello svolgimento del trancio occorre rispettare tre condizioni: rispetto dei tempi di servizio, delle temperature e dei valori estetici.

  1. Rispetto dei tempi di servizio: il lavoro deve essere svolto in tempi accettabili per i clienti. Per riuscirci occorre un’ottima organizzazione e, in caso di esecuzioni laboriose e complesse, la collaborazione di più camerieri.
  2. Rispetto delle temperature: le preparazioni vanno servite ben calde; ciò significa che devono:
    – provenire dalla cucina bollenti;
    – essere servite su piatti molto caldi;
    – essere lavorate in tempi rapidi;
    – essere preferibilmente mantenute in caldo durante la lavorazione, sopra scaldavivande, chafing dish o simili. Le preparazioni fredde vanno mantenute a temperature adeguatamente fredde o fresche.
  3. Rispetto dei valori estetici: la preparazione va disposta sul piatto del cliente con cura, senza sporcare, senza rovinare i cibi, ottenendo un piacevole risultato estetico.

Vi sveliamo tre segreti per ottenere risultati eccellenti.

  1. Per ottenere un ottimo trancio è indispensabile essere forniti di un eccellente coltello! Occorre quindi dotarsi del coltello adatto allo specifico lavoro da svolgere, e ben affilato.
  2. Per non rovinare il cibo, il taglio deve essere unidirezionale (salvo nel caso della frutta). Bisogna cioè tagliare in un unico verso, tirando il coltello dall’esterno verso l’interno oppure dall’interno verso l’esterno, a seconda dei casi; mai nei due sensi (muovendo il coltello avanti e indietro).
  3. Il taglio non deve essere mai forzato spingendo il coltello verso il basso. È la lama del coltello che taglia, non la forza che si imprime. Si deve far scorrere con rapidità il coltello, tagliando in un unico senso e senza spingere.

Per mantenere affilato il coltello è indispensabile l’uso dell’acciaino, che deve essere più lungo della lama del coltello e va mantenuto sempre asciutto, altrimenti arrugginisce, e non va mai unto. L’acciaino deve essere usato poco e spesso, e prima dell’affilatura il coltello deve essere ben pulito.
Una buona regola è quella di rifare il filo del coltello ogni volta che lo si usa.

Per eseguire correttamente il taglio di un pezzo di carne occorrono:

  • un coltello a lama liscia e dura, ben affilato e con la punta: il classico coltello per arrosto;
  • un forchettone;
  • un tagliere, meglio se scannellato per raccogliere il sugo;
  • la clips.

Per tagliare la carne con la mano sinistra si impugna il forchettone, che viene infilato nel pezzo di carne e mantenuto ben fermo; con la destra si esegue il taglio.
È indispensabile seguire tutte le indicazioni generali relative alle regole per un taglio corretto. È importante far scorrere rapidamente la lama del coltello senza forzare il taglio facendo pressione, tagliando in un’unica direzione, per evitare di rovinare o addirittura sbriciolare la carne, in particolare quando si tratta di carne delicata come il pollame o il maiale. Affinché la carne risulti tenera, il taglio deve essere contrario alla conformazione delle fibre (in modo da spezzarle) e le fettine devono essere sottili, ad eccezione di alcuni casi come il filetto, la costata e simili. Guarda qui come si esegue il trancio del pollo!

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Trend, mode, evoluzioni: i capelli nella storia

La maggior parte delle acconciature che vanno di moda attualmente sono ispirate ai must-have degli anni passati! L’evoluzione delle acconciature e dei tagli dei capelli nella storia: quali sono state le pettinature più popolari e le tendenze della moda capelli che hanno caratterizzato ciascuna decade del Novecento a partire dagli anni ‘20. La storia delle acconciature che racconteremo in questo articolo vi porterà in un viaggio virtuale tra le varie epoche, scandite da diversi stili e tendenze, tutti espressione degli eventi storici e dei cambiamenti culturali di ciascun periodo.

Tagli di capelli nella storia: gli anni Venti

Definiti “i ruggenti anni venti”, furono gli anni dei grandi mutamenti, sia dal punto di vista sociale che da quello artistico e soprattutto culturale. Fu un’epoca ritenuta per molti versi irripetibile: furono gli anni dell’esplosione della musica jazz, della grande espansione industriale e dell’emancipazione femminile. 

Negli anni ’20 andavano di moda i tagli medio-corti, detti anche alla garçonne (taglio lanciato da Coco Chanel, per un ideale di donna elegante ed emancipata) e in particolare il caschetto corto con le onde piatte. Le acconciature venivano spesso impreziosite da fasce o gioielli da sfoggiare intorno alla testa. 

I capelli nella storia: tagli e pettinature negli anni Trenta

Dopo la Grande Depressione del ’29, si abbandonò lo sfarzo degli “Anni Ruggenti” e la moda ritornò a privilegiare la sobrietà e l’eleganza. La voglia di emancipazione da parte delle donne rimase, tant’è che in quest’epoca si iniziarono ad indossare i pantaloni. 

Le pettinature divennero vaporose e i capelli corti vennero arricchiti da onde morbide. Un taglio tipico di quest’epoca è senza dubbio il caschetto cortissimo, alle orecchie, con una frangetta lineare e geometrica e ben definita: un’acconciatura che da questo momento in poi si imporrà come uno dei tagli di capelli più gettonati nella storia. 

Anni ’40: capelli, stile e acconciature 

Gli anni ’40 furono anni duri, di guerra e di rinascita, di privazioni e di ricostruzione, che sancirono un passaggio epocale dalla guerra alla pace. Le donne di questo periodo aspiravano alla ricerca di libertà e indipendenza e proprio per questo i look divennero più glamour e le acconciature più raffinate e moderne.

Negli anni ’40 la moda imponeva capelli lunghi e fluenti, possibilmente mossi da onde naturali. Durante il giorno, però, si preferivano acconciature raccolte come i famosi Victory Rolls, due riccioli da collocare ai lati della fronte. Secondo i dettami della moda capelli anni ‘40, era usanza comune decorare l’acconciatura con foulard e nastri. La sera, invece, i capelli si portavano sciolti, con una riga laterale. Anche i cappelli, spesso fatti a mano e dalle fantasie più originali, erano molto utilizzati per dare un tocco d’eleganza al proprio look sia nelle ore serali che di giorno. Altri accessori di tendenza in questi anni erano i fiori di stoffa e le retine crochet che, oltre ad essere un gettonatissimo ornamento, permettevano di raccogliere comodamente la chioma anche durante la giornata lavorativa in fabbrica.

I capelli nella storia: gli anni Cinquanta

anni ’50

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale si aprì un decennio di grande ottimismo, di sviluppo economico, di benessere diffuso, che si riflesse in una vera e propria rivoluzione dello stile.

Gli anni ’50 furono caratterizzati dalle Pin up che diventarono delle sex-symbol, proprio perché sexy e prorompenti, totalmente prive di quel mistero che aveva caratterizzato le dive degli anni ’30. 

Alexandre Raimon, il parrucchiere più famoso di Parigi dell’epoca, inventò il taglio che caratterizzò quest’epoca: il taglio corto alla Marylin Monroe, richiestissimo sia in quegli anni che anche in tempi più recenti. Tra le dive che vollero questo taglio troviamo tantissimi nomi noti sia dell’epoca che attuali, tra cui Elizabeth Taylor, Grace Kelly, Catherine Deneuve e Audrey Hepburn.

Anni Sessanta: i tagli di capelli che rivoluzionano la storia

Brigitte Bardot

Furono gli anni in cui il mondo occidentale visse importanti trasformazioni fatti storici, fu il decennio in cui i giovani insorsero e proposero nuovi modelli di vita, contrari e antitetici all’imperante società dei consumi. 

I capelli si accorciavano e seguivano le linee geometriche degli abiti: non boccoli, ma frangette e caschetti; il “pixie cut” era il taglio corto e sbarazzino di Jean Seberg e Mia Farrow, oggi tornato di moda. In alternativa si optava per i capelli raccolti in chignon o code di cavallo, ma cotonati. L’acconciatura per eccellenza di quell’epoca, diventata un cult grazie a Brigitte Bardot e Claudia Cardinale, era la mezza coda realizzata con la cotonatura dei capelli in cima alla testa per ottenere il massimo del volume e il resto della chioma sciolto e leggermente spettinato.

Anni Settanta: outfit scintillanti e pettinature dallo stile stravagante

Farrah Fawcett

Negli anni ’70 gli outfit difficilmente passavano inosservati: ampi colletti, gonne corte e scarpe con plateau in perfetto stile disco realizzati con materiali scintillanti e lustrini per look grunge e stravaganti.

Le acconciature diventarono il punto culminante di uno stile unico e mai dimenticato con chiome lunghe, onde californianemorbide wave e frangette ad incorniciare lo sguardo intrigante e ammaliante. Chi non ricorda il fascino della bionda Charlie’s Angel Farrah Fawcett o della sexy Jane Birkin?

I look eccentrici degli anni Ottanta: una svolta per i capelli nella storia

Anni ’80

In fatto di stile, se pensate agli anni ’80 vi vengono in mente felpe oversize, blazer con spalline, leggings fluo e naturalmente il frisé

Gli anni ’80 passarono alla storia per l’hairstyling estremo, con volumi esageratispumeggianti e tanto movimento. La permanente ebbe il suo culmine proprio in questo decennio. Risultato: le donne sfoggiavano chiome piene di volume. Naturalmente la lacca veniva utilizzata in abbondanza e il brushing vaporoso non conosceva mezze misure. Il mullet, con i capelli tagliati corti sul davanti e lasciati lunghi nella parte posteriore, era probabilmente la pettinatura più famosa degli anni ’80; il frisé inoltre era un altro marchio di fabbrica di questo decennio: reso popolare dalla cultura pop, poteva essere facilmente replicato da tutti grazie alla diffusione delle prime piastre per capelli.

Anni Novanta: acconciature tra meches, colpi di luce e fiori sui capelli

Jennifer Aniston

Erano gli anni delle Spice Girls, del flower power tra i capelli e delle frangette alla Brenda di Beverly Hills! 

Per quanto riguarda il colore, i colpi di luce e le meches erano dei veri must-have! Venivano sfoggiati dalle dive di tutto il mondo: si trattava di contrasti di colore molto netti, che dividevano in modo visibile le varie ciocche. Tra i tagli più popolari ricordiamo sicuramente quello di Rachel, una delle protagoniste della serie televisiva Friends: questo taglio divenne uno dei più richiesti di tutto il decennio e venne riprodotto fedelmente a gran richiesta dagli hair-stylist di tutto il mondo! Negli anni ’90 inoltre si usavano tantissimo elastici in tessuto arricciato per decorare le code e infine fiori e Swarovski da applicare sulla chioma.

I capelli nella storia: il nuovo Millennio

Con gli anni 2000 è tornata la sobrietà, sia nel taglio che nel colore. Le donne sono uscite dal periodo delle cotonature, dei volumi extra, delle ricrescite scure e delle strisce colorate. In questi anni si tende a riprendere i tagli e gli stili del XX secolo e a riadattarli in una chiave più glamour, trendy e meno eccentrica

Le acconciature anni 2000, però, giocano molto con gli accessori: foulard colorati che si innestano nelle treccecerchietti delle dimensioni più svariatenastri vellutati e mollette impreziosite da strass brillantiperle e Swarovski. Anche una semplice coda di cavallo alta può essere resa originale con l’aggiunta di uno scrunchie colorato o di un foulard particolare. Gli accessori capelli sono, infatti, il miglior modo per arricchire e rendere unico anche il taglio più semplice, per essere sempre diverse e alla moda con poco!

Come ottenere una capigliatura che valorizzi la propria unicità

Da questa panoramica sull’evoluzione delle acconciature e dei capelli nella storia emerge sicuramente una cosa: da sempre la capigliatura è considerata uno degli elementi fondamentali per l’espressione dell’individuo e del proprio stile. Proprio per questo è importante non sottovalutare il potere evocativo che potete trasmettere attraverso di essa. 

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Decolorare i capelli

Per sfoggiare finalmente una chioma “alla Marylin” o per tingerti con colori candy o silver, la scelta è una sola: decolorare i capelli. Non si tratta, qui, di dare solo un tocco schiarente alla tua chioma con tecniche come balayage o shatush, parliamo di un cambiamento radicale, di rivoluzionare i tuoi capelli e il tuo aspetto, una prospettiva esaltante.

Per raggiungere questo risultato – buona notizia – non è necessario andare dal parrucchiere: è una tecnica relativamente semplice, che richiede solo attenzione e pazienza. Il tempo che dovrai dedicare alla decolorazione, infatti, varia in base al tuo tipo di capelli (chiari, scuri, colorati…) e al risultato che vuoi ottenere: per passare da un nero corvino al biondo, ad esempio, saranno necessari più passaggi.

Decolorare? Sì, ma con cura

Il decolorante è una sostanza che agisce sulla struttura della melanina, proteina del capello, ossidandola: è bene sapere che durante questo processo, oltre a schiarire il capello, lo si rovina in certo grado, rendendolo più poroso, meno elastico. Dobbiamo quindi fare attenzione quando procediamo con la decolorazione, ma la aumentata porosità del capello è un inconveniente facilmente risolvibile, basta “tappare i buchi” nella struttura con le sostanza giuste, un semplice balsamo o maschera: essendo più ricettivo, il capello assorbirà al meglio gli elementi nutritivi del prodotto.

Come procedere: piccoli accorgimenti che fanno la differenza

Per prima cosa, scegli dei buoni prodotti: la qualità della polvere decolorante determina la buona riuscita del procedimento. Per creare il tuo decolorante devi unire la polvere all’acqua ossigenata, emulsionata a 20, 30 o 40 volumi: qui la scelta varia in base al colore dei capelli e al risultato che si vuole ottenere.

  • se hai i capelli chiari punta sull’acqua ossigenata20 volumi;
  • se invece i tuoi capelli sono scuri, scegline invece una a 30 volumi per schiarire di qualche tono e una a 40 per una schiaritura decisa.

Procedi così: mescola polvere e acqua ossigenata e applica il composto ottenuto con un pennellino, partendo dalla nuca fino alla fronte, completando tutte le radici prima di passare al fusto dei capelli.

Tempi di posa: un’applicazione può durare tra i 10 – 25 min, in base al risultato che vuoi ottenere, ma  – mi raccomando – non superare mai la mezz’ora! Rischi addirittura di bruciare i capelli.

Ultimo passaggio è lavare i capelli: è bene utilizzare due volte lo shampoo per essere sicuri di eliminare il composto e risciacquare abbondantemente, per concludere, come dicevamo prima, con balsamo o maschera rigenerante.

I trucchi per schiarire i capelli senza stress

Se è tra le prime volte che ti dedichi a questa operazione, sarai un po’ preoccupata: il rischio di sporcare tutto il bagno e di ottenere un colore bruttino è dietro l’angolo, è vero. Questi consigli ti aiuteranno a procedere con la decolorazione senza intoppi:

  1. metti un asciugamano sulle spalle, meglio ancora sarebbe una mantellina, per evitare di macchiare gli indumenti che indossi
  2. indossa sempre i guanti, che eviteranno che la pelle delle mani si rovini con la mistura
  3. testa sempre il prodotto su una ciocca nascosta, sia per eliminare il rischio di allergie, sia per verificare che l’effetto finale sul capello sia proprio quello che vuoi
  4. non esagerare con il dosaggio dell’acqua ossigenata e con la posa per ottenere subito un colore chiaro: bisogna avere pazienza e effettuare più decolorazioni, non aggredire i capelli con una mistura strong che finisce solo per rovinarli
  5. ricorda di nutrire i capelli periodicamente, non solo appena fatta la decolorazione: il rischio di una chioma secca e opaca è dietro l’angolo, a meno di prendersene cura con costanza
  6. altra buona pratica è utilizzare ogni due settimane circa uno shampoo con pigmenti viola, che aiuta a contrastare l’effetto “giallo polenta” e manterrà la tua chioma biondo platino.

Leggi qui come fare una messa in piega perfetta!

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Lasagne monoporzione

La ricetta delle lasagne al ragù questa volta cucinate in ​formato monoporzione e cotte al forno negli stampi dei muffin. Un sapore tradizionale e un’idea originale

Per la pasta fresca all’uovo leggi qui.

INGREDIENTI

  • PER IL RAGÙ ALLA BOLOGNESE
  • 200 g di carne macinata di manzo e suino
  • 100 g di funghi champignon
  • 400 g di passata di pomodoro
  • sedano
  • carota
  • cipolla
  • 1/2 bicchiere d’acqua
  • vino bianco
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • PER LE MINI LASAGNE
  • 5 sfoglie lisce per lasagna
  • 150 g di mozzarella
  • parmigiano grattugiato
  • basilico fresco

Chi ha detto che la lasagna deve per forza essere servita in teglia?
Ecco un’alternativa per trasformare “il comfort food per eccellenza” in qualcosa di originale e divertente… da mangiare con le mani!

Vi serviranno le sfoglie per lasagna già pronte, ragù alla bolognese – rigorosamente fatto in casa e arricchito da funghi champignon – e una generosa dose di mozzarella. Insomma, un ripieno ricco e goloso che farà venire l’acquolina in bocca anche ai “puristi” della tradizione.
La cosa più sfiziosa? …È che queste lasagnemonoporzione si cuociono in una teglia per muffins!

L’ideale per un buffet tra amici, senza crearsi troppi problemi di piatti o posti a tavola. Come se non bastasse, si possono preparare in anticipo e servirle al momento… più semplice di così.
Per qualcosa di più tradizionale potete sempre provare le nostre lasagne con i funghi o con la zucca e la salsiccia!

Per preparare il ragù alla bolognese, bisogna partire dal soffritto: pelate e lavate la carota, quindi tagliatela a cubetti molto piccoli. Pulite anche il sedano e la cipolla, poi tritateli finemente.

Soffriggete tutto in un tegame con olio, aggiustando di sale e pepe. Aggiungete la carne macinata e rosolatela; unite anche i funghi, puliti e tagliati a cubetti piccoli. Fate rosolare il tutto a fiamma medio-alta, poi sfumate col vino bianco. 

Versate la passata di pomodoro e l’acqua, poi cuocete a fiamma medio-bassa con un coperchio finché il ragù alla bolognese si sarà ristretto ma non troppo asciutto.

Bollite le sfoglie di lasagna finché non saranno morbide ma ancora al dente. Tagliatele a metà formando due quadrati per ogni sfoglia. Bisogna ottenere 8 quadrati da 4 sfoglie e 8 quadratini da 1 sola sfoglia. Incidete col coltello un segno su ogni lato dei quadrati di sfoglia (così riusciranno a piegarsi meglio e a prendere la forma).

Ungete una teglia antiaderente per muffin e stendete all’interno un quadrato in ogni pirottino.

Riempite le sfoglie con un cucchiaio di ragù e qualche cubetto di mozzarella. Aggiungete un piccolo quadratino di sfoglia al centro, pressate e riempite ancora con ragù e mozzarella. Completate grattugiando del parmigiano in cima.

Cuocete le mini lasagne in forno ventilato a 180° finché la mozzarella non sarà sciolta e la sfoglia dorata. Sfornate e lasciatele assestare nella teglia, quindi servitele tiepide decorandole con una fogliolina di basilico fresco.

La pasta fresca all’uovo

Farinauova, un pizzico di sale. E poi olio di gomito e un po’ di pazienza. Sono questi gli ingredienti per preparare la pasta fresca all’uovo in casa: un procedimento che per le nostre nonne era consuetudine, ma che oggi si verifica sempre più raramente nelle nostre cucine. Ma come si fa?

Un procedimento semplice

Il punto di partenza è una spianatoia in legno: una superficie ruvida, più indicata rispetto a un qualsiasi piano liscio. Una volta che avremo a disposizione la base su cui lavorare, servirà solamente un uovo ogni 100 grammi di farina – farina bianca al 100% per chi desidera un gusto più fine, con percentuali crescenti di semola per chi invece vuole un sapore e una consistenza più rustica – oltre a qualche accorgimento: ad esempio evitare di lavorare l’impasto in presenza di correnti d’aria che possono seccare la pasta, rispettare alla lettera dosi e tempistiche e usare uova freschissime e a temperatura ambiente . Tenendo a mente questi consigli, potete iniziare con la preparazione.

Come si fa la pasta fresca all’uovo

– Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, aggiungete un pizzico di sale e aprite le uova nel cratere.

– Con una forchetta, sbattete leggermente le uova e cominciate a impastare prendendo la farina dai bordi della fontana.

– Insistete per una quindicina di minuti, impastando energicamente e tirando la pasta in tutte le direzioni. Per aumentare l’elasticità, sbattetela di tanto in tanto sulla spianatoia infarinata.

– Una volta ottenuto un impasto elastico e omogeneo, avvolgetelo nella pellicola o copritelo con un panno umido e lasciatelo riposare 30 minuti.

– A questo punto, stendetelo sulla spianatoia e lavoratelo con il mattarello: proseguite fino a ottenere uno spessore di 3-5 millimetri. In alternativa, aiutatevi con una macchinetta per la pasta.

La pasta fresca all’uovo

I formati di pasta fresca all’uovo

Quando l’impasto sarà pronto per essere trasformato in pasta, potrete procedere diversamente a seconda del formato desiderato. Per quelli più semplici, basta arrotolare la sfoglia e fare dei tagli a intervalli regolari: ogni 7 millimetri per le tagliatelle , 3 millimetri per i tagliolini, 1,5 centimetri per le pappardelle. Le lasagne si otterranno invece ritagliando dei rettangoli di 14×21 centimetri, i cannelloni saranno gli stessi rettangoli preparati per le lasagne ripieni e arrotolati, i quadrucci da fare in brodo saranno dei quadrati di 1 centimetri per lato, mentre i maltagliati nasceranno dagli scarti tagliati in modo un po’ irregolare.

Come si fanno i ravioli

E ancora la pasta ripiena, come ad esempio i ravioli, nascerà poggiando alcune palline di ripieno su una base di sfoglia poi spennellata con il latte, alla quale sarà sovrapposto un secondo strato di pasta poi tagliato in tante parte uguali; mentre i maccheroni prenderanno vita da fettuccine della lunghezza di 10 centimetri che saranno passate sopra un ferro da calza in modo da fare attorcigliare la pasta attorno all’attrezzo: questo procedimento farà sì che presentino il tradizionale foro centrale.

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Hair tattoo: l’arte del disegno sui capelli

I primi tentativi di realizzare dei disegni sui capelli sono da ricercare tra gli anni ’80 e gli anni ’90. In questo periodo, infatti, gli hairstylist iniziavano a esprimere la loro creatività in modi del tutto nuovi, sconosciuti fino a quel momento. Ciononostante, all’epoca, gli hair tattoo non hanno goduto di tanta fama: è oggi che il trend del tatuaggio sui capelli impazza sul web e conquista uomini e donne di ogni età.

hair tattoo
CPFP Ivan Rossi Civita Castellana

Il tatuaggio sui capelli è perfetto per chi desidera rinnovare la propria capigliatura, conferendo ai capelli un tocco artistico e fantasioso.
Che tu abbia i capelli corti o i capelli lunghi, non c’è differenza: gli hair tattoo possono essere realizzati su qualsiasi tipo di acconciatura, qualsiasi tipo di capello e qualsiasi lunghezza. Inoltre potrai anche scegliere di collocare il disegno per capelli su un punto preciso della testa, come ad esempio da un lato, sulle lunghezze, sulle radici, oppure, se desideri un effetto esplosivo, su tutta la testa. Al contrario, se preferisci un risultato più discreto, potrai decidere di nascondere il tuo hair tattoo sui capelli all’altezza della nuca in modo che risulti visibile soltanto quando raccoglierai i capelli in un’acconciatura alta o in uno chignon.

Ciò che rende speciale un hair tattoo è che non esistono disegni impossibili da realizzare: sia che tu abbia in mente un tema astratto, geometrico oppure un disegno realistico, grazie all’utilizzo di stencil, aerografi e tecniche particolari, il tuo hairstylist saprà di certo accontentarti e realizzare sulla tua chioma il motivo che preferisci.

Di fatto, l’arte del tattoo hair consiste proprio nella realizzazione di disegni o di figure sui capelli, come avviene per i tatuaggi sulla pelle. Gli hair tatto però non sono definitivi e vengono cancellati o dall’azione del tempo o utilizzando un semplice rasoio, nel caso in cui i disegni vengano realizzati sui capelli molto corti.
Con gli hair tattoo non c’è limite alla fantasia: infatti basterà realizzare uno stencil del tuo disegno preferito, scegliere i colori con cui vuoi realizzarlo e il gioco è fatto. Tuttavia non ti consigliamo di realizzare questa piccola opera d’arte con il fai da te, bensì di rivolgerti a un esperto.

graffiti hair

Il trend del tattoo hair, chiamato anche graffiti hair, è diventata ancora più famoso grazie alla moda dei capelli multicolor e ormai spopola su blog e social media: in alcuni casi si tratta di veri e propri dipinti realizzati con grande maestria specialmente sui capelli lunghi. Un buon parrucchiere riuscirà a modellare i tuoi capelli senza rivoluzionare il tuo look in modo permanente e saprà come realizzare il tatuaggio per capelli perfetto.
 

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Il taglio carré

Lo conosciamo tutti come caschetto: è il cosiddetto taglio carré, tanto amato dalle donne quanto elegante e semplice da gestire anche nel corso di giornate frenetiche e vite che vanno di corsa con capelli da tenere a bada. Il classico caschetto tutto uguale oggi diventa carré bob, bob long, shaggy bob: sono tante le alternative tra cui scegliere per il proprio taglio di capelli. Ma il carré è davvero così facile da fare?

Adattare al viso: il trucco di un buon taglio carré

Abbiamo anticipato che i tagli carré possono essere tanti e diversi. Vediamoli allora insieme. 

Partiamo dal carré pari, un taglio molto grintoso la cui lunghezza arriva sotto l’orecchio, all’altezza del mento o delle spalle, e che ha la caratteristica di essere tutto uguale. Con o senza frangia, è un taglio carré adatto a visi regolari, ovali e lineamenti delicati. Come si asciuga? Dritto e perfettamente squadrato.

Il carré può essere anche scalato. La lunghezza varia: anche in questo caso può arrivare sotto le orecchie, al mento o alle spalle, e può essere con o senza frangia. La scalatura lo può rendere un carré sfilato, da asciugare per un look sbarazzino che sia liscio oppure mosso. È un taglio che si adatta bene ai visi rotondi e, in versione mossa, anche a quelli triangolari. Il trucco in più, per spezzare la regolarità dei visi quadrati e per conferire verticalità a quelli tondi, è aggiungere al taglio carré una riga laterale.

Corto o lungo? Il carré è questione di viso

Finora abbiamo parlato di caschetti e di lunghezze. Ma tutto può variare progettando un carré. 

Per esempio, potreste pensare a un carré corto. Si tratta di un taglio che arriva sopra le orecchie, con la nuca corta “alla Beatles”, e che ricorda un po’ il famoso caschetto anni ’60. Adatto solo a visi regolari, rettangolari o triangolari, è un taglio che riempie gli spazi mancanti rendendoli armoniosi. Il carré corto si presta anche per visi androgini, perché risalta viso e occhi. Chi ha la fronte alta potrà permettersi una frangia piena, fino alle sopracciglia, viceversa, ci sarà bisogno di una frangia corta e leggera, per dare movimento. L’asciugatura? A piacimento: perfettamente dritta oppure simpaticamente spettinata. 

E il carré con le punte lunghe davanti? È un taglio che arriva sotto le orecchie, il mento o le spalle e che può essere portato tutto pari, più corto dietro e lungo davanti, oppure ancora degradato sulla nuca, scalando tutto il resto. Adatto sia ai visi rotondi che a quelli quadrati, perché allunga e ammorbidisce le forme a effetto slim, non si di addice troppo ai visi lunghi. L’asciugatura può essere liscia o un po’ spettinata, per una versione mossa in stile beach waves.

Tra asimmetrie e punte lunghe: come varia il carré

Le scelte per il taglio carré perfetto non sono ancora finite. C’è infatti anche la possibilità di variare ulteriormente con un taglio carré asimmetrico: lungo fin sotto le orecchie o il mento, sarà più corto da un lato e più lungo dall’altro, con una frangia asimmetrica e sbarazzina, oppure con un ciuffo lungo, in genere molto scalato e sfilato. È un carré che si adatta a visi regolari: l’asimmetria accentua infatti i difetti del viso. 

E poi c’è il carré disconnesso: liscio o mosso, può arrivare alle orecchie ma anche sotto, fino al mento o lo spalla. È un taglio perfetto per quasi tutti i tipo di viso, l’unica accortezza sarà sempre fare attenzione alla valorizzazione di forme e armonie. Alcuni esempi sono tagli con la nuca corta e le punte regolari davanti, che non si adattano ai visi lunghi, oppure quelli con il lato frontale più corto e più lungo, da effettuare con una riga laterale, perfetta per visi tondi o quadrati. 

La sua versione nascosta, consigliata a chi ha tanti capelli, prevede la rasatura leggera delle parti laterali sopra l’orecchio ed eventualmente la nuca, trucco per permette di eliminare le masse  e i volumi laterali. La rasatura sarà poi nascosta dai capelli che le ricadono sopra. Chi invece si sente più rock potrà osare la versione rasata visibile, con lati e nuca completamente rasati e ciuffi di diverse lunghezze. Un taglio da portare liscio o mosso, con l’accorgimento di utilizzare una riga laterale per renderlo adatto a visi ovali, rotondi e a triangolo. Non è invece adatto ai visi troppo allungati, perché accentuerebbe la lunghezza. 

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Il taglio perfetto

Tutti noi ci siamo chiesti almeno una volta nella vita quale fosse il taglio di capelli perfetto adatto al proprio viso. Non è difficile capirlo. Innanzitutto, per scegliere il taglio di capelli giusto, occorre posizionarsi davanti allo specchio, tirare indietro i capelli ed esaminare attentamente la forma del  viso. Lo scopo di ogni taglio perfetto, infatti, è di riuscire a valorizzare il viso e armonizzare e bilanciare le proporzioni.

Vediamo di capire il taglio di capelli giusto:

  • Qual è la forma del tuo viso? Scoprilo!
  • Le 4 tipologie di viso
  • quadrato taglio capelli
  • triangolare taglio capelli
  • tondo taglio capelli
  • ovale taglio capelli

Qual è la forma del tuo viso? Scoprilo!

In 5 semplici passaggi riuscirai a capire il taglio di capelli perfetto per il tuo viso:

  • raccogli i capelli, in modo che il tuo viso sia bene in evidenza
  • mettiti davanti allo specchio per osservarlo attentamente
  • armati di rossetto alla mano
  • ricalca i contorni del viso con il rossetto
  • ricollega la forma che vedi allo specchio ad una delle forme base

Le 4 tipologie di viso

Sono quattro le tipologie di viso ed è possibile dividerle in due categorie:

Geometrie spigolose:

  • viso quadrato
  • viso triangolare

Per visi quadrati o triangolari, sono preferibili tagli medio lunghi fino alle spalle. Per queste tipologie di viso il bravo parrucchiere deve riuscire a bilanciare le geometrie. Trattandosi di geometrie spigolose, il consiglio è quello di smussare con delle forme di taglio che addolciscano il viso.

Geometrie smussate:

  • viso rotondo
  • viso ovale

I tagli lunghi sono ideali per le geometrie smussate. Per queste forme del viso con geometrie dal carattere più rotondo, è bene giocare con delle forme di taglio che tendono a spigolare il viso e bilanciare capelli. Quindi, su delle forme di viso tondo o ovale il consiglio è quello di scegliere una frangia dritta o un carrè che va a finire sul mento e rompe l’ovale del viso. Se hai un ovale senza angoli pronunciati è necessario un taglio che lo faccia sembrare più stretto e più lungo. Quindi, bisogna aggiungere altezza dando volume alle radici: quest’effetto si può ottenere facilmente con un taglio anche corto.

Viso quadrato taglio di capelli

Nella zona delle mascella e della fronte è dove il viso risulta più quadrato. Con una scalatura con un ciuffo laterale che arriva all’altezza della bocca si può disegnare e smussare il quadrato della fronte e della mascella. Il viso squadrato ha spesso una fronte ampia e una mascella larga e ha bisogno di essere addolcito. Quindi, il taglio deve dare volume nella parte superiore della testa, ma poco volume ai lati del volto, in particolare all’altezza della mandibola. All’altezza della mandibola, è perfetta una curvatura, ideale per smussare le spigolosità. Una bella frangia va bene, ma non troppo lunga. Da evitare la riga in mezzo. Su un viso quadrato liscio sta benissimo una frangia tonda o una scalatura dalla guancia in giù per tagliare un po’ la spigolatura. Per un viso quadrato riccio, una scalatura che riempia le zone alte della testa e stondata è ideale.

Viso triangolare taglio di capelli

Per un viso triangolare alla Scarlett Johansson, invece, si può optare per una frangia stondata, in modo da arrotondare e bilanciare il viso. Per un viso triangolare liscio, una frangia stondata pin up anni ’40 o carrè stondato (taglio pari all’altezza del mento stondato che addolcisce la forma spigolosa e triangolare del viso). Lavorare sui perimetri. Victoria Beckham, per esempio, ha un viso triangolare, per armonizzarlo, ha fatto allungare i capelli dopo averli portati per anni cortissimi con ciuffo laterale Per un viso triangolare riccio, via libera a frange stondate e scalatura a 360 gradi stile ContestaRockHair perché tutti i capelli sono della stessa lunghezza e formano un volume notevole e crea delle forme molto arrotondate. Sul riccio si gioca sulla scalatura.

Viso tondo taglio di capelli

Per un viso tondo alla Cameron Diaz, bilanciare il più possibile e smussare. Il taglio di capelli ideale per il viso tondo, poi, è quello che concentra il volume alla radice dei capelli, mentre le lunghezze devono essere scalate o sfilate all’altezza delle guance. Per i capelli lisci con viso tondo, frangia dritta o un bob per allungare il viso e spezzare il rotondo del viso. Per i capelli ricci con viso tondo è consigliabile un taglio lungo. O il famoso microfono anni ’80. Scalato e sfilato, se preferisci il corto, che accarezza i lati del viso. Se li preferisci lunghi, oltre le spalle, il viso sembrerà subito più sottile e lungo. Sì alla riga in mezzo. Perfetto anche il ciuffo laterale. Importante, per una perfetta tenuta, il riccio ha bisogno di essere idratato.

Viso ovale taglio di capelli

Per un viso ovale alla Jessica Biel, optare per una frangia più ampia e piena che va oltre le geometrie delle classiche frangie. Allargarsi leggermente sul viso per cercare di illuminarlo ed aprirlo. Chi ha un viso ovale può permettersi di passare tranquillamente dai capelli lunghi ai tagli corti. Sì anche a tagli asimmetrici che, per contrasto, mettono in evidenza l’equilibrio dei lineamenti.Per il viso ovale riccio scalatura squadrata e vistosa per cercare di aprire lo sguardo. Per lo styling, capelli lisci per dare slancio alla figura e ottenere un look più sofisticato, onde e ricci per dare movimento e creare un look più sbarazzino.

  • Spesso, però, non è necessario contrastare la propria forma del viso, della serie i difetti in molti casi vanno esaltati e non nascosti, così come esaltare i capelli ricci senza nasconderli. Per esempio, in un viso tondo non necessariamente bisogna cercare di renderlo spigoloso, al contrario, si può optare per una frangia tonda o delle linee di taglio stondate così da esaltarne la forma. Per visi quadrati e visi triangolari si può accentuare il viso esaltandone proprio gli spigoli. Accettare le proprie forme è la chiave della serenità!

Leggi anche “Le regole dello shampoo” e la Messa in piega!

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Le sopracciglia perfette

Sembra essere divenuta l’ultima ossessione delle donne ma non solo adesso anche gli uomini. Ossessione che ha delle fondamenta molto solide: tutti noi, osservando un bel viso, possiamo essere ammaliati dal suo sguardo. 
In fondo è risaputo: lo sguardo è la principale arma di seduzione e dare la forma giusta alle sopracciglia può esaltare la profondità dello sguardo fino a renderlo magnetico. Le sopracciglia perfette!

 
Avere sopracciglia perfette 

     Le sopracciglia danno vita e armonia al nostro viso ma principalmente al nostro sguardo. É importante sapere che per ogni viso esiste le sopracciglia perfette! Come si fa a scoprire qual è la forma delle sopracciglia più adatte alla tua cliente? 

    La risposta si nasconde in una materia che molti sottovalutano: il design sopracciglia.

    Il design di sopracciglia è la matematica della armonia applicata sul viso che va a osservare e rispettare parametri come forma del viso dimensioni e lunghezze di occhi, naso, labbra e punti di riferimenti come condotto lacrimale, iride o pupilla (a seconda della curvatura), coda dell’occhio, tubercolo del trago o incisura intertragica dell’orecchio. La prima cosa da capire e che forma di viso ha la tua cliente.  

    Una volta che hai individuato la forma del viso il prossimo passo e definire le misure del sopracciglio. L’inizio del sopracciglio per trovarlo dovrete fare una linea retta tra due punti. Angolo del naso e condotto lacrimale questi punti potranno essere rivalutati in casi particolare come occhi tropo vicini o tropo lontani naso tropo largo o tropo lungo.

Punto A della figura

   Per trovare il punto giusto di curvatura del sopracciglio dovrai osservare l’angolo della narice e pupilla o l’iride dell’occhio.

Questo per che? Per che se scegliete pupilla il sopracciglio risulterà più curvato invece nel caso della l’iride il sopracciglio vera meno curvato.

Punto B della figura        La fine del sopracciglio per trovarlo non ci sono varianti basta osservare come punto di partenza arco del cupido, angolo della narice e fine dell’occhio.

Punto della figura    La punta della coda del sopracciglio deve trovarsi sempre sopra o adiacente l’asse orizzontale D, mai sotto.

 Punto D della figura     La coda del sopracciglio deve indicare un punto di preciso che può essere il tubercolo del trago o l’incisura intertragica dell’orecchio questo sarà scelto in base alla forma del viso della cliente  

 Esiste un parametro per calcolare la distanza esatta fra le due sopracciglia, possiamo dire che sì. Esiste una regola fondamentata nelle proporzioni del viso ma come regola potrà essere infranta in alcuni casi particolare che saranno abbordati in seguito   



Regola:
  fra le sopracciglia deve essere la distanza di 3 cm circa (Questo calcolo e un analogia della lunghezza dell’occhio umano questo spazio spesso viene chiamato di punto del terzo occhio.)    

 Eccezione alla regola:  nei casi in cui la cliente abbia occhi troppo distanti e base del naso troppo largo se può ridurre questa distanza fra le sopracciglia il contrario se fa se la cliente a occhi troppo vicino e naso troppo lungo 

  Altre regole

  1.    La lunghezza delle sopracciglia non deve essere più grande delle labbra o più piccole del occhio del cliente. 
  2.    lo spessore del sopracciglio deve avere lo stesso spessore del arco del cupido (il solco tra labbra e naso) o del filtro delle labbra.

 Conoscere e rispettare questi parametri danno al professionista di trucco semi permanente o all’estetista, la capacità di ricreare da zero o di correggere sopracciglia asimmetriche, ma soprattutto l’abilità di mantenere la unicità di ogni individuo. 

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I saltimbocca alla romana

Uno dei cavalli di battaglia della cucina romana. Ma l’origine dei saltimbocca alla romana – come spesso accade per molte ricette – è incerta. Oltre alle radici romane, gli è stata attribuita anche un origine bresciana. Quello che sappiamo sicuramente è che Pellegrino Artusi li ha descritti fin dalla fine dell’Ottocento dopo averli assaggiati nella storica trattoria romana “Le Venete” poco prima che cominciassero a servirli in tutte le altre trattorie tipiche della capitale.

Un grande classico, semplice da preparare e dal gusto assicurato. Oggi prepariamo i saltimbocca alla romana, chiamati anche involtini alla romana, sono una ricetta della tradizione capitolina che non ti porta via troppo tempo e che garantisce un pieno di sapore.

La ricetta dei saltimbocca alla romana: involtini squisiti

Come si fanno i saltimbocca alla romana? Con ingredienti buoni e preparazione rapida. Sì perché la ricetta dei saltimbocca alla romana originale è davvero molto semplice. Una soluzione che ti risolve diverse situazioni, che si tratti di una cena con amici o di un pranzo veloce in cui però non si vuole rinunciare al gusto.

Ingredienti saltimbocca alla romana

Questi squisiti involtini alla romana nella ricetta originale si preparano con le fettine di carne di vitello che vengono rivestite con il prosciutto crudo e la salvia (alcuni al posto del prosciutto invece mettono lo speck). La carne viene poi salata e spruzzata col vino bianco e il gioco è fatto.

I saltimbocca!

INGREDIENTI
8 fettine di vitello (500 g)
4 fette prosciutto crudo (100 g circa)
50 g burro
8 foglie salvia
poco vino bianco secco
qb sale

ISTRUZIONI

  1. Con il batticarne appiattire bene la carne di vitello, poi al centro di ogni fettina mettere una foglia di salvia e su questa mezza fetta di prosciutto.
  2. Fissarli alla carne con uno stecchino infilandolo come fosse uno spillo.
  3. In un tegame largo quanto basta per farvi stare le fettine di carne in uno solo strato, mettere il burro, porre il recipiente sul fuoco.
  4. Appena il burro comincerà a soffriggere, sistemare i saltimbocca lasciandoli rosolare da una parte e dall’altra a fiamma viva.
  5. Poi salarli, spruzzarli con poco vino e finire di cuocerli. Basteranno cinque o sei minuti.
  6. Accomodare i saltimbocca sul piatto di portata, mettere nel tegame una cucchiaiata d’acqua, fare bollire il sugo per un minuto, versarlo sulla carne e servire.
  7. Accompagnare con purè di patate o con piselli o con altre verdure al burro.

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La messa in piega

Mettere in piega i capelli significa disporre i legami ad idrogeno della struttura α-elica del capello nel modo desiderato grazie al calore che permette all’acqua di evaporare fissando la struttura α-elica; questo, infatti, permette di dare temporaneamente la forma desiderata alla chioma attraverso la spazzola o i bigodini, appunto, la messa in piega.

messa in piega

Quando i capelli vengono bagnati o vengono a contatto con l’umidità, i legami idrogeno che legano le catene α-elica delle proteine (una struttura tipica della α-cheratina dei capelli) si rompono nuovamente, de-spiralizzando la proteina e facendo quindi allungare i capelli. Questi legami si riformano non appena l’acqua evapora durante il processo di asciugatura; per questo motivo, attraverso la messa in piega possiamo fare in modo che i nuovi legami si riformino nella posizione che desideriamo.

messa in piega

Esistono diversi tipi di messa in piega a seconda del risultato che si desidera ottenere: da una capigliatura riccia ad una liscia. Viene generalmente realizzata attraverso il brushing, ossia attraverso l’utilizzo della spazzola e del phon. Infatti, se desideriamo modificare temporaneamente la forma della nostra chioma, la messa in piega è la tecnica ideale.

messa in piega
CPFP Ivan Rossi Civita Castellana

Per non danneggiare troppo il capello è bene ricordare che il calore danneggia le proteine della cuticola denaturandole. È, perciò, molto importante fare molta attenzione alla temperatura raggiunta degli strumenti utilizzati che non dev’essere troppo elevata. Per questo ragione, prima di procedere, è buona norma tamponare per bene i capelli con l’asciugamano e asciugarli grossolanamente con il phon a distanza. I capelli, all’inizio della messa in piega, devono essere appena umidi. È meglio evitare il brushing sui capelli asciutti poiché questo li rende fragili.

La spazzola

L’uso della spazzola giusta è un altro aspetto di cui tenere conto. Pettini e spazzole di cattiva qualità possono spezzare il cappello, danneggiandolo in maniera meccanica. Le migliori spazzole sono quelle in pelo di cinghiale. Per una messa in piega più efficace, in commercio esistono anche spazzole termo conduttrici: la parte in metallo si surriscalda con l’aria dell’asciugacapelli, permettendo così di fissare meglio la piega desiderata.


messa in piega
CPFP Ivan Rossi Civita Castellana

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Le salse

Le salse sono elementi fondamentali nella preparazione d’innumerevoli piatti; attraverso il loro utilizzo siamo in grado di arricchire, personalizzare, dare un aspetto migliore a tantissime portate. Pur non essendo cibo, né portata autonoma, le salse hanno importanza per lo scopo specifico di condire ed esaltare il gusto delle vivande che accompagnano. Di norma sono preparazioni fluide, o di consistenza cremosa;
il nome di salsa deriva da sale, nella cucina moderna d’oggi si è allargato in modo improprio anche a condimenti per dolci.

La maggioranza delle più grandi salse è di origine francese. La cucina italiana generalmente, punta e ha sempre puntato sul sapore e la qualità degli ingredienti primari (carne, pesce, verdure, aromi). Tranne poche eccezioni nelle salse italiane, meno elaborate, spesso era il sugo rilasciato dalla portata a dettare il gusto finale, l’olio, il pomodoro, il basilico, le erbe aromatiche, per la nostra cucina tradizionale sono ingredienti predominanti nel conferire sapore alle portate stesse.

Un consiglio per le salse calde è quello di aggiungere un po’ di burro in superficie quando le si mantiene riscaldate poiché questo impedirà la formazione superficiale della pellicola.

Classificazione delle salse

Salse Emulsionate
Salse Madri
Salse Derivate dalle Salse Madri
Salse Composte
Salse non Derivate da Salse Madri

Le salse


Salse Emulsionate

Parlando di questo tipo di salse, innanzi tutto, è utile definire un’emulsione.

Un’emulsione è una miscela forzata di 2 liquidi non miscelabili fra loro di cui una di grasso che, anche per differente peso i grassi sono più leggeri dei liquidi, normalmente tendono a dividersi.

Di emulsioni ne esistono di 2 tipi:

Instabili
Stabili

Nelle salse instabili, i componenti con il tempo tendono a scomporsi. Fra le Salse Instabili le più comuni sono la citronette e la vinaigrette.

Salsa Citronette

le salse

Ingredienti

2 parti di succo di limone,
1 parte di olio d’oliva extra vergine,
Sale e pepe.

Al succo di limone aggiungere pepe e sale, mescolando bene sino a che quest’ultimo non è sciolto. Versare l’olio a filo lentamente sbattendo bene con una frusta.

Per la Salsa Vinaigrette basta sostituire il succo di limone con aceto normale o balsamico

Nelle Salse Stabili, fra queste c’è la maionese, è il rosso d’uovo che contiene lecitine che permette la stabilizzazione del composto.

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Filettatura del pesce al guéridon

Abbiamo già visto che il servizio alla russa (o al guéridon) è un servizio molto elegante ed in auge nei ristoranti ed alberghi di alta classe. Il commis porta il piatto di portata, ricoperto dalla cloche, e lo posiziona sul guéridon di servizio accanto ai commensali. Poi, tolta la cloche, il piatto sarà mostrato ai clienti e sistemato sulla scalda vivande del guéridon. Oggi vediamo come si svolge la filettatura del pesce al guéridon!

Filettatura del pesce al guéridon

La filettatura del pesce si effettua normalmente con le posate da pesce, ma si può usare anche la clips.
Con pesci di grandi dimensioni, è necessario l’utilizzo di un coltello seghettato per tagliate lateralmente la dura pelle esterna.
Il risultato qualitativo di una buona filettatura si valuta da più elementi: temperatura, lische, estetica.
Temperatura: è l’elemento più importante. Con il pesce è necessario mantenere la giusta temperatura non solo perché il cliente ha il diritto di mangiare un prodotto ben caldo, ma anche perché, se il pesce si raffredda, l’operazione di filettatura è molto più difficile! Per esempio non si riesce più a staccare la pelle in modo rapido e senza rovinare la carne, le lische laterali si staccano con difficoltà, ecc.
Il pesce è un alimento che si raffredda velocemente, quindi per mantenere una temperatura adeguata la rapidità è indispensabile, così come lo sono accorgimenti tecnici quali piatti e vassoi di portata bollenti, réchaud sotto i vassoi, ecc.
Le lische: poche attenzioni permettono di lavorare meglio e più velocemente. Prima di iniziare a lavorare si deve separare il pesce dal resto degli altri alimenti presenti sul vassoio e, durante il lavoro di filettatura, si separano con cura le lische eliminate dai contorni o dagli altri pesci. Con la filettatura non è sempre possibile eliminare completamente le lische; in alcuni casi, per esempio con i pesci piatti o molto grandi, è abbastanza facile, in altri impossibile. Spesso occorre raggiungere un compromesso: un pesce con meno lische possibile, servito caldo, rapidamente e in modo esteticamente gradevole.
L’estetica è un fattore molto importante. Al termine della lavorazione il piatto deve risultare gradevole, con il pesce ben posizionato e non troppo rovinato.

Per lavorare in modo corretto è fondamentale la collaborazione dello staff di cucina, che deve operare come indicato.

Posizione del pesce: per permettere al cameriere di lavorare inmodo più agevole, il pesce deve essere disposto dalla cucina con la testa a sinistra e il rivolto verso di sé.

Posizione dei cibi: per agevolare il lavoro, i cibi devono essere disposti ben distanti tra loro in vassoi grandi; inoltre i contorni usciranno sempre in vassoi separati.

Nell’illustrazione: caratteri esterni di un pesce – 1. Barbiglio; 2. Opercolo; 3. Pinna pettorale; 4. Pinna ventrale; 5. Pinna anale; 6. Pinna caudale; 7. Linea laterale; 8. Squame; 9. Pinna dorsale.

La sogliola

Filettare la sogliola è relativamente semplice. Le lische interne sono relativamente poche e tutte unite alla lisca centrale. Questo consente una lavorazione rapida ed efficace.
La tecnica usata si adatta anche per gli altri pesci piatti, tipo rombo, razza, passera, ecc. Il cameriere presenta la sogliola al cliente poi, dopo averla appoggiata sul guéridon, inizia a filettarla. Ecco come si procede.

sogliola
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filettatura
CPFP Alberghiera Viterbo

Come funziona il motore a scoppio?

Il motore a scoppio trasforma l’energia rilasciata durante la combustione del carburante in energia meccanica. Dopo aver visto la struttura di un motore auto, esaminiamo il principio di funzionamento che è fondamentalmente lo stesso per qualsiasi motore: il combustibile viene bruciato ad alta pressione come una miscela combustibile-aria infiammabile in un’esplosione. L’improvvisa espansione mette in moto un pistone. Questo movimento viene poi veicolato agli organi di trasmissione del veicolo. Nella maggior parte delle auto, un motore a pistoni alternativi si trova tipicamente sotto il cofano in combinazione con una biella e un albero a gomiti.

motore a scoppio

La camera di combustione di un motore contiene principalmente l’ossigeno dell’aria e il carburante. La miscela carburante-aria può essere costituita da benzina, gas o gasolio finemente nebulizzati. Oltre a questo, nient’altro può entrare nella camera di combustione. Una soluzione di progettazione speciale è il sistema di depurazione dei gas di scarico attraverso la valvola EGR (ricircolo dei gas di scarico): qui i gas di scarico vengono reimmessi nelle camere di combustione per ridurre la temperatura di combustione e quindi le emissioni di ossido di azoto.

Il design a doppia parete dei motori moderni fa sì che altri combustibili si trovino nelle immediate vicinanze delle camere di combustione. Tuttavia, acqua, oli e una miscela carburante-aria troppo “ricca” (cioè troppa benzina o diesel) non devono mai entrare nei cicli di lavoro del motore, in quanto potrebbero causare danni. Il problema si riconosce dal fatto che lo scarico inizia a fumare. Anche la polvere e le altre particelle dell’aria aspirata non devono entrare nel motore, perché entrerebbero nell’olio e causerebbero l’usura del motore.

Cosa succede durante il processo di combustione in un motore?

Esistono due diversi tipi di motori a pistoni: a due tempi e a quattro tempi. Questi si differenziano ancora per i motori a benzina e diesel. La tabella seguente mostra le principali differenze in base al motore a quattro tempi.

 Motore a benzinaMotore diesel
Carburazioneformazione di miscela esterna (eccetto l’iniezione diretta)generazione di miscela interna
Accensione (o ignizione)Accensione a scintilla (candela)Autoaccensione
Compressioneda 8 a 18 bar da 30 a 50 bar 
Temperatura massima in compressioneda 400 a 600 °Cda 700 a 900 °C

I motori a quattro tempi funzionano in quattro fasi:

  1. Aspirazione
  2. Compressione
  3. Funzionamento (accensione/scoppio)
  4. Espulsione

Con il motore a benzina – tranne che per l’iniezione diretta – viene aspirata una miscela carburante-aria e con il motore diesel è aria pura. Ciascuna delle quattro fasi di lavoro si svolge in un unico ciclo (corsa del pistone con movimento verso l’alto e verso il basso, detto anche punto morto superiore e punto morto inferiore). Durante un ciclo di lavoro con i suoi quattro tempi, l’albero motore ruota così due volte. I gas freschi e i gas di scarico sono completamente separati l’uno dall’altro.

 Quattro tempi del motore a benzinaQuattro tempi del motore diesel
(1) aspirazioneLa benzina viene miscelata con l’aria, la valvola di ingresso si apre, il pistone va dal punto morto superiore (PMS) al punto morto inferiore (PMI)La valvola di ingresso si apre, l’aria fluisce all’interno, il pistone va al PMi
(2) CompressioneIl pistone passa dal PMI al PMS, la miscela aria-carburante viene compressa non appena la valvola di ingresso viene chiusaIl pistone sale, l’aria viene compressa non appena la valvola di ingresso viene chiusa, e quindi fortemente riscaldata
(3) Benzina: Ciclo di accensione
Diesel: ciclo di combustione
La miscela aria-benzina viene accesa tramite la candela, il pistone passa da PMS a PMIIl diesel viene iniettato, si accende e il pistone si sposta da PMS a PMI
(4) ScaricoIl pistone va da PMI a PMS e spinge i gas di scarico attraverso la valvola di scaricoIl pistone va da PMI a PMS e spinge i gas di scarico attraverso la valvola di scarico

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Come fare lo shampoo: le regole e i consigli per lavarli nel modo giusto

Come fare bene lo shampoo? Lavare i capelli sembra un gesto facile, in realtà è importante seguire delle semplici regole per avere una chioma perfetta. Ecco tutti i passaggi e i trucchi da conoscere per lavare i capelli in modo corretto!

Lo shampoo è un trattamento di igiene personale che eseguiamo anche più volte a settimana per mantenere puliti i nostri capelli. Di solito lo facciamo in modo automatico: un gesto che ci appartiene ma che non sempre effettuiamo nel modo giusto. Utilizzare la giusta tecnica, eseguendo alla perfezione tutti i passaggi, ci permetterà di avere capelli puliti e splendenti. È importante poi conoscere regole base e piccoli trucchi per una chioma da invidiare. Scopriamo allora come fare lo shampoo nel modo giusto!

Come fare lo shampoo: i passaggi da eseguire per una chioma perfetta

Vediamo allora quali sono i passaggi da eseguire per fare lo shampoo in modo corretto e avere una chioma luminosa e perfetta.

Step 1: Bagnate la testa con l’acqua tiepida per pulire in profondità

La prima cosa da fare è bagnare la testa con acqua tiepida o calda, in grado di detergere profondamente. Evitate l’acqua fredda, che non è efficace per pulire a fondo il cuoio capelluto, ma anche l’acqua bollente, che può irritare la cute rovinando anche i capelli. Una volta bagnata la chioma togliete l’acqua in eccesso prima di applicare lo shampoo.

Step 2: Versate la giusta quantità di shampoo e massaggiate il cuoio capelluto

Versate un’adeguata quantità di shampoo sul palmo della mano: non ne utilizzate troppo, ne basta poco per garantire un’adeguata pulizia del cuio capelluto e dei capelli. Il consiglio è quello di utilizzare una shampoo adatto alla propria tipologia di capelli: grassi, secchi, sfibrati, con forfora ecc…, preferendo prodotti naturali o biologici ed evitando quelli troppo aggressivi. Applicate lo shampoo prima sulle tempie e massaggiate con i polpastrelli, senza utilizzare le unghie, andando verso la parte superiore della testa e arrivando poi alla nuca: il massaggio deve durare almeno 1 minuto. Infine passate lo shampoo sulle lunghezze evitando di strofinare le punte.

Step 3: Risciacquate bene per eliminare ogni traccia di schiuma

Sciacquate i capelli abbondantemente con acqua tiepida fino ad eliminare tutta la schiuma. Per rendere i capelli più morbidi e facili da pettinare utilizzate il balsamo o una maschera, che siano specifici per la votra tipologia di capelli. Applicate il prodotto seguendo le istruzioni indicate sulla confezione rispettando i tempi di posa. Risciacquate e concludete con un ultimo getto di acqua fredda per chiudere le scaglie dei capelli e renderli più brillanti.

Step 4: avvolgeteli in un asciugamano prima di asciugarli

Eliminate l’acqua in eccesso dai capelli avvolgendoli in un asciugamano: tamponateli senza strofinare per evitare di stressarli. Passate ora all’asciugatura all’aria o con il phon, evitando di utilizzare spazzola o pettine sui capelli bagnati, perché potrebbero spezzarsi, e procedete con la piega. Se volete utilizzare la piastra assicuratevi che i capelli siano completamente asciutti e applicate un prodotto specifico per proteggerli dal calore della piasta.

Le regole base per uno shampoo perfetto

Per uno shampoo perfetto è importante conoscere le regole base e piccoli trucchi per capelli più sani, morbidi e luminosi.

Non lavate troppo spesso i capelli: il ritmo ideale è di 2 o 3 volte a settimana. Chi ha i capelli molto grassi potrà fare lo shampoo anche a giorni alterni con prodotti specifici delicati e non aggressivi per il cuoio capelluto. Fate attenzione anche alla dose di shampoo da utilizzare, che va adeguata alla lunghezza dei capelli, alla consistenza e al volume: per capelli lunghi e folti servirà un po’più prodotto, rispetto a una chioma corta. Applicare troppo shampoo, a lungo andare, rovina la capigliatura. Gli esperti consigliano una noce di shampoo grande come una moneta da 2 euro, da applicare partendo dalla radice.

Impacco pre-shampoo per rigenerarli: prima di lavare i capelli applicate, almeno una 1 volta a settimana, un impacco pre-shampoo utilizzando oli naturali come l’olio di Argan, l’olio di oliva, di cocco o l’olio di sesamo, da tenere in posa almeno un paio d’ore prima di fare lo shampoo. Inoltre è importante districare i capelli prima di lavarli, così da prevenire la formazione di nodi.

Passate lo shampoo due volte solo se necessario: quando lavate i capelli fate un solo shampoo, evitando la seconda passata che, invece di garantire una maggiore pulizia, rende i capelli meno brillanti e più appensantiti. Se per la tipologia di capelli dovete fare il secondo shampoo applicate poco prodotto solo alla radice, anche perché si formerà comunque molta schiuma.

Non diluite il prodotto con l’acqua: molti pensano che diluire lo shampoo con l’acqua lo renda meno aggressivo, in realtà tutti i nuovi prodotti sono molto più delicati rispetto al passato e non necessitano di alcuna diluizione.

Utilizzare il balsamo nel modo giusto: evitate di utilizzare un prodotto troppo ricco che potrebbe ungere i capelli e appesantirli. Scegliete un balsamo o conditioner che sia adatto a voi: se i vostri capelli non sono secchi o sfibrati, la soluzione ideale potrebbe essere uno prodotto senza risciacquo, molto più leggero e che renderà la vostra chioma impalpabile e voluminosa.

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I nostri allievi ci spiegano come fare La messa in piega!

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Le attrezzature di sala – Arredamento

Provvedere alla sistemazione delle sale e dei tavoli, utilizzare in modo adeguato le apparecchiature, riassettare l’ambiente di lavoro e controllare il materiale impiegato per il servizio ai clienti. Per svolgere con professionalità questi compiti, è necessario che il cameriere conosca caratteristiche e usi delle diverse attrezzature di sala.

L’arredamento di sala

Panadora o consolle

Funzione: serve per il deposito e la mise en place di una o più stazioni di servizio o ranghi, in modo che il cameriere abbia subito a portata di mano gli oggetti mancanti, che necessitano per il servizio

Per stazione di servizio si intende una piccola parte della sala ristorante, composta di 5-7 tavoli (15-20 clienti) e chiamata anche rango. Il numero dei tavoli varia in funzione della qualità del servizio che si vuole dare.

Descrizione: mobile con ripiani chiusi e a vista, cassettone per la biancheria sporca, scomparti per le posate.

Tavolo di servizio

Funzione: le stesse della panadora
Descrizione: posto ai lati della sala, lo spazio disponibile è inferiore a quello della panadora

Il tavolo va sbarazzato ogni sera e riordinato prima di ogni servizio.

Guéridon

Funzione:
serve da appoggio per lo svolgimento del servizio, in particolare durante il servizio al guéridon
Descrizione: piccolo tavolo rettangolare o quadrato a quattro, due o senza ruote

Carrello

Funzione:
– fare da appoggio per lo svolgimento del servizio e per la preparazione e lo sbarazzo dei tavoli
– trasportare materiale e cibi
Descrizione: di dimensioni maggiori del guéridon, possono essere forniti di elemento riscaldante o refrigerante

Carrelli con funzioni specifiche

Servizio degli antipasti
Servizio degli arrosti
Servizio dei bolliti
Servizio delle insalate
Servizio dei formaggi

Vetrina

Funzione:
– esibire gli alimenti pronti al consumo, in modo da stimolare l’appetito e facilitare la scelta del cliente
Descrizione: montata su ruote, con vetro di protezione delle vivande, può essere dotata di un impianto refrigerante.

Scaldavivande o réchaud a candela o elettrico

Funzione: mantenere caldi i cibi, in particolare nel servizio al guéridon e nei buffet caldi
Descrizione: lo scaldavivande elettrico è una sorta di parallelepipedo di altezza varia, con ripiani per i vassoi; lo scaldavivande a candela ha un solo ripiano

Scaldavivande o réchaud ad alcool o a gas

Funzione:
– fonduta
– fiammeggiare al tavolo
Descrizione: sono regolabili con maggior precisione

Scaldapiatti

Funzione:
Descrizione:
 da 25 o 45 piatti, sono contenitori a parallelepipedo che possono essere montati su ruote

Chafing dish

Funzione:
– tenere in caldo i cibi caldi (riempendo la base di acqua e riscaldandola)
– mantenere freschi cibi e bevande fredde (riempendo la base di ghiaccio)
Descrizione: base per acqua o ghiaccio, serpentina elettrica con termostato, due bruciatori ad alcool per mantenere calda l’acqua mentre l’apparecchio è in sala, coperchio normale o a scomparsa.

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Il Make Up, laboratorio in classe

Abbiamo visto come trasformare il trucco da giorno in trucco da sera, con una Masterclass sul Make Up, e l’abbiamo fatto eseguire alle nostre studentesse durante un laboratorio di pratica in classe.

SheilaSheila
Sheila

La professione del make-up professionist richiede molte attenzioni sia dal punto di vista igienico che organizzativo.

Non a tutti risulta gradevole essere toccati in viso, per questo è opportuno assumere un atteggiamento non invadente limitando il più possibile l’uso dei polpastrelli sul viso della modella evitando movimenti bruschi soprattutto intorno agli occhi ed evitando di appoggiare le proprie mani sui capelli.

Prima di iniziare un trucco è necessario:

  1. pulirsi sempre le mani (anche con una salvietta umidificata).
  2. pulire i pennelli con lo specifico pulitore.
  3. usare spugnette per fondotinta e piumini per la cipria sempre puliti senza residui di prodotto.
  4. evitare di soffiare sui piumini o pennelli per rimuovere eccesso di prodotto, basterà stemperare gli eccessi di prodotto sul dorso della propria mano o su una velina.
  5. Mantenere il piano di lavoro sempre ordinato e pulito.

Per realizzare un make-up pulito,luminoso e duraturo, è necessario rispettare un ordine ben preciso di applicazione dei cosmetici.
Per questo motivo è necessario suddividere il make-up in fasi.

  • make up
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PREPARAZIONE DI BASE E IL FONDOTINTA

  1. Scelta delle luci e dell’ambiente lavorativo.
  2. Sedia alta e comoda per la nostra modella e per una visione ottimale del viso.
  3. Analisi delle sopracciglia ed eventuale depilazione.
  4. Analisi della pelle.
  5. Pulizia e detersione della pelle per rimuovere eventuali residui di trucco, crema o sebo.
  6. Applicazione di siero (magic secret) effetto lifting (occasionale per un effetto tensore e per aumentare le tenuta del trucco)
  7. Applicazione del primer viso e primer occhi.
  8. Scelta e applicazione del fondotinta.
  9. Scelta e applicazione del copriocchiaie*.
  10. Correzione delle imperfezioni cutanee (macchie e brufoletti)
  11. Eventuali ombreggiature e punti luce (nel caso di un contouring leggero o correttivo).
  12. Applicazione blush in crema.
  13. Fissaggio con polvere di riso o FIX-UP IN POLVERE.

OCCHI-BLUSH-BOCCA

  1. Eventuale depilazione e/o ricostruzione delle sopracciglia (kit sopracciglia cinecittà)**
  2. Preparazione della palpebra superiore con una piccola quantità di fondotina e se è necessario, anche correttore fluido lifting.
  3. Applicazione della matita occhi lungo la rima ciliare , sfumare successivamente con pennello tecnico.
  4. Fissaggio con polvere di riso della sfumatura della matita.
  5. Applicazione matita sulla palpebra inferiore, sfumare con pennello e fissare con polvere di riso.
  6. Applicazione degli ombretti su palpebra superiore ed inferiore (ombretti chiari, poi intermedi ed infine ombretti scuri).
  7. Applicazione eye-liner gel o automatico.
  8. Curvatura delle ciglia (facoltativo).
  9. Applicazione del mascara.
  10. Applicazione eventuali ciglia finte o LASH EXTENDER (infoltitore ciglia a base di fibre naturali).
  11. Controllo delle sopracciglia.
  12. Applicazione blush e/o terre.
  13. Disegno del contorno labbra con matita labbra (non sempre necessario)
  14. Fissaggio matita labbra con polvere di riso (asportare poi l’eccesso)
  15. Applicazione rossetto e/o lip gloss.
  16. Fissaggio finale con FIX-UP SPRAY.

ECCEZIONI:

Il mascara va applicato dopo gli ombretti per evitare che gli stessi ombretti, cadendo, possano sporcare le ciglia ormai già truccate di mascara. In certi casi, applicando il mascara prima degli ombretti si ottiene un risultato molto gradevole e si eviterà così un appesantimento del trucco degli occhi con eccessivo uso di ombretti. Inoltre le ciglia già truccate con mascara ci guideranno automaticamente su come l’occhio desidera essere truccato.

CORRETTORE PRIMA O DOPO IL FONDOTINTA?

Altra eccezione è per il correttore, che può essere applicato sia prima che dopo il fondotinta a seconda dell’entità dell’inestetismo; è importante però che il colore che usiamo si fonda sempre con il fondotinta in modo da non creare particolari e sgradevoli differenze di tono tra i due cosmetici.

RIDISEGNARE LE SOPRACCIGLIA

Se le sopracciglia sono state troppo depilate,può essere opportuno ridisegnare le sopracciglia nel modo più armonioso (un giusta arcata sopraccigliare sarà un ottima guida per la realizzazione del make-up).

PRIMA OCCHI O LABBRA?

Per una buona pulizia del trucco, di solito si trucca dall’alto verso il basso (in modo da pulire eventuali eccessi di prodotto) secondo questo ordine: occhi, fard e boccaocchini caso di occhi piccoli e difficili da truccare, è consigliabile truccare prima le labbra e guance! Il risultato sarà comunque molto gradevole per poi procedere con il trucco degli occhi che richiederà interventi molto minimi.

PRIMA I PRODOTTI CREMOSI E POI I PRODOTTI POLVEROSI

Regola importante: applicare prima tutti i prodotti a base cremosa (fondotinta colati stick fluidi liquidi, correttori, blush in crema, matite occhi, matite labbra) e poi tutti i prodotti a base polverosa ( polvere di riso, cipria in polvere o compatta, ombretti e fard). Se per errore dovessimo applicare un prodotto cremoso dopo un prodotto polveroso, otterremo uno sgradevole effetto di stratificazione ed appesantimento ( ad es. ritocchi di fondotinta e correttori dopo l’applicazione della polvere di riso), inoltre è molto difficile che una matita (cremosa) possa scrivere su una zona dove è stata applicata precedentemente una polvere. Applicheremo quindi le nostre polveri solo quando siamo sicuri del lavoro che abbiamo svolto con i prodotti cremosi.

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  • Se vuoi diventare Estetista, leggi qui.
  • Leggi i 5 step del make up base qui.
  • Come avere sopracciglia perfette qui.

Struttura del motore auto

In precedenza abbiamo analizzato come è fatto un motore auto, ma è bene sapere che oltre alle differenti tipologie di motore, a due tempi, a quattro tempi, ad otto tempi o elettrico, è possibile scorgere, nella struttura del motore, delle differenze anche per quel che riguarda la disposizione.

Questa, infatti, può essere longitudinale cioè quando il motore è disposto perpendicolarmente all’albero finale di rotazione che aziona o più in generale è parallelamente/assialmente allo spostamento lineare generato da esso, oppure trasversale, cioè quando il motore è disposto parallelamente all’albero finale di rotazione che aziona o più in generale è perpendicolare allo spostamento lineare generato.

Parti del motore auto

Se prima abbiamo descritto alcune componenti del motore auto racchiuse all’interno del blocco motore, quali cilindri, basamento, testata ed albero motore, è bene evidenziare come per il corretto funzionamento dello stesso siano necessari anche liquidi di lubrificazione e refrigeranti per evitare che l’attrito delle componenti produca danni irreparabili e per tenere sotto controllo le temperature di esercizio.

Sono presenti quindi dei condotti che consentono la circolazione dell’acqua per il raffreddamento ed il carter, cioè  il componente dove si deposita l’olio che permette di lubrificare l’albero, i pistoni, le bielle ed altri componenti mobili del motore. Infine il motore auto vede la presenza di numerosi filtri per aria, benzina e olio, utili ad evitare che eventuali impurità possano contaminare il motore pregiudicandone la funzionalità.

Come funziona un motore  benzina

motore a benzina
motore a benzina 4 tempi

Il funzionamento di un motore benzina è regolato da 4 fasi: aspirazione, compressione, espansione e scarico. Con la prima Il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina, mentre con la seconda il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla e si avvia la fase di combustione.

Con la terza fase la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con la quarta inizia la fase di scarico dei gas combusti attraverso le valvole ed il pistone inverte nuovamente la sua corsa spostandosi verso il punto morto superiore.

Come funziona un motore  diesel

motore diesel
motore diesel

Rispetto al motore benzina, dove l’accensione della miscela aria – combustibile avviene per mezzo di una scintilla, nei motori diesel questa accensione avviene spontaneamente per via dell’elevata temperatura dell’aria compressa dal pistone. Nello specifico le fasi del ciclo diesel sono: aspirazione, compressione, iniezione e scarico.

Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fasi di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda.

Nella terza fase abbiamo un iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  La quarta fase vede la fuoriuscita dei gas combusti dal motore tramite la valvola di scarico grazie alla risalita del pistone.

Come funziona un motore  elettrico

motore auto elettrica
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Tutti i costruttori si sono ormai orientati verso la produzione di vetture dotate di motore elettrico così da rispettare le sempre più stringenti normative in materia di emissioni. Per il suo funzionamento viene utilizzata l’energia elettrica accumulata dalla batteria che, successivamente, viene trasformata in energia meccanica necessaria a far muovere la vettura.

L’energia elettrica accumulata dalla batteria viene trasferita al motore elettrico grazie all’inverter, cioè un dispositivo trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria e la stessa identica funzione si attiva in fase di frenata.

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